Alek Popov, “I cani volano basso”

cop-i-cani-volano-bassoAaaah, il sogno americano! Quella chimera così scintillante, forte, entusiasmante… o deleteria, nociva, appestante – certo, dipende da che punto si osserva la questione e con quali lenti… Di sicuro non serve rimarcare quanto l’America, dal dopoguerra in poi, sia diventata non solo la guida politico-economica (e militare, ahinoi) del mondo occidentale, ma anche una sorta di eden da imitare nel modo più assoluto e assolutista possibile oppure, meglio ancora, da raggiungere. E se ciò è stato valido (e lo è ancora, sotto molti aspetti) per noi europei dell’Ovest, figuriamoci quanto lo potesse essere, in modo ben più terremotante, per gli europei orientali soggiogati fino a poco più di due decenni fa dai regimi di matrice sovietico-comunista! Un sogno, una chimera, un’utopia di libertà e di benessere che pareva appartenere ad un’altra galassia, per quei popoli. Poi la storia ha fatto il suo corso, la cortina di ferro si è fusa, l’America è tornata ad essere parte dello stesso pianeta comune e, insieme a tanti altri, i fratelli Banov, Ned e Ango, possono coronare il loro sogno a stelle e strisce – sempre che di sogno si tratti veramente…
Sono loro, Ned e Ango Banov, due fratelli bulgari assai diversi tra di loro nel carattere ma assai meno negli intenti, i protagonisti del romanzo di Alek Popov I cani volano basso (Keller Editore, 2013, traduzione di Sibylle Kirchbach), che negli USA vi giungono sulle orme, anzi, sulle ceneri del padre, ricercatore universitario emigrato oltre oceano e mai più tornato a casa se non, appunto, da deceduto e cremato…

popov1Leggete la recensione completa di I cani volano basso cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 10a puntata della stagione 2015/2016 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 22 febbraio duemila16, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #10 dell’anno XII di RADIO THULE intitolata “Romanzo di menta, di fiume e di altre cose semplici”. Romanzo, già, di una delle più interessanti e intriganti giovani scrittrici in circolazione, fautrice di una letteratura di taglio contemporaneo che scaturisce direttamente da quella classica, e La Menta e il fiume. Il Destino delle cose semplici è appunto la sua ultima opera edita. Ospite di questa puntata di RADIO THULE è Miriam Terruzzi: con lei viaggeremo tra le pagine del nuovo libro scoprendone la storia e l’essenza, ma vagheremo pure tutt’intorno la letteratura contemporanea oltre che, naturalmente, nel mondo letterario personale dell’autrice.

10403319_10203700129119012_6853089853033190971_nDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
http://myradiostream.com/rciradio (128 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus).
– Player Android: Google Play

Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Promuovere il futuro e tutelare il passato – per vivere al meglio il presente (“Commissione dei Settantacinque” dixit)

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Sì, è l’articolo 8 della Costituzione Italiana, redatta durante il 1946 dalla cosiddetta Commissione dei Settantacinque, creata ad Costituzione_della_Repubblica_Italianahoc dall’Assemblea Costituente per stendere il testo della legge fondamentale dello stato italiano e composta da quelli che poi sono stati definiti i Padri Costituenti.
Un articolo che, nella sua brevità, sancisce un obiettivo ineluttabile – anzi, due – per qualsiasi società che voglia mantenersi in costante evoluzione: la promozione del futuro e dei suoi elementi basilari, la cultura e la scienza, e tutelare il passato ovvero ciò che nel presente crea retaggio, memoria, testimonianza – il paesaggio, la storia, l’arte nazionale, non a caso tutti elementi culturali.
Avevano insomma compreso e sancito, i Padri Costituenti, che per vivere e governare al meglio il presente occorre avere piena coscienza e conoscenza del passato e, nel contempo, progettare continuamente il futuro ovvero sviluppare le idee che, concepite oggi, si realizzeranno domani.
Ecco. Ora vi chiedo: pensate che quell’articolo 8 della Costituzione della Repubblica Italiana sia messo in atto?
Beh, io credo di no. In nessuno dei suoi proponimenti.
E credo di conseguenza che questa mancanza imperdonabile – dato che colpisce l’essenza fondamentale di una nazione, quella culturale in senso generale (danneggiando di rimando pure la sostanza di essa, ovvero la quotidianità pratica) – spieghi in modo a dir poco lampante e per molti dei suoi aspetti lo stato in cui versa l’Italia contemporanea.
Ed è una mancanza assolutamente voluta, non mi stancherò mai di ribadirlo.

P.S.: cliccate sull’immagine della copertina originale della Costituzione per leggerne il testo integrale.

Paolo Nori, “Siamo buoni se siamo buoni”

cop_siamo-buoniPaolo Nori ha uno dei più bei siti web “da scrittori” che ci siano. “Embè?”, direte voi. Embè, dico io, è soprattutto da lì, oltre che da qualche amicizia comune, che in origine ho conosciuto lo scrittore parmense, prima che le sue opere edite. Il suo sito – più un blog, a dire il vero – è semplice, lineare, quasi minimale, eppure sempre arricchito (dallo stesso Nori, ovviamente) di cose interessanti e mai banali. Non è poco, e ancor più è alquanto significativo nonché, se così posso dire, identificante di quel piccolo/grande mondo a sé che, a ben vedere, Paolo Nori è.
O Ermanno Baistrocchi, è… ovvero il protagonista di Siamo buoni se siamo buoni (Marcos y Marcos, Milano, 2014), romanzo nel quale Nori si trasfigura (ma nemmeno troppo, mi pare di capire) in quel protagonista, che è un ex editore che scrive un libro intitolato La banda del formaggio (in verità è un altro romanzo di Nori) da pubblicare solo dopo il suo eventuale decesso ma che poi subisce un grave incidente (come Nori nella realtà, guarda caso!) così che tale Salvarani, che compra la casa editrice del suddetto Baistrocchi, pubblica il libro sotto altro nome dato che l’autore è dato ormai per morto e ne ricava un gran successo, senonché l’autore stesso inaspettatamente si risveglia e…

(Photo courtesy: Manuela Bersotti)
(Photo courtesy: Manuela Bersotti)
Leggete la recensione completa di Siamo buoni se siamo buoni cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Interazioni tra pratiche culturali e ambiti sociali contemporanei, nel quinto volume (gratuito) di Critical Grounds

Critical_05-1024x684Il quinto volume di Critical Grounds, “Le parole, le pratiche, la cittadinanza“, contiene gli atti del convegno a cura di Michele Dantini e Debora Spini tenutosi il 24 ottobre 2014 presso Villa Le Balze a Fiesole, sede della Georgetown University: è un’occasione importante per riflettere sulla relazione che le “Humanities” (ovvero le discipline umanistiche) intrattengono oggi con la sfera pubblica. Il volume contiene contributi di: Christian Caliandro, Manuel Anselmi, Rino Genovese, Marco Solinas, Debora Spini, Michele Dantini e Emanuele Pellegrini, e rappresenta una lettura assolutamente interessante per chiunque voglia capirci qualcosa di più circa l’interazione tra pratiche culturali e ambiti sociali contemporanei – un’interazione fondamentale, inutile rimarcarlo.
Last but non least, il volume è liberamente scaricabile dal web – cliccate sull’immagine lì sopra e lo potrete scaricare subito. Critical Grounds, infatti, nasce dal desiderio di mettere in rete libri di pregio e di grande interesse culturale in formato elettronico open source. È uno scaffale che, assieme alla ripubblicazione di saggi irreperibili o dimenticati, diffonde le voci della scena critica internazionale per offrire, ad ampio raggio, uno sguardo sul panorama culturologico contemporaneo. Accanto a questo programma, Critical Grounds propone inoltre libri d’artista, nuovi autori e nuove voci della narrativa per condividere con i suoi autori e i suoi lettori un’ampia scelta di ipotesi, di orientamenti, di disegni sull’area creativa del prossimo futuro.

Riguardo a questo quinto volume di Critical Grounds Christian Caliandro, che ne è il direttore, scrive: «L’approccio di questo discorso è fortemente interdisciplinare: i relatori infatti si occupano di sociologia, storia dell’arte, estetica, teoria politica e sociale, filosofia politica. Sono linguaggi e attrezzature diverse e lontane, per le quali è necessario oggi costruire punti di incontro, piattaforme comuni, sistemi di traduzione e comunicazione reciproca: secondo la convinzione dei due curatori, è necessario adottare un approccio ricco e composito per elaborare un modello interpretativo efficace del presente, e per fuoriuscire da ciò che Michele Dantini chiama «la separatezza degli studi antiquari». L’obiettivo è sempre e comunque quello di una ritrovata responsabilità civile delle scienze umane. Sempre nel suo intervento – a proposito dell’obbligatoria apertura che deve caratterizzarle rispetto al «fuori», alla realtà in cui esse sono immerse – Dantini chiarisce: «Una più viva amicizia tra filologia e (contro-)informazione dischiude opportunità che le discipline umanistiche dovrebbero affrettarsi a cogliere. All’indagine specialistica confinata in un remoto passato possiamo affiancare il saggio-inchiesta su argomenti di attualità, ancora sprovvisti di bibliografia; o l’invenzione di nuovi ‘oggetti’ disciplinari posti all’intersezione di più ambiti di ricerca. Intesa come conversazione portata in pubblico, la storia dell’arte non ha necessità di cercare rifugio esclusivo tra le pagine a stampa della rivista specialistica. Dialoga invece con la critica sociale e l’antropologia culturale sul piano dell’‘osservazione partecipante’».
E Debora Spini aggiunge: «[Il] legame fra teoria critica e critica estetica sembra se non interrotto quanto meno indebolito; per rivitalizzarlo è necessario però un lavoro di riconcettualizzazione e di rinnovamento della categorie, a partire dalla ricomprensione dell’arte come forma di linguaggio sociale, da cui consegue che le pratiche dell’arte (la sua produzione, la sua fruizione) possano legittimamente comprendersi come ‘pratiche di cittadinanza’. Questo compito di riconcettualizzazione è tutt’altro che immediato. […] La mia tesi è che il legame fra fruizione/produzione (pratica) riflessiva dell’arte e critica sociale non solo continui ad esistere, ma diventi ancora più rilevante in questo particolare contesto di tramonto della modernità; ritengo cioè che la lettura della fenomenologia del tempo presente ci siano elementi più che sufficienti a corroborare la validità dell’esperimento tentato insieme e testimoniato in questa raccolta di saggi.»

Ribadisco: cliccate sull’immagine lì sopra e potrete effettuare il download del volume immediatamente e aggratis. Approfittatene subito, insomma.