I libri bruciano ancora

Dare fuoco a una libreria – come è successo nuovamente a “La Pecora Elettrica” di Roma – è uno degli atti più vili e spregevoli in assoluto, qualsiasi sia il movente. Mi viene da equipararlo al crimine nei confronti di chiunque sia indifeso e inerme, e nel principio è un crimine contro la civiltà umana. Perché i libri sono “armi” potenti contro l’ignoranza in ogni sua forma, sì, ma armi che non possono difendere se stesse: la loro difesa sta nella libertà di pensiero e di espressione di cui sono simbolo, appunto, ma è una virtù che – inutile dirlo – ancora oggi alcuni non sanno più comprendere e accettare, nonostante la storia presenti numerosi precedenti infami ed emblematici.

Ribadisco: ciò vale qualsiasi sia il movente, politico, ideologico (la stessa sorte è toccata in passato anche a librerie di opposta ispirazione politica), funzionale al crimine o che altro. Chi ne è il responsabile va sbattuto in galera per diverso tempo e condannato a leggere libri, anche con la forza. Che poi così gli si farebbe un gran regalo, in effetti.

Un pezzo di Italia al di là del Gottardo

(Immagine tratta da https://twitter.com/Rigi_CH)

Da Lucerna ad Erstfeld, ma sostanzialmente potremmo dire da Lucerna ad Amsteg, attraversiamo un paesaggio che non rivela la benché minima traccia di quella che sarà poi l’impervia zona del Gottardo. Anzi, dal punto di vista climatico, e quindi anche dal punto di vista della vegetazione, la zona tra Lucerna e Amsteg ha pochi paragoni nella Svizzera tedesca. Si potrebbe quasi dire che si tratta di un pezzo di Italia scaraventato al di là del Gottardo. Certo, non proprio l’Italia vera e propria, però qualcosa di affine.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.36; orig. Der Gotthard, 1897.)

P.S.: e se non credete che la zona di Lucerna, cuore del cuore di Svizzera, sia ben più mediterranea di quanto si potrebbe credere, provate a leggere questo libro!

Strettamente uniti

Una cosa è certa: noi svizzeri dobbiamo unirci più strettamente. Per farlo, dobbiamo capirci meglio, e per capirci meglio dobbiamo anzitutto imparare a conoscerci a vicenda. Cosa conosciamo noi della Svizzera francese, della sua letteratura e della sua stampa? Su questo punto, ciascuno deve rispondere a se stesso.

(Carl SpittelerIl nostro punto di vista svizzero. Discorso sulla neutralità, in Il GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.239; orig. 1915.)

In poche e significative parole, peraltro enunciate più di un secolo fa, Carl Spitteler indica per la sua Svizzera una dote fondamentale che invece all’Italia è sempre mancata e continua (continuerà) a mancare. Anche così la Confederazione, piccolo/grande miracolo culturale, sociale e sociologico, ha costruito la sua forza e la capacità contemporanea di primeggiare in molteplici campi, materiali e immateriali; per il motivo uguale e contrario l’Italia è ferma a quelle celeberrime parole del Metternich e allo stato di mera «espressione geografica», incapace di andare oltre perché, sostanzialmente, priva di identità culturale e dunque di una “società” che possa definirsi autenticamente tale, realmente viva e vitale. Per la gioia di innumerevoli parassiti – autoctoni, soprattutto.

Let’s visit Bergamo!

Attenzione, post leggermente campanilista.
Sì, perché da bergamasco, pure al di là del recente articolo assai elogiativo che le ha dedicato il “Daily Mail” (e che, detto tra noi, mi suona un po’ di marchetta reciproca con British Airways, che da poco ha inaugurato dei voli diretti sull’aeroporto locale), non posso che rimarcare quanto Bergamo, soprattutto la Città Alta, sia un vero e proprio gioiello. Bellissima, affascinante, accogliente; non più bella di altre città – non è una banale questione di graduatorie, ogni città ha la propria bellezza così come ha il proprio Genius Loci – semmai a suo modo unica.

Ecco: al di là del personale campanilismo, che vale quel che vale ovvero forse nulla, vi consiglio di visitare Bergamo, se non ci siete mai stati. Merita, ve lo assicuro.

P.S.: qui il sito “BergamoNews” ha riferito dell’articolo del “Daily Mail” e ne offre la traduzione, per chi non conosca l’inglese. L’immagine in testa al post è mia, sì.