Una bella e intensa serata a Sondrio, per il Lago Bianco

È stato un grande privilegio anche per me partecipare attivamente, giovedì sera a Sondrio, all’incontro dedicato alla causa a difesa del Lago Bianco del Passo di Gavia organizzato dal Circolo Culturale “Oltre i Muri”, che ringrazio di cuore per avermi coinvolto.

Lo è stato per diversi motivi, tutti significativi e importanti, dei quali ne voglio citare un paio: in primis perché è stato bello mettere tutti insieme in chiaro, come scritto dai referenti del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”,  che lo stralcio del progetto deciso dal Comune di Santa Caterina Valfurva – il quale formalmente pone la fine ai lavori presso il Lago – non è il punto di arrivo ma è il punto di partenza dell’azione corale che il Comitato ha guidato così bene. C’è ancora molto da fare e solo quando l’ultimo filo d’erba strappato nel territorio interessato dal cantiere sarà ricresciuto naturalmente ci si potrà veramente dire soddisfatti, anche se temo che nulla cancellerà lo sconfortato rammarico di aver visto perpetrata ad un luogo così speciale una tale scriteriata violenza ambientale, trasgredente qualsiasi norma, regolamento, legge vigente per tali circostanze eppure portata fin quasi all’inevitabile. Come rimarca il Comitato, il Parco Nazionale dello Stelvio deve tornare ad essere l’integerrimo garante di asset naturalistici inestimabili e certi scempi non dovranno più essere ripetuti, altrimenti non ha veramente più senso che esista un Parco, lassù; Regione, Provincia, Comune, Associazioni insieme al Parco stesso devono lavorare all’unisono ad una tavola rotonda per ripristinare il danno arrecato, affinché la rinaturalizzazione e la bonifica del Lago Bianco avvenga con metodi, tempi e dettagli certi ed inoppugnabili. Non ci sono alternative.

[Foto di Fabio Scola, tratta dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia).]
In secondo luogo, è stato bello constatare che se pure a volte ci si lascia prendere dalla convinzione che certi interventi tanto impattanti e degradanti imposti alle nostre montagne siano in qualche modo motivati dalla volontà e dal consenso di una “maggioranza” turistica, speso presunta dai soggetti che promuovono quegli interventi, in verità sempre più persone, residenti in montagna o altrove, villeggianti abituali, turisti occasionali, frequentatori e appassionati in vari modi dei monti, si rendono ormai conto che certe cose non vanno più fatte, certe opere, certi progetti certe idee sullo “sviluppo” turistico ma non solo delle montagne non devono più essere prese in considerazione perché non è più il tempo di farlo, non è più il mondo nel quale tali azioni possano essere ammesse e accettate. È una maggioranza sempre più assoluta ma spesso silente e frequentate i luoghi montani meno turistificati, per questo meno visibile rispetto a quella parte minoritaria che invece, ad esempio, affolla insulsi ponti tibetani, si mette in coda alle funivie e inonda i social media di banali selfies senza nemmeno sapere il luogo nel quale stanno. Una minoranza per tutto ciò e per il resto di affine più rumorosa, quindi facilmente strumentalizzabile da chi vuole imporre alle montagne la turistificazione più bieca e impattante – ma minoranza: e lo sarà sempre di più, anche grazie all’opera esemplare dei ragazzi del Comitato “Salviamo il Lago Bianco” e di tutta la maggioranza forse silente ma che ad esempio ieri sera ha riempito al massimo la Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio, dove si è svolto l’incontro, trattenendosi poi dopo la fine per manifestare il proprio appoggio e il consenso alla battaglia per il Lago Bianco e per qualsiasi altro territorio montano (ma non solo) così deprecabilmente minacciato e assaltato.

[Il Lago Bianco lo scorso autunno, sovrastato dal Corno dei Tre Signori, in una foto tratta dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)”.]
Dunque, come detto, il “cammino” a difesa del Lago Bianco continua e continuerà fino a che la meta finale suddetta sarà raggiunta: e speriamo di essere sempre di più a condividere quel cammino, sempre più attivi, sempre meno silenti, perché in questo modo i risultati si ottengono e anche le iniziative più scellerate devono fare i conti con la realtà effettiva delle cose, con la logica e con la giustizia. Camminiamo per ciò tutti insieme, per il bene delle nostre montagne, del loro futuro e del futuro di tutti noi.

Per leggere nella sua interezza il post sulla serata di Sondrio pubblicato dal Comitato “Salviamo il Lago Bianco” cliccate sull’immagine in testa a questo articolo, e ovviamente seguite la pagina del Comitato per restare aggiornati sulla vicenda.

A Sondrio, questa sera

Questa sera io e altri prestigiosi amici saremo qui ⇑, e spero che potrà esserci anche chiunque sia di zona o in zona: tutti insieme in difesa del Lago Bianco del Passo di Gavia, fino a quando il cantiere che ne ha sfregiato le rive sarà inequivocabilmente chiuso e l’ultimo filo d’erba strappato sarà ricresciuto. Per il bene del Lago Bianco e di ogni altro luogo minacciato da progetti e opere così scriteriate e devastanti.

A stasera!

Una bella notizia dal Lago Bianco – anche se…

È una bella notizia quella dello stralcio dei lavori al Lago Bianco del Passo di Gavia, uno dei progetti più devastanti e formalmente delinquenziali che si siano mai visto in atto sulle nostre montagne. Inutile affermarlo che lo sia, anche per come dimostri che di fronte a tali scelleratezze non bisogna mai restare zitti. Mai. Bisogna sempre denunciare, accusare, attivarsi per la difesa dei nostri territori montani e non, quando assaltati in modi così ignobili, e del loro futuro – che è il nostro futuro, sia chiaro. Davide può sconfiggere Golia, come già altri hanno denotato al riguardo, anche quando Golia si fa forte di una prepotenza politica che si permette di storcere il proprio potere amministrativo per adattarlo ai biechi tornaconti perseguiti alla faccia di chiunque altro: montagne, ambiente, natura, comunità.

È una notizia bella, sì, ma non bellissima, e lo affermo non perché voglia fare il pessimista ad oltranza. Semmai perché trovo comunque sconcertante che si sia potuti arrivare fino a questo punto, che si sia in ogni caso cagionato un danno così tremendo ad un territorio prezioso e delicatissimo quale è quello del Lago Bianco prima di riuscire a bloccare i lavori, che degli enti politici locali si siano permessi di danneggiare il territorio ad essi affidato in gestione in barba non solo alle leggi vigenti ma pure a qualsiasi buon senso, a qualsiasi rispetto e sensibilità verso le (loro) montagne, a qualsivoglia etica, che (cosa forse più grave di tutte) il tutto sia avvenuto con il silenzio-assenso di un parco nazionale – dello Stelvio nel suo settore lombardo, naturalmente – il quale ha lasciato che in una zona di massima tutela del proprio territorio venissero eseguiti dei lavori così devastanti per uno scopo tanto insostenibile. Infine, è sconcertante che si sia dovuto impegnare uno sparuto gruppo di semplici cittadini certamente appoggiati dal consenso di molti altri ma in fondo piccoli Davide contro un Golia che, in buona sostanza, si è fatto forte anche dell’omertà di tanti altri soggetti che avrebbero potuto e dovuto parlare di fronte a quanto vedevano accadere al Lago Bianco e invece, evidentemente, hanno preferito voltarsi dall’altra parte e starsene zitti. Un atteggiamento indegno, non c’è altro da aggiungere.

Tuttavia, ribadisco, questa è una bella notizia per come rappresenti un caso esemplare da imitare ovunque vi siano territori di pregio minacciati da progetti e opere spregevoli. Mai stare zitti, sempre denunciare e chiedere conto ai responsabili delle loro scriteriate azioni, sempre! Per ciò, e per quanto ho osservato fino a qui, questa bella notizia diventerà bellissima, in modo totale e compiuto, quando altrettanto compiuta sarà la rinaturalizzazione delle rive del Lago Bianco (nella speranza che alcuni danni perpetrati non siano irreparabili), quando si chiederà pienamente conto delle responsabilità e dell’etica politica di chi ha permesso i lavori e quando l’esempio del Lago Bianco diventerà la norma per ogni vicenda simile in corso o in sviluppo sulle nostre montagne.

Per tutto questo, e per approfondire ancora di più e meglio la questione e il suo portato, ci vediamo giovedì 2 maggio alle ore 20.45 a Sondrio, come riportato nella locandina qui sotto. Un incontro che, alla luce degli ultimi aggiornamenti del “caso Lago Bianco”, assume un valore ancora più emblematico e al quale è veramente importante partecipare.

P.S.: qui trovate tutti gli articoli che ho dedicato alla vicenda del Lago Bianco.

Giovedì 2 maggio a Sondrio per il Lago Bianco (e per tutte le nostre montagne!)

Giovedì prossimo, 2 maggio, potrò fare una cosa alla quale tengo veramente molto e ne sono alquanto felice: sostenere la causa in difesa del Lago Bianco del Passo di Gavia dal devastante progetto sciistico che lo interessa. A Sondrio, alle 20.45, nell’incontro organizzato dal Circolo Culturale “Oltre i Muri” presso la Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio, nel centro del capoluogo valtellinese, insieme ad altri prestigiosi relatori. Trovate i dettagli nella locandina qui sopra riprodotta, cliccateci sopra per ingrandirla.

Credo sia un appuntamento estremamente significativo e importante: quanto è stato fatto al Lago Bianco rappresenta uno degli assalti più assurdi e demenziali, ma per certi aspetti anche delinquenziali, portati alle nostre montagne, peraltro in un luogo meraviglioso, dotato di altissime valenze ecologiche e naturalistiche, posto nella zona di massima tutela del Parco Nazionale dello Stelvio. Un caso emblematico che pone moltissime domande alle quali devono essere date risposte chiare e inequivocabili. Giovedì, a Sondrio, proveremo a fornirle e far comprendere non solo cosa di tanto grave è successo al Gavia ma anche, e soprattutto, cosa non deve e non dovrà più accadere.

Segnatevi l’appuntamento: se siete di zona o in zona, mi auguro vorrete partecipare e, anche così, dare sostegno alla causa in difesa del Lago Bianco, un gioiello alpino inestimabile che non possiamo permetterci di perdere. Grazie!

P.S.: iscrivetevi al gruppo Facebook “Salviamo il Lago Bianco“!

P.S.#2: invece qui trovate tutti gli articoli che ho dedicato alla vicenda del Lago Bianco.

Un collegamento sciistico tra Colere e Lizzola? Idea interessante. Se fossimo nel 1964!

Quello che prevede di unire i comprensori sciistici di Colere e Lizzola, tra Val di Scalve e Valle Seriana (provincia di Bergamo), è un progetto veramente interessante.

Sì, se fossimo nel 1964.

Invece ora, anno 2024, appare sotto tutti i punti di vista come un’idea insensata e deleteria. Non solo per il clima in divenire, non perché le piste si troverebbero per gran parte sotto i 2000 m di quota e in esposizioni sfavorevoli, non soltanto perché andrebbe a intaccare zone montane delicate e per questo già tutelate ambientalmente, ma soprattutto perché nuovamente inganna la comunità locale facendole credere di sostenerne l’economia quando invece la zavorrerà ancor più di ora, di contro senza che si faccia nulla di concreto per avviare un autentico sviluppo socioeconomico locale con un progetto strutturato e di ampie vedute temporali che metta in rete tutte le numerose potenzialità del territorio – anche quelle turistiche, ma finalmente contestuali al luogo e alla realtà attuale – mantenendo al centro le necessità e il futuro della comunità residente. D’altro canto, appunto, non siamo più negli anni Sessanta: oggi non può più esistere un turismo che risulti attrattivo per i visitatori se prima non contempla come interesse primario il bene del territorio, del paesaggio e della sua comunità. Ma, con tutta evidenza, questa è una realtà che chi vuole sfruttare senza limiti le montagne soltanto per fare soldi non vuole che si dica.

Ma ragioniamoci sopra insieme, e mettiamo che abbiate a disposizione un appezzamento di terreno bello ma posto su un versante che ha problemi di stabilità, circa il quale innumerevoli studi geologici dicono che prima o poi franerà. Non subito e non si sa con che volumi di frana ma è pressoché certo che succederà perché in loco ci sono tutti i sintomi che lo prevedono. Ecco; su questo appezzamento di terreno voi ci costruireste sopra una casa, grande e bella non badando a spese, annunciando pure che una volta costruita darete tutti i giorni feste per la gioia e il divertimento dei vostri amici?

Io credo che – per essere chiari e schietti – solo un tizio un po’ folle s’arrischierebbe in un’impresa del genere buttandoci dentro un sacco di soldi. Un tizio un po’ folle e pure mascalzone nel caso che i soldi siano pubblici.

Be’, è nel principio ciò che accade con certi nuovi progetti di infrastrutturazione sciistica (la casa da costruire) in territori montani per la gran parte al di sotto dei 2000 metri di quota come quello con il quale si pensa di unire i comprensori di Colere e Lizzola, a fronte della realtà ambientale corrente (l’appezzamento di terreno) e dei report climatici che elaborano ciò che accadrà negli anni prossimi (gli studi geologici). Non solo: nonostante il loro rischio palese e la possibilità di fallimento quasi certa, quasi sempre tali infrastrutturazioni vengono finanziate parzialmente o totalmente con soldi pubblici, sovente sottratti ad altre opere che sarebbero ben più utili e vantaggiose per il territorio e i suoi abitanti.

[In questa mappa ho evidenziato la posizione dei due comprensori di Lizzola e di Colere, distanti circa 5 km in linea d’aria nel punto di maggior vicinanza, con linea tratteggiata blu i nuovi impianti che si dovranno necessariamente realizzare e, con il simbolo triangolare, la posizione del tunnel dotato di tapis roulant con il quale si vorrebbero “unire” i due comprensori. Si notino le quote interessate, quasi sempre sotto i 2000 metri, e l’esposizione, ampiamente sfavorevole. Cliccate sull’immagine per ingrandirla.]
Forse, invece che andare a intervenire sul terreno in quel modo, sarebbe il caso di metterlo in sicurezza e poi di renderlo fruibile in modi ben più consoni e meno impattanti, così valorizzandolo molto meglio e con molte più possibilità di farne un bene redditizio (non solo economicamente) per tutti, non credete?

Eppure, con tutta evidenza, certi soggetti privati ma soprattutto pubblici i quali malauguratamente hanno tra le mani la sorte delle nostre montagne pensano ancora di essere immuni a qualsiasi “frana”, a qualsiasi cambiamento climatico e ambientale, a qualsiasi evoluzione sociale, culturale, economica e politica dei loro territori montani, e in tale stato di alienazione spaziale e temporale – forse appunto pensano che siamo nel 1964, non nel 2024! – continuano a proporre progetti sciistico-turistici fuori di senno e di qualsiasi logica. Perché a considerarli per quanto prevedono sono progetti indubbiamente belli, intriganti, ben fatti: ma, appunto, non è che se una villa è bella e ben progettata potrà stare in piedi se costruita su un terreno che non regge. Crollerà comunque, prima o poi, vanificando qualsiasi bontà originaria e il relativo investimento sostenuto nonché cagionando danni pure a ciò che avrà intorno. Progetti sciistici che avrebbero avuto senso cinquanta o sessant’anni fa oggi non lo hanno più, con tutta evidenza. Inoltre, tali iniziative non rappresentano soltanto un rischio in sé ma ne determinano uno anche per l’intera comunità del territorio che ne è soggetto: l’esatto opposto di ciò che viene dichiarato a loro sostegno, ovvero che rappresentino «una salvaguardia per la sopravvivenza di intere comunità» (motivazione copia-incolla sempre presentata in tali circostanze, non avendone altre giustificabili da sostenere. Ma come possono salvaguardare una comunità se non considerano per nulla i rischi principali che minacciano quella comunità, anzi li sfruttano a proprio vantaggio senza tener conto delle inevitabili conseguenze che ricadranno sulla stessa comunità? Come possono pensare alla sua sopravvivenza se progetti del genere evitano proprio l’obiettivo fondamentale che dovrebbero perseguire, ovvero l’elaborazione della resilienza necessaria alla realtà corrente e futura (non solo dal punto di vista ambientale, ribadisco) che il territorio necessita non solo per sopravvivere ma per vivere, e nel modo più proficuo possibile?

Ovviamente, qualcuno che invece si dice favorevole c’è, e al solito sostiene il proprio consenso con le solite, pappagallesche rimostranze: «Ah, voi ambientalisti (da salotto, probabilmente) siete solo capaci di dire di no!»: a parte che, per quanto mi riguarda, non posso ambire di essere un “ambientalista” ma sono un mero studioso dei paesaggi montani e delle loro realtà, il problema semmai sono costoro che non sanno dire altri che «sì» perché non in grado di comprendere (o non hanno la voglia di farlo) quanto siano deleteri certi progetti imposti – e sottolineo imposti – alle loro montagne, e parimenti non possono e vogliono impegnarsi per costruire un progetto e un futuro veramente concreti, sostenibili e virtuosi per loro stessi e il territorio cin cui vivono! A proposte così insensate semplicemente non si può che dire no, perché palesemente non stanno in piedi, non hanno senso, non hanno futuro, mentre invece non si può che dire sì a qualsiasi iniziativa che realmente sia in grado di sostenere le loro comunità da subito e ancor più negli anni futuri. E di progetti del genere ce ne sono e se ne possono elaborare a iosa: solo che evidentemente agli speculatori di varia natura che al momento tengono le redini di questi territori non interessano perché non alimentano i loro tornaconti. Progetti che, se poi falliscono come già da tempo accade (vedi le centinaia di comprensori sciistici chiusi negli ultimi anni sulle montagne italiane) e chissà quanto più accadrà negli anni futuri, i loro promotori se ne andranno altrove e ai montanari locali resteranno i rottami, le macerie, l’abbandono e il degrado di un patrimonio meraviglioso ma che è stato drammaticamente sfruttato e consumato. Veramente vogliono dirsi favorevoli a correre un rischio del genere?

Dunque, per essere chiari: se le cose non cambiano, prima o poi le montagne alle quali essi dicono (e credono) di tenere così tanto ma delle quali non vogliono vedere le reali criticità “franeranno” loro in testa. Non si sa quando e con che modalità ma tutto dice che accadrà, se non si interverrà concretamente e rapidamente affinché non avvenga. Poi però, nel caso, non vengano a piangere sul latte da essi stessi versato, scegliendo di non salvaguardare il loro futuro. Non è per fare del facile catastrofismo o gli uccelli del malaugurio: vorrei solo che gli abitanti dei territori in questione capissero che il loro destino non può essere sottoposto a variabili, rischi, pericoli così elevati per il solo tornaconto di qualcuno ma viceversa va sostenuto, curato, garantito per il benessere di tutti – abitanti e lavoratori stanziali, villeggianti stagionali, turisti più o meno occasionali. D’altro canto in concreto la montagna, prima ancora che vette valli prati boschi torrenti eccetera, è la gente che la abita e la vive: in assenza di un’autentica cura e di altrettanta tutela, dei suoi versanti ne può franare qualcuno, della loro comunità crollerà tutto quanto.