Appuntamenti mancati (dal dentista)

Ma dovevo andare dal dentista io! È la seconda volta che me ne dimentico. Cribbio, mi secca. Quando ho deposto l’orologio in una scarpa accanto agli abiti ce l’avevo ancora in testa. Mi secca, cribbio. Tanto più che il dentista s’arrabbia, e non ha tutti i torti, anche se con me bisogna dire che per solito è d’una cortesia straordinaria e mi parla persino di Schiller e di politica. Domani è giovedì, non c’è, lavora in un’altra borgata, dentro a bocche più rustiche e neglette, di montanari. Quando non lo sapevo mi è naturalmente capitato di farmi vivo un pomeriggio di giovedì, ho suonato il campanello, non iroso, dléndlen, trocheo, e mi ha aperto la donna delle pulizie, bergamasca della Val Cavallina, abbiamo conversato nel suo dialetto.

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.35.)

Conoscersi (in fotografia)

Venne, preceduto da articoli celebrativi in entrambi i giornali della città, uno dei più fini dicitori italiani, forse il più grande del secolo, e io stesso fui incaricato di andarlo a ricevere alla stazione. Prima di mettersi a letto con la febbre, il presidente me lo aveva descritto in modo che non potevo confonderlo con altri viaggiatori: magro, lungo, soprabito al braccio, valigia…, non potevo sbagliarmi in una piccola città come Bellinzona.
«Potremmo dire di conoscerci, quasi», disse stringendomi con bella energia la mano.
«Ah, non ricordo.»
«Ci siamo visti in fotografia, tanto tempo fa.»

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.55.)

A Troia

Ma nessun conferenziere si fece attendere come il Bordinelli economista della detta scuola, che non arrivava mai, così che una vecchina, per tanti anni membro del comitato, addetta soprattutto alle castagnate, si alzò arrabbiatissima: «Non è accettabile – gridò, – vorrei proprio sapere dove è andato a cacciarsi questo Bordinelli!»
«Sarà andato a troia, io lo conosco bene», disse un bello spirito che non andava mai alle conferenze ed era sul punto di addormentarsi.
E la vecchia: «A Troia? Così lontano?»

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.54.)

In Piazza del Sole

Recatevi, una sera limpida di tardi autunno, poco prima che venga notte, in Piazza del Sole; fermate i passi di qua del cerchio luminoso entro cui continua la vicenda degli uomini; guardate, di fronte, la gran massa cupa compatta della rupe, si cui sta, affilato come in un’attonita attesa, il Castello d’Uri: nell’intenta contemplazione accoglierete nell’animo una voce intensamente segreta e, malgrado il muto urto del tempo, consolante.

(Giorgio Orelli, Pomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.13-14.)

Alessandro Busci, Lugano

Se siete di/a Lugano, se dovete andarci o se volete visitare la bella città elvetica sull’omonimo lago, da martedì 7 maggio dovete passare da The View a visitare La Montagna e il Cielo di Alessandro Busci, allestita nella location di Paradiso in collaborazione con Imago Art Gallery.

Dovete farlo perché le opere di Busci sono di rara potenza estetica ed evocativa, talmente intense nel loro spessore materico e al contempo raffinate, oniriche, capaci di rappresentare elementi pur fortemente identitari dei paesaggi in cui viviamo – le montagne, in tal caso – sospendendoli in una dimensione nella quale si compendia la consistenza della loro presenza ma pure la poetica dei significati di essa. Sono dunque immagini possenti di Genius Loci vibranti, che sembrano realmente fremere negli addensamenti cromatici sulla superficie pittorica e al di fuori di essi ma la cui possente intensità non si fa mai troppo sfacciata, mai troppo invadente allo sguardo, semmai dialogando direttamente con la mente e lo spirito – proprio come accade nella relazione tra l’uomo e il paesaggio intessuta attraverso la comprensione e la sintonia con il genio, con l’essenza più profonda di esso.

La grandezza di Alessandro Busci – cioè una delle sue tante doti artistiche – sta proprio nel saper intessere una tale relazione, così speciale, profonda e – per certi aspetti – antropologica, tra le sue opere e chi in fronte ad esse le osserva. Lo sa fare con opere che ritraggono paesaggi urbani (i grattacieli milanesi, ad esempio) oppure elementi tecnologici (aeroporti e aerei, per dire), inutile dire come questa sua dote diventi ancora più evidente con elementi già per natura iconici e materialmente referenziali come le montagne…

Insomma, ribadisco: se potete, passate a visitare La Montagna e il Cielo: è una bella e intensa esperienza culturale, che vi lascerà nell’animo cromatici scintillii di bellezza e di poesia. Intensa come la roccia dei monti, leggera come il cielo che li sovrasta.