Le biblioteche del futuro

Le biblioteche sono come un monumento: sono un simbolo che tutti abbiamo l’obbligo di rispettare, che ci andiamo o meno, che le utilizziamo o meno. Per il semplice motivo che la sola esistenza è già essa stessa un servizio. Giovani e anziani, grandi e piccoli sanno che possono andare in biblioteca e leggere, conoscere, capire, imparare, approfondire. Più di ogni altra offerta culturale, questa è pubblica per eccellenza. Come il diritto allo studio e il diritto alla salute. Almeno per le nostre radici culturali. Però, proprio perché alla base della meritorietà delle biblioteche c’è il loro essere un punto di riferimento del sapere, bisogna anche fare i conti con modelli di accesso in continua evoluzione. Oggi ci sono Internet e il digitale. Le biblioteche, come tutta l’editoria del resto, ancora non hanno fatto veramente i conti con questa trasformazione. Vuoi che l’essere di massa del digitale sia tutto sommato recente, meno di vent’anni; vuoi che sia un cambiamento così radicale e profondo che in effetti non è ancora facile vederne i confini; ma la realtà è che Internet ha cambiato le vite di tutti i noi, di tutti i giorni.
Molti dei servizi esistenti, e che sono sopravvissuti, stentano comunque a cambiare pelle. Molti sono scomparsi, obsoleti per contenuti e per forma. Non vale per altri, come appunto le biblioteche. Però, come è evidente che le biblioteche non sono più una porta di accesso al sapere, non riescono a diventare invece una scala del sapere, un mezzo per andare in profondità. In che modo la biblioteca può essere un “ascensore”? […]

(Fabio Severino, Le biblioteche del futuro, su Artribune #42, marzo-aprile 2018. Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo nella sua interezza.)

Franco Brevini, “Simboli della montagna”

Puntualmente ogni anno, in vista della bella stagione ovvero del periodo più classicamente deputato alle vacanze, sui media compaiono quei soliti sondaggi coi quali si chiede se sia il mare o la montagna la propria meta vacanziera preferita. Se a quelli che rispondono di preferire la montagna si chiede anche un motivo per tale scelta, facilmente in molti citano la bellezza del paesaggio montano, con tutti gli annessi e connessi. Risposta del tutto giustificata e condivisibile, d’altro canto; tuttavia, al riguardo, non si può non osservare che il concetto di “paesaggio” è in realtà travisato dai più, che con tale termine vogliono in realtà intendere le forme del territorio (ovvero la materialità di esso) e le loro peculiarità “di superficie” – vette innevate, boschi maestosi, laghi, cascate, eccetera – mentre il “vero” paesaggio è la concezione (immateriale, dunque) che in noi si genera del territorio che osserviamo, basata sul proprio bagaglio socioculturale, intellettivo, emozionale e percettivo, semmai mediato sui canoni estetici (principalmente, ma non solo) conformatisi nel tempo e condivisi. Tali canoni formano dunque un immaginario collettivo che finisce per determinare poi la percezione generale di ciò a cui si riferiscono, diventando esso stesso riferimento, “regola” e memoria.
In tema di montagna, l’immaginario collettivo di riferimento è piuttosto recente, costituitosi sostanzialmente dall’Ottocento in poi ovvero quando nacque l’alpinismo e, al seguito, il turismo. Buona parte di questo immaginario montano, paradossalmente, si formò ed è conformato tuttora su stilemi concepiti lontano dalle montagne, spesso in città, dacché per lungo tempo quei turisti che vagabondavano per le Terre Alte – le Alpi soprattutto – erano cittadini benestanti nordeuropei, che si potevano permettere viaggi della durata di qualche mese con i quali “scoprire” (e inventare, appunto) il paesaggio montano. Ai montanari, invece, l’elemento estetico (ovvero ricreativo, sportivo o scientifico) delle loro montagna non interessava per nulla: non esisteva nemmeno un concetto di “bellezza” dei territori in quota (quindi nemmeno di “paesaggio”), che dovevano soltanto essere funzionali alla sussistenza di quei montanari.
Ma oggi, a poco più di duecento anni dalla “scoperta” delle Alpi e dalla generazione del relativo immaginario collettivo, possono essere individuati dei simboli che, a loro volta, sappiano identificare in maniera tanto materiale quanto immateriale ovvero concreta e inequivocabile la montagna? È questa, in buona sostanza, la domanda che si è posto Franco Brevini, e la risposta – anzi, le risposte, sono nella dissertazione che compone Simboli della montagna (Il Mulino, 2017), ultimo lavoro saggistico prodotto dal professore milanese. Sì, è possibile identificare alcuni simboli montani “assoluti”, fondanti il suddetto immaginario collettivo e profondamente integrati nell’excursus storico e sociologico relativo al punto che – come si dice – “basta la parola” sì che subito chiunque inevitabilmente pensi alla montagna, alle terre alte, alle vette e al loro paesaggio []

Franco Brevini

(Leggete la recensione completa di Simboli della Montagna cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Pronti… partenza… THULE! Questa sera, ore 21, RCI Radio!

Questa sera, otto ottobre duemiladiciotto, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, ricomincia RADIO THULE! E’ la prima puntata della nuova stagione 2018/2019, la XV per il magazine radiofonico da me curato e condotto, e in quanto tale come tutti gli anni è un po’ come il primo giorno di scuola: ci si ritrova – io e voi, ci si conosce se non ci si conosceva già prima, ci si racconta quello che si ha intenzione di fare, le idee, i progetti, le aspirazioni, ovviamente il tutto in un clima da “primo giorno di scuola” appunto, allegro, rilassato, e con il sottofondo (ma poi non troppo fondo e non troppo sotto!) di ottima musica: la tradizionale selezione musicale di alta qualità, appunto, una delle peculiarità fondamentali di RADIO THULE – ecco perché non è e non sarà mai un semplice “sottofondo”! Ma non mancherò già di darvi qualche interessante notizia, qualche spunto di riflessione o buon consiglio – in effetti RADIO THULE nasce per questo: per dare motivo di pensare, di cose leggere e divertenti tanto quanto di temi articolati e profondi – e, naturalmente (spero!), vi darò pure molti ottimi motivi per diventare fedeli ascoltatori della trasmissione, se non lo siete già!
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Thule?

«Ma cos’è, Thule? Cosa significa?»

Ecco, a proposito dell’imminente inizio della nuova, 15a stagione radiofonica di RADIO THULE: quante volte mi è stata sottoposta questa domanda! Alla quale è sempre un piacere rispondere così da svelare un tale “arcano” ma, appunto, visto che lunedì il programma riparte con cotanto nome ormai divenuto (nel suo piccolissimo, sia chiaro) “iconico”, questa volta gioco d’anticipo e spiego di seguito origine e significato di quella misteriosa parola, “Thule”.

Innanzi tutto, Thule è un luogo realmente esistente: è un piccolo villaggio della Groenlandia (750 abitanti, in lingua groenlandese Qânâq) a 77°35’ di latitudine nord, sulla costa prospiciente lo stretto di Nares; è l’insediamento umano più settentrionale del globo, abitato da Eschimesi. Vi si trova una base militare USA.
Questo piccolo insediamento umano sperso nelle vastità affascinanti del Grande Nord, si può ben dire che sia l’ultimo “frammento” dell’originario e sovrumano grande mito di Thule (altrimenti scritta Tule o Tile, come nell’estratto della Carta Marina di Olao Magno del 1539, in testa al post), una terra leggendaria citata per la prima volta nei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea (Pytheas), salpato da Marsiglia verso il 330 a.C. per un’esplorazione dell’Atlantico del Nord. Nei suoi resoconti (screditati da Strabone ma oggi considerati attendibili) si parla di Thule come di una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai, a circa sei giorni di navigazione dall’attuale Regno Unito. Nella Geografia di Claudio Tolomeo Thule è un’isola della quale si forniscono le coordinate (latitudine e longitudine) delle estremità settentrionale, meridionale, occidentale ed orientale.
L’identificazione della Thule di Pitea e di Tolomeo (non necessariamente coincidenti) è sempre stata problematica ed ha dato luogo a diverse ipotesi, anche per la generale inaccuratezza delle coordinate assegnate da Tolomeo a luoghi lontani dall’impero romano. Vari autori hanno identificato Thule con l’Islanda, le Isole Shetland, le Faroe o l’isola di Saaremaa. Attualmente la teoria più accreditata è quella che Pitea avesse dato il nome di Thule ad un tratto della costa norvegese.Nel corso della tarda antichità e nel medioevo il ricordo della lontana Thule ha generato un resistente mito: quello dell’Ultima Thule (termine già utilizzato dai Romani per definire tutte le terre “aldilà del mondo conosciuto”).
Il mito, che possiede molte analogie con altri apparati mitologici, ad esempio con quello dello Shangri-La hymalaiano, ha affascinato anche in epoca moderna. Esso è stato anche alla base della formazione di gruppi occulti come quello tedesco, assai inquietante, della “Società Thule” (Thule-Gesellschaft), creata attorno al 1920, la quale sosteneva che in Thule fosse da collocarsi l’origine della saggezza della razza ariana. In effetti, nel mito thuleano di una terra abitata da una razza umana sotto certi aspetti “superiore”, identificata sovente con il popolo degli Iperborei e organizzata in una società pressoché perfetta, si possono facilmente ritrovare alcune delle basi concettuali del concetto di “razza ariana” nazista, ritenuta superiore a qualsiasi altra e dunque inevitabilmente dominante sul mondo – una fantasticheria razziale (o razzista), questa, evidentemente per nulla legata alla popolazione artica considerata progenitrice di tutti i moderni Inuit canadesi e denominata anch’essa “Thule”, in tal caso con chiaro riferimento all’antica mitologia originaria.
Il mito di Thule diventò per tali evidenze anche antitetico, secondo alcuni interpretatori storici, a quello di Atlantide: ove questa si distrusse per l’irrefrenabile e ottusa vanagloria della propria civiltà, Thule si idealizzò nella propria stessa perfezione, in un senso quasi superumano. A ciò si deve ricondurre anche il detto “mirare (o tendere) all’Ultima Thule”, formula che richiama il mito di origine romana prima citato, col significato di “ambire ad un ideale superiore, puntare alla perfezione”.

Ok, questo è quanto, sperando pure che tutto ciò sia un ulteriore “buon” motivo per ascoltare RADIO THULE! Ergo, ribadisco: stay tuned!

Lunedì 08/10, ore 21, RCI Radio, RADIO THULE!

Lunedì 8 ottobre, ore 21, live in fm e streaming su RCI Radio… meglio che la telecronaca di Italia-Germania del 1970, meglio di quella dello sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna, pure di quella che descriverà il primo uomo su Marte, meglio persino della prima trasmissione radio di Marconi del 1924 e addirittura (oso affermare) dell’ascolto, ehm… della diretta del Festival di Sanremo del 1997 quando vinsero i Jalisse! Beh, forse.

Insomma: lunedì prossimo ricomincia RADIO THULE!

Sarà una stagione radiofonica così incommensurabilmente eccezionale che vi toccherà raccontarla ai vostri bisnipoti (e magari anche ai trisnipoti, me lo auguro per voi!) i quali la potranno sempre riascoltare in podcast, qui!

Save the date & stay tuned! Lunedì, ore 21, RCI Radio: non mancate!