Rimandare a domani è la “vera morte” (Viktor Šklovskij dixit)

L’arte si occupa sempre soltanto della vita. Cosa facciamo nell’arte? Resuscitiamo la vita. L’uomo è così occupato dalla vita che si dimentica di viverla. Dice sempre Domani, domani. E questa è la vera morte.

(Viktor Šklovskij, Testimone di un’epoca. Conversazioni con Serena Vitale, Editori Riuniti, 1979. Citato da Paolo Nori, qui.)

La “vera morte” di Šklovskij è, detta altrimenti, uno dei più netti e inflessibili atti d’accusa all’uomo contemporaneo, incapace di costruire (o costruirsi) un buon futuro nel mentre che è altrettanto incapace di conservare una buona memoria del passato. In tal modo, come già scrivevo qui poco più di un anno fa, restiamo impantanati in un presente totalmente stantio dacché avviluppato su sé stesso, per il quale ci siamo convinti che il vivere alla giornata sia un atto coraggioso e resiliente, quando invece è la prima manifestazione della nostra disconnessione temporale, che per inesorabile conseguenza genera una ancor più grave disconnessione civica. Ovvero, “šklovskijanamente”, una vera e propria “morte” culturale, sociale e antropologica. È l’era dell’Homo Achronicus – ma se vi viene difficile dite pure “zombi”, dacché la differenza non è poi molta.

Giorgio Agamben, “Che cos’è il contemporaneo?”

Che cos’è il contemporaneo? Chi è “contemporaneo”, e in che modo ci si può definire tali?
Ci sono domande che all’apparenza risultano scontate, ovvie, dunque inutili ovvero immeritevoli di troppa meditazione. Alla domanda “che cos’è il contemporaneo?” verrebbe facile rispondere “ciò che è qui e ora”, e di conseguenza “contemporaneo” sarebbe colui che vive il/nel “presente”. E se invece non fosse così scontata, la questione? Di più: se non fosse un tema così “ovvio”, se invece la sua comprensione risultasse fondamentale per capire al meglio il mondo che abbiamo intorno, le sue realtà e le conseguenti verità?
Queste mie, sì, sono domande retoriche. Il tema è in verità assolutamente fondamentale e nel senso letterale del termine, dacché nel “contemporaneo”, ovvero in un buon concetto o definizione sostanziale di esso, si fonda la generazione del tempo da noi vissuto, nel quale “facciamo cose” che segnano il tempo stesso che rapidamente diviene poi storia. E a fornire illuminanti risposte alle suddette domande s’impegna Giorgio Agamben, uno dei più brillanti filosofi contemporanei, in Che cos’è il contemporaneo? (Nottetempo, 2008), volumetto della collana “I Sassi” il cui testo riprende quello della lezione inaugurale del corso di Filosofia Teoretica 2006-2007 presso la facoltà di Arti e Design dello IUAV di Venezia.
Agamben basa sostanzialmente la propria riflessione al riguardo su due “definizioni” emblematiche. La prima – paradossalmente, ma forse non così tanto – ha quasi 150 anni e viene da Friedrich Nietzsche, il quale nel 1874 scrisse che []

(Leggete la recensione completa di Che cos’è il contemporaneo? cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Beat Generation Podcast

Dato che già qualche migliaio di persone (numero approssimativo) mi richiede il podcast della puntata di RADIO THULE di lunedì 12/03 dedicata alla Beat Generation, cliccate sull’immagine qui sopra e lo avrete, ascoltabile e liberamente scaricabile. Non dimenticate poi che nella pagina del blog dedicata al programma trovate l’intero archivio dei podcast, con le puntate della stagione in corso e di quelle precedenti.

Stay tuned (come dicono i conduttori radiofonici seri, cosa che io non credo di essere – e forse nemmeno ambisco di essere) e buon ascolto!

Se la gente si mettesse veramente a pensare…

A volte mi viene da pensare alla (e parafrasare la) nota affermazione di Voltaire sulla chiesa, e da dire: se un giorno la gente si mettesse veramente a pensare, il mondo finirebbe domani mattina. Ovvero, se comprendesse realmente le tante, troppe cose che non vanno, a questo mondo, i tanti danni che l’umanità gli ha causato (e ha causato a sé stessa), i quali chissà se possano essere bilanciati e in qualche modo “risarciti” dalle cose belle del mondo e da quelle buone degli uomini!

Forse, paradossalmente, è bene che noi si resti in balìa delle nostre “ignoranze”: inevitabili, consapevoli e indotte. In fondo, sapere di non sapere (per dirla socraticamente) è da un lato certezza di avere sempre qualcosa da imparare e dunque costante motivo di ricerca di conoscenza e verità, dall’altro è cognizione che non conoscere tutta la realtà delle cose, a volte, ci salva la mente, il cuore e l’animo da altrimenti inevitabili esacerbazioni e ci consente di continuare a cercarla, la verità, coltivando la speranza costante di trovare cose buone e giuste. Che ci sono a questo mondo, certamente – almeno finché qualcuno non le svanisca.

Settant’anni rivoluzionari di Beat Generation – questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

Questa sera, 12 marzo duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 8a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata Il battito dei beati abbattuti. La Beat Generation, 70 anni dopo“.

Nel 1948 Jack Kerouac, l’autore del celeberrimo romanzo Sulla strada (orig. On the road), nel conversare con l’amico scrittore John Clellon Holmes definì il movimento giovanile anticonformista che stava prendendo forma nell’underground newyorchese “Beat Generation”. Fu il battesimo simbolico di quello che sarebbe poi diventato, dal 1950 in poi, uno dei movimenti culturali fondamentali del Novecento, una vera e propria rivoluzione del pensiero e dell’arte guidata da personaggi assolutamente emblematici – i due citati e, tra i più noti, Allen Ginsberg, Gregory Corso, William Burroughs, Lawrence Ferlinghetti, lo stesso Bob Dylan – che accompagnò il mondo occidentale dall’era moderna a quella contemporanea e dal quale si derivarono molti altri fenomeni sociali e culturali successivi, dal movimento Hippy al Sessantotto e a Woodstock, dalle rivendicazioni degli anni ’70 fino alle tendenze giovanili più recenti, oltre alla gran parte della musica dai Sessanta in poi.

Già, perché l’influenza della Beat Generation è ancora oggi forte seppur non più così percepita dall’opinione pubblica: per tale motivo, in questa puntata RADIO THULE vi porterà alla sua riscoperta ovvero alla sua conoscenza, certamente fondamentale per capire meglio il mondo di oggi e da dove una buona parte della nostra cultura più alternativa proviene.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!