Il Manifesto della comunicazione non ostile

Non potevo non firmare pure io (qui) il Manifesto della comunicazione non ostile, un impegno di responsabilità condivisa per creare una Rete rispettosa e civile, che ci rappresenti e che ci faccia sentire in un luogo sicuro. Scritto e votato da una community di oltre 300 comunicatori, blogger e influencer, è una carta con 10 princìpi utili a ridefinire lo stile con cui stare in Rete.

Il Manifesto rappresenta forse una piccola, insignificante, inutile azione (se lo si vuole osservare e valutare nei soliti superficiali – e ipocriti, se posso dire – modi molto in uso, oggi): tuttavia, in questo mondo contemporaneo in costante, paradossale imbarbarimento, ogni minima cosa può (e deve) servire per cercare di contrastare una così letale deriva culturale. Altrimenti andrà sempre peggio, è bene finalmente rendersene conto e pensare alle eventuali tragiche conseguenze.

Il Manifesto lo leggete qui sotto (cliccateci sopra per un formato più grande oppure qui per la versione pdf) e, per saperne, di più potete visitare il sito web dedicato (e così conoscere anche le altre campagne passate e presenti al riguardo) cliccando qui.

Bang sonici, boom psicotici…

Già, siamo sempre fermi lì. Sono passati 80 anni esatti, ma in fondo è come fosse ieri.
(Cliccate sulle immagini, se non sapete di che si tratta.)

P.S.: oppure aveva ragione il grande scrittore austriaco Thomas Bernhard, quando sosteneva che

Il clima prealpino rende psicopatici gli esseri umani.

Uomini che uccidono donne. Tutto “normale”, no?

(Lo dico subito: non fraintendetemi. Quanto leggerete è frutto di un personale rabbioso sarcasmo ma pure di una convinta determinazione culturale ed etica. Qualsiasi cosa ciò comporti di concreto.)

Ventisette donne uccise, in questo primo scorcio del 2018.

Massì, che sarà mai? Capita, no? Insomma, basta constatare le statistiche degli scorsi anni, mica c’è qualcosa di strano! Ormai è la normalità.

Sì, è normale che le donne vengano uccise dagli uomini. Ed è normale che gli uomini che uccidono le donne siano quasi sempre i “loro”, mariti, fidanzati, amanti. Tutto (o quasi) in famiglia, come vuole la “tradizione”!

Anzi, a proposito: sta proprio diventando una “tradizione”, quella di uccidere le donne, una cosa che si passa di maschio in maschio, di generazione in generazione, assunta come abitudine. Dunque ormai sorvolata, ignorata. Sì, qualche media dà ancora la notizia ma si capisce che lo fa più per obbligo giornalistico che con fini di informazione culturale, di pubblica e condivisa considerazione dei fatti. Nessun commento, nessuna analisi dell’accaduto, nessun opinionista che cerchi di esaminare, comprendere e far comprendere. Troppo impegnati a raccontare le “gesta” dei politici, certamente ben più importanti e culturalmente rilevanti, oppure a formulare giudizi e anatemi su altre “emergenze”, ovvero su ciò che ci viene detto siano tali. Forse, appunto, perché è normale che le donne muoiano per mani degli uomini, dunque che c’è da dire? Che cosa ci può essere da capire? È così, fine, amen, punto.

Piuttosto, non sarebbe forse il caso di non riferire nemmeno più di questi fatti? Insomma, sono ormai la normalità, è evidente che alla gente non interessino più di tanto, anzi, che non interessino del tutto. Mi immagino la scena, nelle case, la sera con la TV sintonizzata sul TG che, prima delle notizie finali di sport o di gossip, dà in pochi secondi la notizia della moglie uccisa dall’ex marito o della ragazza ammazzata dallo spasimante respinto… Sì, ok, poverina, pensa te che roba, ma dopo che fanno? C’è qualche bel film? Oh, aspetta, c’è la partita di Champions, sul satellite! Evvai!

In fondo, se di tutte queste donne ammazzate – che poi, dal 2015, quattrocentocinquantanove in Italia, suvvia, manco fossero diecimila! – interessasse qualcosa a qualcuno (eccetto che a quelle solite “post femministe” che si lamentano nelle piazze, ci mancano solo loro a rompere le scatole e a bloccare il traffico!) se ne parlerebbe molto di più, si protesterebbe in modo ben più pesante, si imporrebbe ai politici di fare di più di quel niente che fanno al riguardo, si contrasterebbe in ogni modo tutto quel maschilismo imperante… insomma, si cercherebbe di cambiare da subito le cose, no?

Invece nulla, appunto. Perché se una cosa è normale è normale, l’anormalità evidentemente è altro, ed è ovvio che alle persone “normali” della società “normale” di questo nostro paese “normale” non possa che andare a genio, la “normalità”.
Altrimenti ci sarebbe qualcosa che non va. Altrimenti.

Invece no, tutto ok, tutto nella norma. Dunque mettetevi il cuore in pace, care donne, e consolatevi, dacché siete di più voi, in numero, rispetto agli uomini: 94,6 maschi ogni 100 femmine. Quindi, per ammazzarvi tutte, si dovranno impegnare parecchio, gli uomini, e forse ci metteranno così tanto tempo che, prima, cambierà veramente la cultura di questo paese, e diventerà sul serio una nazione civile, emancipata, equa, libera.

Forse.

Altrimenti vorrebbe dire che c’è qualcosa che non va. Già.

Le affinità “elettive”

I fascisti in Italia si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti.

(Mino Maccari citato da Ennio Flaiano, 1972.)

Dopo i comunisti, quelli che sopporto meno sono gli anticomunisti.

(Sergej Dovlatov, 1979.)

Ovvero, le affinità elettive (termine quanto mai proprio, in questo periodo) delle “ideologie politiche”. O di ciò che ci viene fatto credere tale e che in verità è tutt’altro, e ben più vacuo – soprattutto dalle nostre parti.

Ma poi… “8 marzo” sul serio?

Ma poi, care festeggiate in siffatta amena giornata celebrativa: dite che oggi, anno di grazia 2018, XXI Secolo, Terzo Millennio, ormai prossimi allo sbarco su Marte, all’intelligenza artificiale e a chissà quante altre meraviglie futuribili… dite che questa nostra società contemporanea è veramente distante dal tempo in cui le donne che cercavano di svincolarsi dalle sottomissioni “culturali” ad esse imposte le accusava di stregoneria e le bruciava vive in roghi sulla pubblica piazza? Dite che veramente la storia è corsa in avanti fino al presente che viviamo lasciando in quello spaventoso passato i germi di cotanta criminale misoginia, oppure no? Dite che realmente la fallocrazia che da millenni quasi ovunque governa il mondo sta subendo una definitiva disfunzione erettile (metaforica, eh!), oppure, insomma, dite che l’apparenza (vi) inganna? Che l’altra metà del cielo s’è fatta più ampia ma in verità è ancora racchiusa dal filo spinato, che le libertà, i diritti e i riguardi conseguiti ad oggi siano come sculture di ghiaccio al Sole di fine aprile (per non dire metà luglio)?

Che dite?