Una settimana ancora all’arrivo de “Il Geopoeta”!

“[…] Questo testo è il completamento del lavoro di riflessione ed esplorazione di tutte le tematiche che hanno distinto l’originale cammino editoriale dell’autore. Le “boe” della sua narrativa vengono definite da quindici anni di viaggi, riflessioni, saggi, conferenze, reportage, attività in pubblico (incontri e soprattutto cammini geopoetici) che hanno originato quel percorso narrativo capace di prendere vita nelle storie che nascono tra il territorio e la presenza umana, soprattutto, sviscerando ancora più a fondo l’idea di una poetica della geografia, intesa come materia omnicomprensiva, inclusiva di tutto. Per tale ragione, il lungo capitolo 1 (“La geografia è poetica”) è una vera dichiarazione programmatica, politica e soprattutto poetica: creatività ispirata ed espressa con intenzione, alla ricerca di storie sempre nuove e viste da angolazioni non convenzionali. È la sfida dell’autore in cammino, nel viaggio come essenza per trovare “linguaggi e non parole.
(Dalla presentazione del libro sul sito di Bolis Edizioni. Qui invece potete trovare le altre presentazioni del libro in programma.)

Mark Hollis (1955-2019)

Quando in qualche chiacchierata più meno “ufficiale” mi ritrovavo a parlare di “spessore artistico” in ambito musicale pop, facilmente mi veniva da citare i Talk Talk. Famosissimi soprattutto per quei loro due brani di metà anni ’80, It’s my life e Such a shame, ma che poi, nel pieno del più grande successo immaginabile, decisero di cambiare strada, dirigendosi verso territori musicali e artistici molto più elaborati, più raffinati tanto quanto più ostici all’ascolto. La popolarità ne risentì parecchio ma la qualità artistica, già notevole nel periodo più “commerciale”, raggiunse vette notevoli (il loro ultimo LP, Laughing Stock, è considerato tra i migliori album rock di quegli anni e non solo), facendo diventare la band una delle più influenti del panorama post rock e consacrando il loro leader Mark Hollis, al quale si deve quel cambio di strada musicale, come uno dei più innovativi e geniali compositori tra gli Ottanta e i Novanta, molto apprezzato non solo dalla critica ma pure da tanti colleghi che sovente lo indicavano come fonte d’ispirazione – pur a fronte della tutto sommato esigua produzione musicale. E “innovativo” lo fu, Hollis, anche nella decisione ugualmente controcorrente di lasciare il mondo della musica a fine anni ’90, per dedicarsi alla propria vita privata.

Per ciò la sua dipartita, avvenuta ieri, è particolarmente triste. Come sempre, quando personaggi di tal levatura artistica – e di rimando culturale – se ne vanno.

(Nell’immagine, un ritratto di Mark Hollis fatta da Makkox e tratta dalla sua pagina Twitter.)

Mercoledì 13 marzo, Bergamo: “Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione”

È per me un grande onore essere nuovamente al fianco del leggendario Davide Sapienza per la presentazione del suo ultimo e fondamentale libro, Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, alle 18.30 di mercoledì 13 marzo a Bergamo nella Sala Viscontea dell’Orto Botanico, in concomitanza con la Giornata Nazionale del Paesaggio 2019. Intorno al libro, edito da Bolis Edizioni, chiacchiererò con Davide e con Elena Maffioletti, figura peraltro preziosa per la stesura del testo.

Già vi anticipavo qualcosa qui de Il Geopoeta e della sua importanza se possibile ancor maggiore, rispetto ad altri testi – senza affatto sminuirne i grandi valori letterari -, nella produzione di Davide Sapienza, del quale originale e distintivo cammino editoriale il libro fissa con grande forza espressiva i temi e le idee principali. Quindici anni fondamentali di un intenso tempo vitale in effetti anche più lungo in cui i viaggi, le riflessioni, i reportage e le attività con il pubblico hanno creato un percorso narrativo sempre vivo tra territorio e uomo, delineando l’idea geopoetica. “La geografia è poetica”, è creatività, ispirata ed espressa con intenzione, alla ricerca di storie sempre nuove e viste da angolazioni non convenzionali, una sfida in cui l’autore ricerca “linguaggi e non parole”.

I nove capitoli del libro sono un viaggio in luoghi reali, dove il lavoro geopoetico di Sapienza si sta svolgendo (come per esempio nel Nordland, regione dell’Artico norvegese, presso il Nordland Nasjonalparksenter), in luoghi trasfigurati, che sono geografia fisica e artistica, per arrivare alla geografia astrale. Sono queste le “avventure nelle terre della percezione”, luoghi ed esperienze solo in apparenza remoti, in cui la percezione riprende le redini del nostro vivere travalicando la geografia fisica per diventare luogo dell’immaginario: «Il geopoeta vede l’orizzonte oltre la mappa perché la geografia parla una lingua libera che ci conduce dalla percezione alla conoscenza

Fino a dopo la presentazione del 13 marzo il libro (che possiede il valore aggiunto di una bellissima opera di Samantha Torrisi in copertina) può essere acquistato solo in prenotazione, a prezzo speciale (per chi partecipa all’incontro, verrà consegnato all’ingresso) oppure nelle librerie, anche online: qui trovate le modalità per acquistarlo.
Ma certamente, inutile dirlo, sarà una gran bella e gioiosa cosa se potrete e vorrete partecipare alla presentazione che, grazie al Geopoeta e a Davide, sarà un’esperienza che vi resterà dentro vivida a lungo, ne sono sicuro.

Lino Banfi, l’Unesco, l’ItaGlia

«Credo che le commissioni fino adesso si siano fatte con persone che sono plurilaureate in questo, in quell’altro […] io voglio solo portare un sorriso dovunque.»

In effetti la notizia della nomina di Lino Banfi nella Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco sta facendo sorridere mezzo mondo.

D’altro canto Lino Banfi è uno dei più divertenti attori comici italiani, dunque sta reggendo benissimo il proprio ruolo nonostante la concorrenza degli altri, che stanno facendo ben più “ridere” seppur non si presentino come comici. Già.

(Nell’immagine: uno degli argomenti CUL-turali del quale Banfi potrebbe ben farsi garante, nell’ambito della suddetta Commissione Unesco.)

Riscaldamento globale, raffreddamento cerebrale

Due postille personali riguardo la topica apparsa sulla copertina de Il Messaggero dello scorso 5 gennaio, sulla quale in numerosi hanno inesorabilmente ironizzato e polemizzato (qui il sito Butac.it riassume bene la vicenda, inclusa la smentita assai ambigua diffusa dal quotidiano il giorno dopo):

  1. Tra gli innumerevoli figli che la madre dei cretini sforma a getto continuo e, a quanto pare, con crescente frequenza, qualcuno è stato assunto come titolista nelle redazioni dei quotidiani italiani;
  2. Che una tale scempiaggine possa apparire sulla prima pagina di un quotidiano nazionale, senza che nessuno si renda conto della sua tragicomicità, è uno di quegli episodi che, insieme a troppi altri, mi rende assai pessimista sulla reale capacità di comprensione, da parte di molte persone e dell’opinione pubblica in generale, della situazione di cambiamento climatico-ambientale in essere e della portata concreta delle sue conseguenze.

Insomma, non solo non si “allontanano” per nulla i timori per il riscaldamento globale, ma si avvicinano sempre più quelli per il raffreddamento cerebrale di certi individui ovvero per l’ignoranza in diffusione pandemica dacché ben coltivata in tal senso – scientemente o meno.