Sia chiaro da subito: a me del fatto e del soggetto ai quali la notizia (“notizia”, poi!) fa riferimento non interessa assolutamente nulla. Mi preme invece rimarcare nuovamente la lucidità intellettuale e l’illuminante sagacia del professor Claudio Vercelli, sempre capace di leggere la realtà contemporanea con acume tale da rivelarne quella che, senza osare “titoli” troppo altisonanti, per essi appare come la verità più obiettiva ovvero, in quanto tale, quella troppo spesso ignorata, più o meno consapevolmente. Anzi, quasi certamente ignorata con consapevolezza, per quanto palesi il «senso profondo di sfascio», come scrive bene Vercelli, che sta “distruggendo” una parte fin troppo ampia del paese, che di tale distruzione ride e gode – alla faccia di tutti gli altri, perennemente poveri, mediocri e coglioni.
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Se la democrazia, anche la più compiuta e apparentemente solida, si priva della cultura – o ne viene forzatamente privata – in tempi molto rapidi si trasformerà inevitabilmente in una dittatura. Dacché la prima si alimenta innanzi tutto di cultura, prima che di politica, di economia o di altro, la seconda si alimenta di ignoranza, trovando la sua primaria ragion d’essere e di sussistenza proprio nella negazione più assoluta della cultura. Quindi, se in un paese dichiaratamente democratico la cura nei confronti della cultura – in ogni sua forma – viene meno, la strada verso il totalitarismo e l’oppressione è ampia e spianata. Ancor più se la società civile non se ne rende conto – d’altro canto una conseguenza ineluttabile, questa – della suddetta mancanza di cura verso la cultura. Conseguenza strategicamente voluta: è bene tenerlo presente, finché ci si riesce.