INTERVALLO – Kabul (Afghanistan), “Book City” bookshop

Najibullah Manalai 01Najibullah Manalai è un poeta e uomo d’affari afgano che alla fine del 2011 ha aperto a Kabul quella che ad oggi è la più grande libreria dell’Afghanistan: Book City. Dotata attualmente di circa 20.000 titoli in lingua Pashtu, Dari, araba e ovviamente inglese, Book City mira a raggiungere un volume di vendita di 100.000 libri all’anno. Offre inoltre un servizio per clienti che vogliano leggere titoli non pubblicati in Afghanistan, con il pagamento in libreria e l’ottenimento del libro ricercato in formato digitale, risolvendo così anche il problema della scarsa diffusione delle carte di credito nel paese e, dunque, l’impossibilità per molti di fare acquisti sul web.

u2_3Credo sia inutile rimarcare l’importanza di un luogo del genere in una città e un paese tanto martoriati e sconvolti da lungo tempo da guerre e violenze assortite, ovvero il valore fondamentale della cultura, così ben rappresentato dai libri e dalla lettura, per ricostruire e rinvigorire una società civile e il senso civico diffuso in essa oltre che per fare da efficace deterrente a qualsiasi futura violenza, bellica e non solo.

Cliccate sulle immagini per saperne di più (in inglese).

Valeria Parrella, “Mosca più balena”

cop_parrella_libro3dTempo fa lessi un articolo nel quale si disquisiva del rapporto inversamente proporzionale tra qualità letteraria di alcuni autori e posizione nelle classifiche di vendita ovvero, per conseguenza, della crescente incapacità da parte del grande pubblico di distinguere la letteratura di pregio da quella pseudo-tale, e tra i vari nomi d’esempio citati al riguardo c’era quello di Valeria Parrella.
Che dovevo leggere a tal punto, senza dubbio. Così, ho sottoposto il libro prescelto per fare la di lei conoscenza letteraria alla personale e consueta metodologia: acquisto, messa in vista sullo scaffale della biblioteca domestica tra i libri ancora da leggere, maturazione o decantazione (di durata variabile e comunque imprevedibile) scintilla d’interesse alla lettura (quasi sempre improvvisa e istintiva), lettura.
Per questo giungo solo oggi a scrivere di Mosca più balena (Minimum Fax, Collana Mini, 1° ediz. 2003), pluripremiato esordio della scrittrice napoletana ma non per questo – ovvero non perché esordio e non perché pluripremiato – scelto dallo scrivente per fare la sua conoscenza, appunto.
Mosca più balena è una raccolta di sei racconti di vita vissuta, se così posso dire, nei quali Parrella mette in scena soggetti e situazioni di sostanziale ordinarietà e, dunque, di potenziale ovvietà: una ragazzina appena maggiorenne che accanto a un malavitoso si atteggia a signora dell’alta società, un trentacinquenne cocainomane che vive con la mamma e organizza sgangheratissime campagne elettorali, una giovane donna che ondeggia tra passione etero e omosessuali in una quotidianità precaria e priva di emozioni…

valeria-parrellaLeggete la recensione completa di Mosca più balena cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Libri venduti anzi no, libri invenduti e resi. Ovvero: l’editoria è un morto che cammina?

libri_maceroLo scorso 15 marzo Studio, il media di attualità e cultura diretto da Federico Sarica, ha pubblicato un assai significativo articolo sulla percentuale di copie rese dei quotidiani italiani in vendita nelle edicole durante l’anno solare 2015, calcolato dal sito specializzato DataMediaHub. I numeri che rivela l’articolo sono inquietanti: su un totale di poco meno di 20 milioni di copie stampate nel 2015 dalle sessanta principali testate prese in considerazione, in media ci sono stati resi di una copia su tre. In Francia, per fare un raffronto diretto, la percentuale analoga si ferma al 14%. Se poi si vanno a vedere le percentuali riferite alle singole testate, i dati diventano ancora più emblematici: Il Manifesto ha il 74% di copie rese, Il Fatto quotidiano 57%, Tuttosport 55%, Libero 50%. Il Giornale 45%, La Repubblica 31%, La Stampa 30% e così via – ovviamente trovate i dati nella loro interezza nell’articolo citato.
Volendo riassumere la situazione in parole molto povere e molto chiare, si può dire che i giornali italiani sono in molti casi dei morti che camminano, sia economicamente che mediaticamente, ecco.
Posto ciò, inevitabile m’è sorta la domanda: e i libri? I quali a loro volta, notoriamente – chiedete a qualsiasi libraio – hanno volumi di resi parecchio importanti e altrettanto emblematici? Esistono statistiche simili a quella compilata da DataMediaHub per i quotidiani?
Risposta (prevedibile): no. Non esistono perché, beh, sai che figura per gli editori, che tanto puntano nelle loro promozioni sui media ai numer(on)i di copie vendute, dover ammettere che poi tante di quelle copie “vendute” ma in realtà solo consegnate dalle distribuzioni ai librai – e dunque solo potenzialmente vendute – tornano poi indietro, dopo un tot di tempo, invendute? No, credo che statistiche del genere non le diffonderanno mai, trincerandosi magari dietro il fatto che “sono di impossibile determinazione” – e senza denotare che, allo stesso modo, pure i dati e le statistiche (con le relative classifiche) di vendita effettiva – e ribadisco, effettiva – dei libri sono ben difficilmente determinabili.
Tuttavia qualche dato al riguardo lo si può ottenere, ad esempio dagli allegati (che quasi nessuno legge, nemmeno tra gli addetti ai lavori) alle indagini che l’ISTAT compie periodicamente sulla produzione e sulla lettura di libri nel nostro paese. Nella più recente disponibile che tocca la questione, qualche riga ne tratteggia la situazione con riferimento alla produzione 2013:
Nonostante le differenti opportunità di distribuzione e di commercializzazione, per il 25,5% degli editori rispondenti sono rimaste invendute non meno della metà delle copie stampate nel corso del 2013. La quota di libri resi dalle librerie o giacenti in magazzino è maggiore per i piccoli (30,6%) e medi editori (22,1%), ma anche il 9,3% dei grandi editori ha dichiarato una giacenza ed un reso superiori alla metà delle copie stampate. (Tavola 40 – Allegato B)
Eccola qui la Tavola 40 dell’Allegato B (ovvero quello con i dati relativi alla produzione di libri, mentre l’Allegato A si occupa dei dati di lettura):

Senza nome-True Color-01Credo che non vi sia bisogno di spiegazioni su come la tabella (cliccateci sopra per leggerla in versione più grande) riferisca i dati e su cosa essi ci dicano, ma una cosa, molto rapida e altrettanto significativa, la si evince: in media il totale degli editori italiani attivi si vede rendere invendute circa la metà delle copie stampate e distribuite dei libri pubblicati, mentre di contro solo poco più di un libro ogni 10 pubblicati ha un volume di reso inferiore al 10%. Noterete inoltre che non vi sono differenze rilevanti tra editori piccoli, medi e grandi, ad eccezione della fascia di resi tra il 26 e il 50%, nella quale i medi e i grandi hanno volumi di reso parecchio maggiori rispetto ai piccoli editori.
Ora fate pure tutte le considerazione che vi vengono di fare, ma, nel complesso… che dite? È il caso pure qui di parlare per qualcuno – provocatoriamente o meno, sarcasticamente o catastroficamente oppure no, vedete voi – di morti che camminano?

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Modus legendi: per creare dal nulla o quasi un clamoroso caso editoriale (e far tornare al “potere” i lettori!)

logo_modus-legendiConfesso di aver “scoperto” Modus legendi con troppo ritardo, e devo ringraziare Francesca Casùla di Liberos per avermi sollecitato la sua conoscenza più approfondita, grazie alla quale ho potuto scoprire, appunto, un’iniziativa tra quelle più interessanti e intelligenti tra quelle a sostegno dei libri, della lettura e dell’editoria indipendente.
Ora vi spiego meglio: Modus legendi – iniziativa il cui “sottotitolo” ben programmatico è potere ai lettori – è un modo tanto semplice quanto sagace per fare di un libro edito da una casa editrice indipendente un piccolo/grande caso editoriale. Case editrici indipendenti, ribadisco, dunque quelle che non possiedono i mezzi promozionali (e quelli finanziari al riguardo) dei grandi editori per influire sul mercato e sulle classifiche di vendita, nonché che non hanno accesso (trad.: “si ritrovano puntualmente le porte sbattute in faccia”) ai media come i suddetti grandi editori per poter presentare le proprie pubblicazioni.
Posto ciò, su facebook c’è un gruppo di lettori chiamato Billy, il vizio di leggere che conta più di novemila iscritti e da anni promuove una lettura consapevole: non solo consigli di lettura generici, dunque, ma approfondimento, confronto, analisi del testo e del contesto. Non da accademici, ma da lettori. Lettori che non si accontentano. Bene, i due moderatori del gruppo, Angelo Di Liberto e Carlo Cacciatore, hanno proposto un’iniziativa: si scelga un libro di un piccolo editore e si vada in massa a comprarlo nella stessa settimana. 3000 persone che comprano lo stesso libro, se è di un autore pressoché sconosciuto e di un piccolo editore, scatenano un caso editoriale. E i casi editoriali portano gli editori a riflettere, e se dopo il primo ancora due, tre, dieci libri di qualità fanno questi numeri solo con la forza del passaparola, magari inizieranno a pensare che assecondare le pruderie non è l’unico modo di stare sul mercato, magari inizieranno a capire che il vero target da raggiungere non sono quelli che comprano un libro all’anno, ma quelli che ne comprano diversi al mese. I lettori forti, appunto.
E dunque, per dirvi come funziona in pratica: nel sito di Modus legendi viene proposta una rosa di 5 titoli, e i lettori votano quello che poi tutti insieme si andrà a comprare nella stessa settimana. Si vota sulla pagina  facebook dedicata all’iniziativa fino al 31 marzo. Poi, appunto, dal 18 al 24 aprile si va tutti a comprare il libro più votato. È importante farlo tutti nella stessa settimana perché in tal modo il libro più votato andrà in classifica.
Semplice, sagace, intelligente, geniale. Un’iniziativa, insomma, assolutamente significativa, che opera nel tentativo di ripristinare una (indispensabile) “democrazia dei lettori” contro le logiche meramente commerciali e consumistiche del sistema editoriale nazionale – ovvero di quelli che lo comandano, vedi i grandi editori di cui sopra – e in tale fine risulta a dir poco nobile e ancor più necessaria, così come lo è il rimettere al centro, ancor prima dell’acquisto, il desiderio e la scelta del lettore piuttosto che l’imposizione del mercato e dei suoi dittatori (rivedi sopra) – imposizione che porta alla diffusione di libroidi di valore letterario scarso se non nullo con conseguente danno culturale diffuso, ma credo ormai lo sappiate bene.
Certo un progetto come Modus legendi rappresenta il primo di moooolti altri passi necessari in tal senso, simili e diretti verso la stessa meta, ma è certamente un passo estremamente deciso, emblematico e culturalmente atletico. Qualcosa che, me lo auguro veramente, faccia mettere in marcia tanti, nel più breve tempo possibile, per il bene dei libri, della lettura e, ribadisco, della cultura diffusa nel nostro paese.
Cliccate sull’immagine in testa al post (oppure qui) per visitare la pagina facebook di Modus legendi, conoscere i 5 libri da votare, votarli, controllare la classifica in tempo reale ovvero per conoscere ulteriori dettagli sull’iniziativa.
Ricordate: potete – anzi, dovete votare entro il 31 marzo!

P.S.: ok, vi dico per chi ho votato (dacché non credo sia così influenzante): Sul soffitto, di Éric Chevillard (Del Vecchio Editore). Ecco.

INTERVALLO – Tripoli (Libano), Al Sa’eh Bookshop

tripoli_15Con un bel reportage su Doppiozero, Maria Camilla Brunetti racconta della libreria Al Sa’ehDel Pellegrino, in italiano – di Tripoli, la seconda più grande del Libano, fondata dal prete greco-ortodosso Ibrahim Sarrouj nel 1972. Scrive Brunetti: “Il 3 gennaio 2014 – mentre Tripoli era scossa da un inverno di scontri violentissimi collegati al degenerare del conflitto siriano – la libreria, che conservava più di 70mila volumi tra i quali diversi manoscritti antichi, venne data alle fiamme. Decine di migliaia di libri andarono distrutti per sempre. L’episodio colpì profondamente la città e l’opinione pubblica e lo sdegno per quanto accaduto portò a una grande mobilitazione civile. Centinaia di cittadini accorsero nella libreria il giorno seguente al rogo mobilitandosi per portare aiuto a padre Ibrahim. Così nacque “Kafana Samtan” (basta silenzio) un collettivo di giovani appartenenti a tutte le confessioni di Tripoli, per il ripristino dell’antica libreria. Grazie all’azione di Kafana Samtan in poco tempo sono stati raccolti circa 33mila dollari grazie ai quali la libreria ha potuto riaprire ufficialmente nel gennaio 2015.

tripoli_9_0tripoli_4_0tripoli_7_0Cliccate sulle immagini per leggere l’articolo completo di Maria Camilla Brunetti su Doppiozero.

N.B.: le immagini fotografiche sono tutte © Lorenzo Tugnoli.