Un nuovo libro #3

Eccovi un ennesimo indizio fotografico, ovvero uno scorcio della città che fa da scenografia vivida e “attrice” assolutamente protagonista del mio prossimo libro, che uscirà suppergiù tra un mese.

Esatto, il mio nuovo libro, dopo Lucerna, il cuore della SvizzeraDel quale rappresenta – se mi è concesso di dire – un’evoluzione tanto naturale quanto originale. Salvo imprevisti, o rapimenti alieni che nelle prossime settimane dovessero far sparire il personale della tipografia dell’editore, sarà in vendita nei primi giorni di ottobre.

Questa volta l’indizio è talmente facile che mi potrei quasi autodenunciare per eccesso di magnanimità! Ribadisco: se intuite ovvero indovinate di che città si tratta (mi riferisco a chi invece non ci sia già arrivato con i precedenti indizi, ovvio!), avete già scoperto una parte importante della storia narrata; se ancora non ci riuscite… be’, continuate a seguire il blog, tanto lo intuirete che prima o poi mi toccherà rivelarlo quel nome, no?

Un nuovo libro #2

Eccovi un altro indizio fotografico, ovvero uno scorcio della città che fa da scenografia vivida e “attrice” assolutamente protagonista del mio prossimo libro, che uscirà molto presto.

Esatto, il mio nuovo libro, dopo Lucerna, il cuore della Svizzera. Del quale rappresenta – se mi è concesso di dire – un’evoluzione tanto naturale quanto originale. Salvo imprevisti, o meteoriti che nelle prossime settimane dovessero distruggere la tipografia dell’editore, sarà in vendita a breve.

È già più facilitante questo nuovo indizio, anche se forse a molti non sembrerà così, ma vi assicuro che raffigura un angolo assai caratteristico del luogo in questione – è uno dei tipici e più fotografati cortiletti del suo centro storico. Se intuite ovvero indovinate di che città si tratta (mi riferisco a chi invece non ci sia già arrivato, ovvio!), avete già scoperto una parte importante della storia narrata, altrimenti… seguite il blog e nei prossimi giorni avrete ulteriori indizi!

Un nuovo libro

Quello nella fotografia è uno scorcio della città che fa da scenografia vivida e “attrice” assolutamente protagonista del mio prossimo libro, che uscirà a breve.

Sì, il mio nuovo libro, dopo Lucerna, il cuore della Svizzera. Del quale rappresenta – se mi è concesso di dire – un’evoluzione tanto naturale quanto originale.

Se intuite ovvero indovinate di che città si tratta, avete già scoperto una parte importante della storia narrata, altrimenti… seguite il blog e nei prossimi giorni avrete ulteriori indizi!

Il monte di Ponzio Pilato

“Il Pilatus è la montagna di Lucerna. Le si staglia all’orizzonte settentrionale, immancabile ogni qualvolta si guardi in quella direzione da qualsiasi angolo della città. Basta voltare un angolo, infilare lo sguardo tra una torretta merlata e un cornicione e ne vedi la vetta. È una sorta di sobborgo cittadino fatto di magri pascoli e pinnacoli rocciosi, che quasi di colpo si innalzano dall’hinterland collinare lucernese, dolcemente ondulato e virente. Non è incombente, opprimente, non ruba lo sguardo dal panorama cittadino, non oscura paurosamente le acque del lago e non rovina in qualche rude e selvaggio modo l’elegia urbana; ma c’è, inevitabilmente, ed è proprio lì dove un attento fotografo o pittore lo metterebbe per avere il miglior sfondo possibile all’immagine della città. Il più bravo attore non protagonista in un film da nomination all’oscar (con vittoria pressoché certa per la scenografia).
Ma per lungo tempo la superstizione popolana che nei solchi delle profonde vallate alpine s’ammantava sovente di grottesco bigottismo aveva bollato il Pilatus con lo status di “monte maledetto”. Mons Pilatus, ovvero “Monte di Pilato”. Sì, lui, Ponzio.
Fin dall’antichità gli abitanti della regione del Pilatus credevano che il piccolo lago nell’incavo dell’Oberalp fosse la causa delle terribili catastrofi meteorologiche della zona: non appena la superficie di questo laghetto si increspava, si verificavano tempeste devastanti. Gli abitanti temevano l’anima errante di Ponzio Pilato, che il venerdì Santo emergeva puntualmente dalle acque per lavarsi le mani insanguinate”.
Pilato suicida, consumato dal rimorso per aver mandato a morte il Cristo, il cadavere gettato prima nel Tevere e poi nel Reno che lo rifiutarono causando gravi inondazioni, infine immerso nel piccolo laghetto di Oberalp, sul versante settentrionale del Mons Fractus, come si chiamava prima la montagna. Da qui la credenza che dal Pilatus si scatenassero le peggiori tempeste. Finche, nel 1585, “il curato di Lucerna, con un drappello di coraggiosi cittadini, scalò il Pilatus con l’intento di sfidare lo spirito maligno. Gettarono pietre nel laghetto, agitarono le acque e vi camminarono attraverso, ma lo spirito non reagiva: la maledizione era infine spezzata. Per essere proprio sicuri che l’anima di Ponzio Pilato la smettesse di provocare tempeste, nel 1594 si decise di scavare una breccia nel laghetto e di prosciugarlo. Solo 400 anni dopo, nel 1980 si osò ripristinare la diga: il tranquillo laghetto ha così ripreso vita. E lo spirito di Ponzio Pilato riposa in pace.

(Tratto da Lucerna, il cuore della Svizzera: cliccate qui per saperne di più e per acquistare il libro. L’immagine in testa al post è tratta dal profilo Instagram di Pilatus Bahnen Ag, pilatus.ch.)

Dischi volanti

(Ribadisco: è da tempo che vorrei scrivere un’opera umoristica “assoluta”, talmente comica da risultare pericolosa perché potrebbe far morire dal ridere chiunque la legga. Non so se ce la farò, anzi, in effetti spero di no, prima che mi accusino di strage! Però ci sto provando, la sto scrivendo: non sarà “assoluta” ma lì sto mirando, per quanto ne posso essere capace. Di seguito ne trovate un frammento – ne trovate anche altri, nel blog: cercateli qui. Buona lettura!)

Ho finito di cenare, decido di scendere in cortile con Sandro per farlo zampettare un po’. È quasi l’imbrunire, ma il cielo è ancora sufficientemente chiaro per vederci abbastanza bene.
D’un tratto, una piccola sagoma nel cielo attrae la mia attenzione, sopra il profilo dei palazzi d’intorno. Sembrerebbe un aereo, solo che di aerei in quel tratto di cielo non ne ho mai visti passare, e a quest’ora.
La sagoma si muove, ondeggia un poco, pare si stia avvicinando e diventa via via più nitida, al punto che quel pensiero inizialmente un po’ assurdo balzatomi in mente diventa a sua volta sempre più sostenibile.
«Porca putt… un UFO!»
Lascio il guinzaglio di Sandro, tanto è qui sul prato tranquillo, prendo subito il telefonino. Giro un video, sono eccitatissimo… sto riprendendo un’astronave aliena!
Traguardo l’oggetto attraverso il display, si fa sempre più grande e ora la sagoma da tipico “disco volante” è evidentissima… sembra girare su se stesso e fluttuare leggero nell’aria, emanando piccoli brillii… non so quanto sia distante, o quanto si stia avvicinando, attraverso il telefonino le distanze diventano difficilmente percepibili e poi sto cercando di zoomare l’immagine per avere una prova ancora più indubitabile… ma ora dev’essere veramente vicino, mi impegno a mantenerlo al centro del display, sembra passare sopra il palazzo qui di fronte… accidenti che emozione! Regolo ancora lo zoom, spero che le immagini non escano sfocate… si sta abbassando, sì, è ancora più vicino, vicinissimo…
…E poi all’improvviso entra nell’immagine Sandro, che con un balzo nemmeno tanto atletico prende il disco in bocca e trotterellando placidamente me lo riporta.

Ah.
Ma è il mio frisbee da competizione! Quello che avevo lanciato l’altro ieri ai giardini pubblici con un po’ troppa foga… l’avevo visto volare via oltre la recinzione dei giardini, così pensavo di averlo perso.
Ehm…
Be’, porca miseria! Un’efficienza di volo notevolissima, non c’è che dire.
Già.
Dai, Sandro, torniamo su. Niente invasione aliena, stasera. E la prossima volta ai giardini pubblici giochiamo solo con la palla, ok?