L’arte può redimere l’uomo?

Mi chiedevo se un’opera d’arte può essere uno strumento di redenzione. Insomma, uno fa un sacco di cose orribili, ma poi ecco che ti esce fuori con un capolavoro. Dio considera questo capolavoro sufficiente alla redenzione? Vai a sapere. Se Hitler, mi chiedevo, dopo tutto quello che aveva fatto, fosse saltato fuori con un’opera d’arte eccezionale, dello stesso livello della Cappella Sistina, il padre eterno gli avrebbe potuto concedere qualche sconto di pena? La mia risposta era no. L’arte non ha questo potere sovrannaturale. L’arte è fatta per gli uomini, a Dio dell’arte non frega nulla.

(Maurizio Cattelan, in Francesco BonamiMaurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata, Mondadori, collezione “Strade Blu”, 1a ediz.2011, pag.107.)

6 pensieri su “L’arte può redimere l’uomo?”

  1. Non lo so… credo che a dio piaccia che ognuno viva fino in fondo la propria esistenza… il giudizio presumo appartenga a noi, sia quello nei confronti di noi stessi che quello diretto al prossimo… di conseguenza anche le responsabilità delle nostre azioni sono sempre personali, nel bene e nel male…

    1. …Oppure a Dio, che (supponendo la sua esistenza) in quanto tale avrà ben altri pensieri a cui pensare, non è che interessi più di tanto cosa combiniamo noi piccoli mortali! Comunque concordo con te: noi siamo ciò che facciamo, e dobbiamo (dovremmo) essere sempre in grado di capire quel che facciamo, ben prima che altri lo facciano. Ecco, forse questa capacità di giudizio non l’abbiamo così sviluppata, quando invece converrebbe che l’avessimo, a noi e al prossimo.
      Grazie per le tue osservazioni, Elena! 🙂

      1. rendersi conto degli effetti delle nostre azioni a volte non è possibile; occorre sperimentare, prima. In fin dei conti siamo come i bambini e non smettiamo mai di crescere… o meglio, non dovremmo mai smettere. Ed è per questo che il giudizio, in generale, non dovrebbe proprio esistere in noi; dovremmo invece concentrarci su noi stessi, sulle strade a noi più congeniali per migliorarci. Se tutti facessimo questo, non ci sarebbe la necessità di giudicare l’altro, perché ognuno è giudice di se stesso; e se lo facessimo bene, non ci sarebbe nemmeno bisogno di giudicare noi stessi, perché non è utile e, anzi, è sempre dannoso.

  2. Bellissime riflessioni queste tue, Elena. Condivido in pieno quanto scrivi, e forse la via da seguire è quella tanto semplice e banale eppure a suo modo difficile che indichi: restare bambini, non smettere mai di crescere e di imparare, togliendo di mezzo tutte quelle sovrastrutture mentali che condizionano ogni cosa che facciamo anche attraverso il relativo giudizio (quasi sempre calato e imposto dall’alto, nel principio).
    Grazie a te di cuore! 🙂

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