Alla faccia della siccità

Condivido pienamente e rilancio la denuncia che qualche giorno fa l’amico Michele Argenta ha diffuso, ad esempio sulla sua pagina Facebook dalla quale l’ho tratta.
Continuare a leggere o sentire sui media d’informazione gli allarmi, anche istituzionali, per la grave situazione di siccità che già si presenta in Nord Italia e lungo le Alpi scarsamente innevate e per quanto di ancora peggio potrebbe avvenire la prossima estate se non vi saranno precipitazioni abbondanti, e al contempo leggere che i comprensori sciistici continuano a consumare acqua per produrre neve artificiale come se nulla fosse, per di più annunciando di farlo con un tono che suona alquanto presuntuoso, non è definibile come “criminale” solo perché non esistono leggi che lo sanciscono. Ma dal punto di vista morale, ambientale, culturale, civico, un comportamento del genere dettato dalla mera volontà di salvare i propri tornaconti a dispetto di qualsiasi altra cosa e di chiunque altro che dall’industria sciistica non tragga benefici, è difficile non definirlo delinquenziale. Pur cercando (con sforzi immani) di comprendere le ragioni dei gestori delle piste da sci, ma senza per questo potersi alienare dalla realtà dei fatti o fregarsene del tutto come essi sembra facciano pervicacemente.

Ecco: ormai lo sci, per come spesso si manifesta, oggi pare sempre più un’alienazione rispetto alla realtà montana. Non altro di presumibilmente positivo, tutt’altro.

COP 27?

In Egitto, paese noto tanto per la difesa dell’ambiente quanto dei diritti umani, è in corso la COP 27, l’ennesima conferenza sul clima nella quale si sta discutendo come non superare un certo aumento delle temperature sul pianeta oltre il quale formalmente siamo già andati da tempo e che tutto sommato resta l’appuntamento principale, a livello globale, per poterci illudere che si stia realmente facendo qualcosa, per i cambiamenti climatici – se a favore o contro non si capisce ancora bene.
In ogni caso forse molti si chiederanno: ma l’acronimo “COP” che significa?
Provo a suggerire qualche ipotesi:

Conferenza
Obiettivamente
Puerile

Circostanza (per)
Ostentare
Pochezza

Club (di)
Oltranzisti (delle)
Perversioni

Combutta (per)
Oltraggiare (il)
Pianeta

Congresso (degli)
Oppressori
Paludati

Convegno
Organizzato
Pernulla
(licenza lessicale)

Cassœula
Oss büs
Panetùn
(ipotesi tuttavia valida non per quella in corso ma per una futura edizione milanese della conferenza)

Crapula,
Orge (e)
Porcherie

Magari anche voi avete ipotesi da suggerire al riguardo?

Un (altro) allarme utile

Si può leggere quotidianamente sui media, a fronte di motivi vari più o meno gravi, di allarmi per carenze di materie prime, allarmi per carenze di combustibili fossili e di loro derivati, di energia, di carta, allarmi per carenze di sementi, di fertilizzanti di alimenti nei supermercati, per carenze di microchip…

Ok, ci sta, è comprensibile.

Ma qualche allarme anche per (palese) carenza di intelligenza o di buon senso, ogni tanto? No?

Gli incendi dolosi sono atti di terrorismo

Tre immagini assai eloquenti – tratte dal web – dell’incendio che nei giorni scorsi ha devastato i monti dell’alto Lago di Como, una zona che personalmente conosco benissimo. In particolare, l’immagine notturna riprende le fiamme vicine al millenario Tempietto di San Fedelino, un piccolo/grande gioiello di storia e d’arte posto sulle rive del Lago di Mezzola, appena a nord del Lago di Como.

Ciò per ribadire una cosa della quale sono profondamente convinto (già ne disquisivo qui al riguardo): il paesaggio, e il territorio naturale che ne è fonte, sono cultura, ovvero bagaglio e patrimonio culturale – con i tesori architettonici e artistici che contengono – degli abitanti di quel territorio e di chiunque possa fruire di quella bellezza, dunque di tutti. Per tale motivo, gli incendi dolosi (e sono tali nella stragrande maggioranza dei casi, ancorché colposi – ma gli avvisi di non accendere fuochi all’aperto stanno girando ovunque da giorni, impossibile ignorarli), con la terribile devastazione che provocano alla Natura, agli animali, alle persone e alle cose ma pure al paesaggio, all’identità culturale dei luoghi, alla relazione tra essi e chi li vive, devono essere considerati alla stregua di atti di terrorismo e conseguentemente puniti. Ne più ne meno.

Ribadisco ancora: sono attentati terroristici. Chi li cagiona, ancor più se consapevolmente, va punito nel modo più radicale possibile. Punto.

“Le” Parole – 10, FOBÌA

Parole fondamentali, dal significato certo e prezioso ma, forse, dalla reale cognizione e comprensione vaga, vacua, fallace se non perduta. Definizioni tratte dal vocabolario Treccani che riproduco qui, per generare una riflessione sul loro senso, sulla nostra conoscenza e consapevolezza di esse, sulla loro presenza nel mondo in cui viviamo e nella nostra esistenza quotidiana.
La parola di oggi è:

fobiaE’ una vita costruita sempre più sulla base della fobìa, la nostra contemporanea, ovvero di innumerevoli paure, timori, apprensioni, terrori, allarmi – alle cui peculiarità viene ridotto tutto ciò che non è “ordinario”. Una società che impone di perseguire fini di sicurezza e di autostima pressoché assoluti – almeno tanto quanto esteriori e superficiali – di contro ha ormai da tempo attivato un meccanismo di produzione di fobìe sfrenato e inarrestabile, il quale non solo annienta rapidamente qualsiasi certezza (rendendola, ove si manifesti, parecchio ridicola) ma pure indebolisce tremendamente la società e la sua consapevolezza culturale. Ci rende simili a bambini spauriti i quali, per la paura dell’uomo nero che ci dicono sia nascosto dell’angolo più buio sella stanza, ci obbliga a ripararci sotto le coperte piuttosto che fare il gesto più semplice e logico: accendere la luce.
Ma, forse, sarebbe meglio dire ci rendono simili: perché – lo dice la definizione stessa – le fobìe obbligano a determinati comportamenti, sovente di irragionevole fuga o nascondimento dalla paura suscitata, dacché non possono essere dominate. Se non da chi le genera e le diffonde ad hoc, dominando poi di conseguenza chi ne prova il timore, naturalmente.