Promuovere il futuro e tutelare il passato – per vivere al meglio il presente (“Commissione dei Settantacinque” dixit)

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Sì, è l’articolo 8 della Costituzione Italiana, redatta durante il 1946 dalla cosiddetta Commissione dei Settantacinque, creata ad Costituzione_della_Repubblica_Italianahoc dall’Assemblea Costituente per stendere il testo della legge fondamentale dello stato italiano e composta da quelli che poi sono stati definiti i Padri Costituenti.
Un articolo che, nella sua brevità, sancisce un obiettivo ineluttabile – anzi, due – per qualsiasi società che voglia mantenersi in costante evoluzione: la promozione del futuro e dei suoi elementi basilari, la cultura e la scienza, e tutelare il passato ovvero ciò che nel presente crea retaggio, memoria, testimonianza – il paesaggio, la storia, l’arte nazionale, non a caso tutti elementi culturali.
Avevano insomma compreso e sancito, i Padri Costituenti, che per vivere e governare al meglio il presente occorre avere piena coscienza e conoscenza del passato e, nel contempo, progettare continuamente il futuro ovvero sviluppare le idee che, concepite oggi, si realizzeranno domani.
Ecco. Ora vi chiedo: pensate che quell’articolo 8 della Costituzione della Repubblica Italiana sia messo in atto?
Beh, io credo di no. In nessuno dei suoi proponimenti.
E credo di conseguenza che questa mancanza imperdonabile – dato che colpisce l’essenza fondamentale di una nazione, quella culturale in senso generale (danneggiando di rimando pure la sostanza di essa, ovvero la quotidianità pratica) – spieghi in modo a dir poco lampante e per molti dei suoi aspetti lo stato in cui versa l’Italia contemporanea.
Ed è una mancanza assolutamente voluta, non mi stancherò mai di ribadirlo.

P.S.: cliccate sull’immagine della copertina originale della Costituzione per leggerne il testo integrale.

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One thought on “Promuovere il futuro e tutelare il passato – per vivere al meglio il presente (“Commissione dei Settantacinque” dixit)”

  1. Qui la pecca è doppia perchè nessuno dei propositi suddetti, che non sarebbero dovuti rimanere dei propositi, sono stati mantenuti. Che la Repubblica non promuova lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica lo vediamo tutti i giorni. Tante menti brillati scappano a gambe levate e vanno a lavorare all’estero e a dare contributo ad altri Paesi che li apprezzano. Poi però, lo stato italiano (volutamente in minuscolo) si sente in diritto e in dovere di dire, alla Mike Buongiorno o alla Pippo Baudo, fai un po’ te, “quella persona l’ho scoperta io” oppure “quel ricercatore è, modestamente, italiano”. E a quel punto l’insurrezione (per dirla in maniera civile) di tali cervelli ci sta tutta.
    Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione? Dov’è, scusa che non l’ho vista?
    Ma andiamo con ordine. La tutela del paesaggio doveva avvenire a monte, non solo nel fare delle leggi ad hoc ma soprattutto nel metterle in pratica, in esecuzione. E non “lasciamo che si compia l’inverosimile e poi saniamo”. Dagli anni ’50, se non addirittura prima, il paesaggio è stato costantemente violentato. Adesso, le sanatorie di ogni genere sono come dare a un malato terminale una medicina ad effetto placebo: cioè facciamo finta di curarti ma sappiamo che schiatterai a breve. E il nostro patrimonio paesaggistico e ambientale sta letteralmente franando. Pensiamo a tutti i dissesti causati dalle cattive progettazioni e realizzazioni di opere pubbliche e private che si innestano nella natura prepotentemente senza rispettarla e poi si grida alla tragedia (vedi http://www.meteoweb.eu/2013/11/il-dissesto-idrogeologico-in-italia-i-perche-di-una-tragica-lista-di-eventi-che-non-ha-mai-fine/240450/).
    Sulla tutela del patrimonio storico e artistico stendo un velo pietoso in quanto l’Italia è uno dei maggiori Paesi con più patrimonio in tal senso ma è quello che meno investe nella sua promozione e tutela. Potremmo vivere solo di turismo, di proventi provenienti dalle gallerie d’arte statali e dai musei. Ma è più facile assecondare l’ignoranza e poi direi “Eh peccato!”
    Che poi la responsabilità è sempre del governo precedente vero? 😉
    Scusa se mi sono dilungata ma è un argomento che mi preme e mi fa andare la bile in circolo :)))

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