Ieri sera, al Filandone di Martinengo

Ringrazio di cuore i presenti alla serata di ieri sera al meraviglioso Filandone di Martinengo nella quale Francesco Garolfi e io abbiamo riproposto TALLINN BLUES, la performance musical-letteraria incentrata sul mio libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano (Historica Edizioni). Leggere alcuni brani del libro accompagnato dalla mirabile arte musicale di Garolfi in un luogo così speciale è stata un’esperienza assolutamente forte, che mi auguro di poter ripetere ancora, nel prossimo futuro. E già stiamo pensando al come riproporla…

Ringrazio di cuore anche Emanuela Zappalalio, attiva e sensibile responsabile della Biblioteca di Martinengo, che ha reso possibile l’evento (alcune delle foto lì sopra sono sue), e l’Officina Culturale Alpes con la sua presidente Cristina Busin, con la quale io e Francesco a vario titolo collaboriamo, per averci “costruito intorno” questa bella serata – nonché per alcune altre foto della galleria pubblicata.

Alla prossima! 😉

Questa sera a Martinengo… TALLINN BLUES!

Questa sera alle 20.45, al Filandone di Martinengo, avrò il piacere di riproporre insieme al mirabile Francesco Garolfi TALLINN BLUES, la performance musical-letteraria incentrata sul mio libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano (Historica Edizioni). Vi guideremo attraverso il cuore di una delle città più belle e particolari d’Europa, che diventa emblema dell’essenza del concetto di “viaggio” e dell’idea di “meta”, accompagnati da letture scelte del libro e dalle affascinanti note della chitarra di Garolfi. Il tutto in uno dei più bei luoghi recuperati alla cultura in Lombardia (e non solo): il Filandone di Martinengo.

Dunque vi aspettiamo, stasera a Martinengo, e vi assicuriamo che faremo di tutto per regalarvi una serata veramente emozionante. Garantito!

Henry David Thoreau, “Ascoltare gli alberi”

Io lo insegnerei nelle scuole, Henry David Thoreau. Inserirei la lettura dei suoi libri nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, in pratica, senza dubbio alcuno.

Ecco, avrei bell’e fatta la recensione del libro del quale ora vi dovrei scrivere, qui di seguito; d’altro canto mi rendo conto che le affermazioni iniziali, che scaturiscono dalla lettura personale della gran parte dei testi editi in Italia del grande pensatore americano, sarebbero e sono valide per tutti quei testi, preziosissimo corpus filosofico-letterario che Thoreau ha regalato a tutti i suoi posteri la cui importanza non solo non perde un’oncia col passare del tempo, semmai si accresce sempre di più, anche se non soprattutto dal punto di vista filosofico, di autentica e preziosa ricerca della verità delle cose. Leggere Thoreau, a scuola in quanto primario ambito di formazione del pensiero adulto come in ogni altra circostanza e momento della vita, rappresenta sempre una pratica di arricchimento intellettuale, emozionale, spirituale nonché una via da seguire con la certezza che, con tutta probabilità (ma solo per non usare espressioni apparentemente più assolutiste seppur obiettive), sia quella giusta, ovvero una delle più giuste da seguire tra mille altre anche ben più recenti ma raramente dotate di una simile forza, di una paragonabile purezza intellettuale tanto quanto spirituale.

Tutto ciò lo si può dedurre facilmente anche affrontando Thoreau da vie certamente confluenti (o defluenti, dipende da che parte le si contempla) in quella principale citata ma apparentemente “secondarie”: Ascoltare gli alberi (Garzanti, 2018, collana “I piccoli grandi libri”, traduzione di Alba Bariffi) è una di queste, compendiando l’opera nelle sue poche ma intense pagine una raccolta di brani, tratti da vari testi, nei quali Thoreau racconta della sua relazione con gli alberi, autentici compagni di vita e di esperienze per uno come lui che ha fatto del rapporto diretto, fisico e mentale, con la Natura la condizione esistenziale primaria e ineludibile []

[Immagine tratta da libreriamo.it.]
(Potete leggere la recensione completa di Ascoltare gli alberi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

“Tallinn Blues”, venerdì 9 giugno a Martinengo

Venerdì 9 giugno, al Filandone di Martinengo, avrò il piacere di riproporre insieme al mirabile Francesco Garolfi Tallinn Blues, la performance musical-letteraria incentrata sul mio libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano (Historica Edizioni). Vi guideremo attraverso il cuore di una delle città più belle e particolari d’Europa, che diventa emblema dell’essenza del concetto di “viaggio” e dell’idea di “meta”, accompagnati da letture scelte del libro e dalle affascinanti note della chitarra di Garolfi. Il tutto in uno dei più bei luoghi recuperati alla cultura in Lombardia (e non solo): il Filandone di Martinengo.

Dunque save the date! Vi aspettiamo, venerdì sera a Martinengo, e vi assicuriamo che faremo di tutto per regalarvi una serata emozionante. Garantito!

Sulla locandina trovate le info necessarie: cliccateci sopra per ingrandirla e scaricarla, oppure cliccate qui. Per saperne invece di più sul libro, date un occhio qui.

P.S.: ringrazio di cuore Emanuela Zappalalio, attiva e sensibile responsabile della Biblioteca di Martinengo, che ha reso possibile l’evento.

Luca Calvi, “Lost in translation”

Come tanti altri appassionati frequentatori delle montagne, anch’io da adolescente ho letto innumerevoli libri di alpinismo, che nel tempo hanno fatto da potente combustibile alla passione per le vette che mamma e papà mi avevano suscitato portandomici spesso. In realtà sono poi diventato un’alpinista che definire «della domenica» è ben più che un complimento, vuoi anche per aver sviluppato un irrefrenabile interesse per le culture di montagna più che per le pareti e i gradi alpinistici, e vuoi perché, in tutta sincerità, dopo tante letture quei libri di alpinismo, quasi sempre autobiografici, mi sono sembrati un po’ tutti uguali e quasi sempre parecchio autoreferenziali. Inevitabilmente, per certi versi, anche no per altri ovvero nei casi in cui il ben noto atteggiamento da primedonne (in un mondo quasi del tutto maschile, peraltro) così diffuso nell’alpinismo, non di rado condito da rivalità e invidie difficilmente celabili, mi ha reso quelle letture abbastanza pesanti, pur rimanendo intatta l’ammirazione per i grandi alpinisti e le loro incredibili imprese. Ho preferito leggere altro, insomma.

Anche per ciò che ho appena denotato, Lost in translation di Luca Calvi, (Edizioni del Gran Sasso, 2023, con prefazione di Alessandro Gogna e postfazione di Alessandro Filippini) è un libro che ho subito voluto leggere, appena saputo della sua pubblicazione. Perché è un libro che parla di grandi alpinisti ma non parla di alpinismo, non nel senso che tutti si potrebbero aspettare, e dunque ho pensato potesse essere la lettura che mi riconciliasse con tale aspetto del mondo della montagna verso il quale, come osservato, avevo maturato una certa insofferenza. «E come può essere che un libro che parla di alpinisti non parli di alpinismo?» vi chiederete voi. Be’, ci riesce perché la visione che offre di questo ambito è assolutamente laterale, in tutti i sensi a partire da quello letterale (che diventa qui letterario, chiudendo il cerchio): Luca Calvi è un fenomenale traduttore, vero talento linguistico, superpoliglotta nonché grande appassionato di montagna, e per tali motivi da tempo è colui che si pone a lato – appunto! – dei grandi alpinisti stranieri di passaggio in Italia per i vari eventi dedicati alle alte quote così da tradurne le rispettive testimonianze, sia dal vivo in pubblico e sia per i loro testi, articoli e libri scritti. Ma non solo, Calvi è anche una persona di grande sensibilità e irrefrenabile simpatia, doti che nel rapporto con i personaggi tradotti diventano rapidamente empatia profonda: ciò lo fa diventare non un mero e pur notevole traslatore linguistico ma un vero e proprio alter ego di quei grandi alpinisti, dei quali sa fare proprie le inflessioni lessicali tanto quanto le intonazioni emozionali così che il racconto offerto al pubblico, oltre a essere filologicamente ineccepibile, è veramente come se provenisse dagli animi dei protagonisti – al plurale, sì, perché a quello dell’alpinista di turno Luca Calvi affianca il suo, in forza delle doti sopra citate e con la propria conoscenza culturale delle montagne e della loro frequentazione materiale []

(Potete leggere la recensione completa di Lost in translation cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)