E basta con Sfera Ebbasta!

Certe polemiche scaturite dopo la tragedia della discoteca di Corinaldo nella quale era in programma un concerto del rapper Sfera Ebbasta, in particolare quelle che addosserebbero responsabilità anche gravi al suddetto rapper – addirittura di essere il mandante virtuale della tragedia -, a me, da vecchio e indefesso appassionato di musica estrema quale sono, mi hanno ricordato le frequenti accuse che venivano mosse alle band di heavy metal (nelle sue tante forme) ogni qualvolta accadesse qualcosa di tragico. Bastava che un giovane si suicidasse o commettesse qualche reato, bastava poi che nella sua camera da letto si trovasse appeso un poster di qualche band del genere o vi venissero conservati similari dischi, e subitamente scattavano le consuete accuse, incluse in un ampio spettro inquisitorio che andava dalla mera adorazione di Satana all’induzione di devianze psichiche varie e assortite fino all’istigazione dei reati più gravi e turpi, secondo uno schema che, con tutta evidenza, è genetico di determinate società culturalmente incerte (eufemismo, ovviamente).

Sia chiaro: io la musica di Sfera Ebbasta non la ascolterei forse nemmeno sotto tortura, ergo qui non sto difendendo ne lui ne chicchessia (anche se al netto di tutto trovo molto meno peggiore la trap dell’insulsa canzonetta in stile sanremese, ci tengo a rimarcarlo) ma, appunto, la suddetta esperienza musicale mi suscita ampio inorridimento di fronte a quelle accuse mosse contro il rapper milanese. E non solo per l’insensatezza di esse – ha ragione Alessandro D’Avenia che, sul Corriere dello scorso 17 dicembre ha scritto:  “Sfera è il mandante della tragedia di Corinaldo tanto quanto Wagner lo è dell’invasione della Polonia” – ma pure per come sia evidente il tentativo (peraltro nemmeno così inconsapevole, temo) di nascondere dietro di esse motivi molto più gravi tanto quanto meno “comodi” e belli da riferire, i quali rimandano a sfere quotidiane ben più prossime alle povere vittime di Corinaldo (e ai presenti che hanno rischiato la pelle) che poi prescindono dalle problematiche del locale e dalla probabile superficialità ci chi lo gestisse. Per essere chiari: se questo o quell’altro trapper dice/canta di diventare gangster e un adolescente lo diventa, è “merito” del primo o forse è ben più demerito delle persone con le quali l’adolescente vive le proprie giornate, che evidentemente non sanno offrirgli buoni insegnamenti di vita nonché adeguate e civili alternative a quel “modus vivendi” parodiato in musica?

Come al solito, insomma, a molti italiani piace un sacco trovare sempre colpe e colpevoli per qualsiasi cosa accada, i quali siano funzionali al polemismo moralista del momento e a un conseguente rapido scaricabarile, col risultato finale di non risolvere per nulla il problema di fondo ma, anzi, aggravandolo e rendendolo cronico (d’altronde l’Italia è il paese dei guai divenuti “normalità” perché cronicamente irrisolti). I testi di Sfera Ebbasta possono pure essere pessimi – ancorché espressi in una ordinaria condizione di showbiz ergo di spettacolarizzazione parodistica a meri fini commerciali, cosa che viene funzionalmente dimenticata – ma in una società dotata di adeguato senno lascerebbero il tempo che trovano, produrrebbero una risata divertita oppure un ghigno sarcastico e tutto finirebbe lì, smorzando qualsiasi potenziale “pericolosità” dell’artista in questione e di qualsiasi altro assimilabile.

Che poi, a ben vedere, potrebbe pure cedere la balaustra di un teatro nel quale venga suonata la più nobile e colta musica classica: se ciò accadesse durante un concerto di musica sacra nel quale si suoni – ad esempio – il Dixit Dominus di Händel, che si fa? Si dice che il mandante è il Vaticano? Il Papa? O direttamente Dio?

Ecco.

(Nell’immagine: una delle cover di Sympathy for the Devil, celeberrimo brano dei Rolling Stones – inserito nell’album Beggars Banquet del 1968 – per il quale il gruppo venne a lungo accusato di “adorare Satana” e di costituire “un grave danno per i giovani che li ascoltavano“, portandoli verso “un’inevitabile perdizione“…)

Antisocial network

Forse – mi viene da pensare – bisognerebbe creare sul web anche un antisocial network. Dove ti iscrivi e non devi cercare “amici” ma, all’atto dell’iscrizione, te ne vengono assegnati un tot in base a determinate profilazioni (tanto siamo tutti profilati, inutile fingere di non crederlo o non saperlo), per cui non devi tu fartene continuamente di nuovi a colpi di “likes”, al contrario hai a disposizione unicamente il tasto “dislikes” così da avere solo che da perderne. Meno amici falsi, più amici veri o – per certi versi ancora meglio – più antagonisti sinceri. Perché in fondo avrebbe molto più senso, e sarebbe ben più fruttuoso, un social che generasse un vivace (e sempre civile, ovvio) contradditorio piuttosto che infinite pagine auto incensanti e inutilmente fini a se stesse (cioè al loro intestatario) che pretendono solo consenso e nessun dissenso*!

O forse… forse no, è meglio che non venga creato qualcosa del genere. Ci sarebbero rese dei conti quotidiane tra utenti incapaci di ammettere disaccordi e di sostenere conseguenti costruttivi confronti senza degenerazioni troglodite… Forse è meglio che restino l’attuale falsità e la generale simulazione, per il “bene” di tutti. In una società costruita sull’ipocrisia e l’artificio, la sincerità e l’obiettività diffuse avrebbero l’effetto di possenti colpi di vento su un fragile castello di carte che ci ostiniamo a credere una “solida fortezza”.

*: ma esiste ancora poi, in questa società infarcita di boriosi saccenti gradassi prepotenti, il civile dissenso? Mah!

INTERVALLO – Sondrio, “Volontari per la Cultura”

Di solito in questo spazio periodico denominato “INTERVALLO” (come quei vuoti tra un programma e l’altro sulla TV di tanti anni fa riempiti di immagini di bei paesaggi, per chi si chieda il motivo di tale nome) mostro bei luoghi (appunto!) dedicati ai libri e alla cultura, biblioteche in particolare. Questa volta voglio mostrare “l’altro lato della medaglia”, ovvero rendere omaggio a chi le biblioteche (e non solo quelle) le mantiene vive e attive, per giunta in modo del tutto volontario.

Volontari per la Cultura, infatti, è il programma attivo dal 2012 per favorire il volontariato nelle biblioteche e nei musei della provincia di Sondrio, al quale nel 2018 hanno partecipato oltre 290 volontari al servizio di 24 biblioteche e 5 musei con attività che vanno dall’affiancamento dei bibliotecari e degli operatori museali nel lavoro di gestione delle aperture dei relativi spazi, alle attività di ausilio alla lettura e allo studio per adulti e bambini, ai corsi di vario genere fino all’organizzazione di eventi, visite guidate, laboratori didattici, ricerche d’archivio.

Volontari per la Cultura è nato dalla convinzione che le persone sono portatrici non solo di bisogni ma soprattutto di capacità che possono essere messe a disposizione della comunità e che la loro partecipazione è perciò un’occasione di arricchimento. Si può dire che non ci siamo inventati nulla, ma ci siamo richiamati al principio di sussidiarietà sancito dalla nostra Costituzione, che chiede agli enti pubblici di favorire l’iniziativa dei cittadini, non solo associati, ma anche singoli. L’obiettivo del programma perciò non è mai stato quello di sostituire il personale qualificato che lavora nelle biblioteche nei musei, bensì quello di far crescere la cittadinanza attiva.” Così dicono di loro stessi i membri di Volontari per la Cultura, e non serve denotare quanto un tale progetto possa essere importante ed esemplare, e quanto sia da sostenere in ogni modo: è un patrimonio (umano) prezioso almeno quanto i luoghi che contribuisce a mantenere vivi e massimamente fruibili per tutti.

Cliccate sulle immagini per visitare il sito web di Volontari per la Cultura e conoscerne le numerose attività nonché, se siete residenti in provincia di Sondrio, parteciparvi.