Il Monte San Primo, la neve (che non c’è) e il freddo (che è caldo)

Andremo a sostituire gli impianti di risalita con un tapis roulant proprio perché è più sostenibile, ovvero il tracciato della pista Baby che si trova in un canalone. Per inciso oggi sul San Primo c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi.

Così si è espresso più volte sui media (ad esempio qui il 5 dicembre scorso) il Sindaco di Bellagio riguardo il progetto di sviluppo turistico (e, in particolare, di nuove infrastrutture sciistiche) sul Monte San Primo, per il quale si vorrebbero spendere un tot di milioni di Euro di soldi pubblici.

Ecco qui sotto, nelle immagini dello scorso 23 dicembre, il “canalone” citato dal Sindaco dove «c’è la neve e in quel tratto che si trova a nord la temperatura è di -5/-7 gradi»:

[Fotografie di Nunzia Rondanini, tratte dalla pagina Facebook “Per il Monte San Primo“.]
Domanda: i responsabili degli enti pubblici (Comune di Bellagio, Comunità Montana del Triangolo Lariano, Regione Lombardia) che sostengono il suddetto progetto, ci sono o ci fanno? Con tutto il rispetto del caso, sia chiaro, ma è inevitabile chiederne conto vivendo tutti quanti – anche il Sindaco di Bellagio, spero – nella realtà e non in una finzione dove valga tutto.

Be’, posto quanto sopra, personalmente resta il dubbio che mi si formulò in testa la prima volta che lessi sulla stampa di questo progetto sul San Primo, cioè che si trattasse di uno scherzo ben congegnato – d’altro canto quelle prime notizie uscirono intorno al 1° di aprile, il dubbio era più che legittimo. Perché veramente non si può essere (e apparire) seri proponendo un progetto talmente scriteriato.

La clamorosa bellezza del Monte San Primo

La bellezza del Monte San Primo, su tutti i suoi versanti, ha qualcosa di clamoroso. È impossibile non stupirsi di tutto ciò che sa offrire, e di come ogni cosa che compone il suo paesaggio – dalla più evidente e referenziale a quelle minime e meno visibili – sia in grado di suscitare profonda emozione.

Impossibile, sì, a meno di manifestare una miseria mentale e un’aridità d’animo di rara gravità. Come pare che manifestino coloro i quali vorrebbero trasformare il San Primo nell’ennesimo squallido divertimentificio montano, in barba a qualsiasi logica – ambientale, economica, sociale, culturale, politica. A qualsiasi, nessuna esclusa.

Il Monte San Primo potrebbe diventare – come in effetti già è, per chi lo sa comprendere – un luogo di educazione ambientale e di didattica sulla bellezza del paesaggio più unico che raro, dotato in tal senso e in ogni altro afferente di enormi potenzialità. Nonché, più semplicemente ma niente affatto banalmente, un luogo nel quale stare bene, a contatto con uno degli ambienti naturali più belli di questa porzione di mondo pur rimanendo così vicino alla parte più pesantemente antropizzata del Nord Italia. Tanta roba, quasi inestimabile nell’epoca che stiamo vivendo, e un tesoro altrettanto eccezionale per il suo intero territorio e chiunque abbia la fortuna di abitarlo e viverlo.

Come si può osservare un luogo del genere con occhi, mente e animo tanto biechi, voraci, prepotenti? Come si fa a restare tanto insensibili alla sua grande bellezza?

Io non riesco proprio a capacitarmene.

[Anche il segretario (personale a forma di) cane Loki dimostra di apprezzare la bellezza del Monte San Primo ben più che i politici locali che hanno nelle mani il suo destino.]
P.S.: le immagini sono mie e in quanto tali di certo mediocri, non essendo io un fotografo con attrezzature degne, ma nonostante ciò credo possano ben illustrare e far capire quanto avete appena letto.

Tutto ciò che la politica NON fa da decenni, in montagna

[La conca di Bormio, in alta Valtellina. Foto di Andrea Pók da Pixabay.]
Quante volte dagli esponenti della politica sentiamo sostenere che il turismo è fondamentale per “contrastare” lo spopolamento delle montagne, e dunque che questo fatto giustificherebbe gli investimenti pubblici nella “turistificazione” di molte località alpine e appenniniche con impianti sciistici, ciclovie, infrastrutture ludiche, parchi divertimenti, strade, parcheggi e altri annessi e connessi, come se non si potesse e dovesse far altro al riguardo?

E quante volte il tono con il quale vengono proferite tali “motivazioni” è quello della “verità indiscutibile”?

Per quanto riguarda il tema del «supporto e dell’accompagnamento alla restanza e al neo insediamento», i partecipanti hanno indicato quali necessità: l’importanza di lavorare sulla cultura del territorio, sviluppando senso di appartenenza condivisa (radicamento delle imprese sui bisogni locali), l’esigenza di dialogo tra le reti esistenti e translocali, l’opportunità di sviluppare un marketing territoriale mirato verso nicchie di mercato e sviluppo di meccanismi di accoglienza verso i nuovi abitanti, l’accompagnamento alla creazione di impresa, soprattutto nel suo carattere di impresa multifunzionale.

[Sabrina Lucatelli e Daniela Storti, L’ascolto dei giovani delle aree interne: un affondo qualitativo, in Andrea Membretti, Stefania Leone, Sabrina Lucatelli, Daniela Storti, Giulia Urso (a cura di), Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi, Donzelli Editore, 2023, pag.147

Ecco quanto chiedono di fare i giovani delle aree interne, coloro che hanno in mano il destino dei paesi delle nostre montagne e non solo, rilevata da “Voglia di Restare”, l’indagine curata e condotta al riguardo – probabilmente la più estesa e completa mai realizzata, nel nostro paese – dall’Associazione Riabitare l’Italia i cui risultati sono descritti nel volume citato (del quale vi dirò di più e meglio prossimamente).

Tutto ciò che la classe politica non sta facendo e non fa da decenni, in pratica.

Peraltro si noti come il turismo, che i politici ritendono tanto fondamentale, nemmeno viene citato: forse perché i giovani, più sensibili degli adulti rispetto a certe questioni, si rendono conto di come troppo spesso il turismo oggi imposto alle montagne e alle aree rurali sia meramente predatorio e degradante, attuato solo in funzioni di interessi e tornaconti particolari che fanno comodo alla politica, appunto.

Purtroppo, sotto questi aspetti l’Italia dimostra un’arretratezza cronica e sconcertante la cui risoluzione appare ancora lontana.

Anche “La Verità” si schiera in difesa del Monte San Primo!

Anche il quotidiano “La Verità” si schiera al fianco del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e a difesa del territorio della meravigliosa montagna lariana con un articolo di grande sarcasmo, genialmente scritto come se esprimesse l’opposto, con il quale prende in giro le recenti dichiarazioni televisive del Sindaco di Bellagio, il Comune che con la Comunità Montana del Triangolo Lariano – i «pappagalli italiani» del titolo, ovviamente – ha presentato e sostiene il folle progetto di sviluppo turistico sul San Primo. A riprova di ciò, bene fa l’articolista a mettere tra le parentesi nel sottotitolo ciò che ovviamente la “riqualificazione” non è, cioè «ecosostenibile»: difatti i due enti pubblici sopra citati stanno cercando di non assoggettare alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) la variante al PGT vigente, necessaria a portare avanti il progetto proposto: naturalmente ben sapendo che nessuna valutazione ambientale potrebbe darvi parere positivo, visto l’impatto delle infrastrutture proposte sulla montagna. D’altronde è un sarcasmo inevitabile, quello del quotidiano milanese verso il Sindaco di Bellagio, per come le sue dichiarazioni televisive vengano smentite da egli stesso ovvero da quanto recitano i documenti ufficiali del progetto presentato dal “suo” Comune.

Dunque grazie a “La Verità” per questo importante e originale sostegno alle istanze di difesa del Monte San Primo e, in ogni caso, potete trovare tutte le delucidazioni utili a comprendere meglio la questione – e ciò che ha scritto “La Verità” – nel sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”. Avanti così!

Sabato scorso, su “Il Dolomiti”

Una volta ancora, grazie di cuore a “Il Dolomiti per aver ripreso le mie considerazioni sul caso dello scriteriato progetto di “sviluppo turistico” del Monte San Primo, tra i più emblematici riguardo le idee di “turistificazione” sostenute di frequente da certi amministratori pubblici locali in barba a qualsiasi raziocinio, ma ancor più per essere un media d’informazione sempre così attento e sensibile alla realtà delle nostre montagne, alle istanze di salvaguardia e alle proposte di frequentazione dei loro territori veramente consone ad essi e benefiche per le comunità residenti.

Come al solito, per leggere l’articolo cliccate sull’immagine; l’originale invece lo trovate sul blog qui.