Tranquilli!
State pure tranquilli, voi politici, voi funzionari pubblici e pure voi, docenti universitari imbroglioni e corrotti! Ora si sta alzando un certo polverone sulle vostre malefatte ma presto, vedrete, le notizie spariranno dai media, la gente si dimenticherà e voi avrete tutto il tempo di aggiustare al meglio indagini e processi e uscire dai vostri guai sostanzialmente puliti, prescritti o, tutt’al più, con condanne irrisorie. Perché lo sapete: l’ItaGlia è quel “grande” paese ove viene sempre offerta una seconda possibilità – di compiere reati impunemente. E una terza, una quarta, una quinta… senza contare che, se si mette proprio male, c’è il Parlamento sempre pronto ad accogliervi.
Amen.
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Perché c’è da aver “paura” di tutte queste fobie
È veramente sconcertante constatare come vi sia un’ampia parte di opinione pubblica – troppo ampia, sempre e comunque – che si ponga in balìa delle varie e assortire fobie sparse da certi media (e poco conta, nel principio, che tali fobie siano quasi sempre ingiustificate e false ovvero costruite ad hoc per meri fini di propaganda politico-elettorale prendendo a bersaglio soggetti, elementi, questioni adatte allo scopo). È sconcertante che chi se ne faccia voce e strumento non capisca come, piuttosto di contrastare la minaccia a cui fanno riferimento, sia per essa il miglior alleato in senso assoluto.
Eppure è (sarebbe) semplicissimo capire come vanno le cose.
Chi ha paura percepisce pericolo ovvero possibilità di sopraffazione, ergo difficilmente affronta la fonte della sua paura: più facilmente fugge via. In tal modo fa il gioco stesso di quella fonte, dal momento che lascia ad essa campo libero. Non solo: se per giunta quella fonte è presunta e non certa in quanto la stessa paura è artificiosamente indotta, alla paura si aggiunge lo smarrimento, il disorientamento, l’incapacità di capire, dunque si elimina pressoché definitivamente la possibilità di reagire e di vincere quella paura.
Se invece ci si sente più forti della (presunta o meno) fonte di paure e pericoli, viene spontaneo e naturale affrontarla se non persino ignorarla, dacché la si ritiene inabile a costituire una qualche autentica minaccia. In poche parole, non si genera alcuna paura, nessun timore, non ci si sente per nulla in pericolo: ciò anche perché il fatto di esserne più forti sarà ben sostenuto dalla certezza di possedere i più adeguati strumenti culturali per comprenderla e gestirla. Non solo: se effettivamente quella fonte di pericolo, ancorché non così paurosa, è concreta, i citati strumenti culturali sapranno indicare anche i modi migliori per controllarla, arginarla e, nel caso, annullarla.
Ecco perché le varie fobie indotte dai media verso certe realtà ritenute “ostili” in modo artificioso e sostanzialmente ingiustificato, con tutti i conseguenti atteggiamenti sociali individuali e collettivi, rappresentano (paradossalmente, ma solo all’apparenza) le migliori alleate verso quelle minacce: non soltanto, quand’esse siano effettive, agevolano loro il terreno d’azione, ma pure ne impediscono concretamente il controllo e l’annullamento, agendo esclusivamente sull’induzione del panico il quale, inutile dirlo, nulla risolve ma tutto rende caotico e incontrollato. La condizione migliore, insomma, affinché un’eventuale minaccia possa acuire illimitatamente la propria gravità.
In buona sostanza: chi per bieca e ottusa strategia spande fobie, si palesa come un autentico nemico della società civile – la stessa della quale facilmente se ne dirà invece “difensore”. Di più: si manifesta pure come una grave minaccia per la cultura alla base della società – la quale, per dirsi autenticamente “civile” non può certo esimersi dal coltivare e diffondere buona e costruttiva cultura, piuttosto di sabotarla!
Nuovamente: è una questione soprattutto culturale, appunto. O di privazione di cultura, ovvero di imbarbarimento civico: l’anticamera della fine di una società, se non si torna indietro e non si eliminano, in modo netto e definitivo, queste bieche minacce “spandifobie”. Di esse sì, semmai, ci sarebbe da avere paura.
Parole di guerra – o guerra di parole
Il Post – per inciso, a mio parere uno di quegli organi d’informazione di qualità i quali, complessivamente, in Italia si possono contare sulle dita di una mano, si veda il mio articolo precedente (e si veda non solo per tale questione) – stamattina sulla propria pagina facebook ha dedicato un post (gioco di parole inevitabile!) all’uso di certe parole da parte di altri media d’informazione, in relazione alla situazione politica in essere tra Spagna e Catalogna:
Ci risiamo, insomma. Ovvero si torna esattamente a quanto già scrivevo tempo fa in tema, in questo articolo: “l’uso di parole dal senso e dal valore pesantissimi tanto quanto sostanzialmente travisati o incompresi, con la più ingiustificata e sconcertante leggerezza”. Oltre che la totale devianza imposta al valore e all’importanza del linguaggio, verbale tanto quanto scritto, e ai suoi fondamentali fini di comunicazione e relazione sociale, civica, politica (nel senso nobile del termine, pressoché estinto nell’omonimo ambito istituzionale).
È un altro grave segno del degrado culturale nel quale sta sprofondando la nostra società, spinta in tale baratro da vigorose spinte ormai quotidiane arrecate, il più delle volte, da quei soggetti che invece dovrebbero preservarla dallo stesso pericolo.
Così almeno la penso, io.
L’inforNazione contemporanea (by Cecigian)
Standing ovation per Gian Lorenzo Ingrami, in arte Cecigian, vignettista di notevole arguzia e riconosciuta fama, che nella vignetta qui sopra riprodotta riesce a spiegare lo stato dell’arte dell’informazione contemporanea come parole e parole in gran quantità non potrebbero fare meglio.
Perché è così: oggi, per la stragrande maggioranza degli organi d’informazione (in Italia, a mio modo di vedere, per quelli da salvare bastano le dita di una mano), non conta più alimentare la mente ma la pancia. Narrare le realtà del mondo è ormai come sfornare a gogò alimenti da fast food: la genuinità (dell’informazione) non esiste più, le capacità nutritive (culturali) men che meno; c’è solo il gusto, artificialmente creato, che dura il mero tempo della “deglutizione” e che pur in così poco tempo riesce a rovinare il metabolismo (intellettuale). La pancia è contenta, la mente deperisce.
Inutile dire, poi, dove rapidamente finirà ciò che è stato così superficialmente ingoiato, palesando la propria reale natura, vero?
Cliccate sull’immagine per visitare il blog di Cecigian; questa, invece, è la sua pagina facebook.
Dicono, dei politici, ma poi…
Dicono che sono incapaci, i politici, che sono falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni…
Ma poi danno loro parola ovunque, sui giornali, nei tiggì, nei talk show della TV, nei convegni d’ogni sorta, bramando e riverendo le loro falsità, ipocrisie, fanfaronate, ciarlatanerie, ignoranze, arroganze, populismi, infidezze, corruzioni, indegnità… così giustificando tutto ciò, come fosse cosa buona, dovuta e gradita.
Dunque?
Dunque forse no, ma forse è inevitabile che il paese venga governato da politici falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni, dal momento che, evidentemente, la sua “società civile” non sa produrre altro di meglio da ascoltare e riverire.
