Rimandare a domani è la “vera morte” (Viktor Šklovskij dixit)

L’arte si occupa sempre soltanto della vita. Cosa facciamo nell’arte? Resuscitiamo la vita. L’uomo è così occupato dalla vita che si dimentica di viverla. Dice sempre Domani, domani. E questa è la vera morte.

(Viktor Šklovskij, Testimone di un’epoca. Conversazioni con Serena Vitale, Editori Riuniti, 1979. Citato da Paolo Nori, qui.)

La “vera morte” di Šklovskij è, detta altrimenti, uno dei più netti e inflessibili atti d’accusa all’uomo contemporaneo, incapace di costruire (o costruirsi) un buon futuro nel mentre che è altrettanto incapace di conservare una buona memoria del passato. In tal modo, come già scrivevo qui poco più di un anno fa, restiamo impantanati in un presente totalmente stantio dacché avviluppato su sé stesso, per il quale ci siamo convinti che il vivere alla giornata sia un atto coraggioso e resiliente, quando invece è la prima manifestazione della nostra disconnessione temporale, che per inesorabile conseguenza genera una ancor più grave disconnessione civica. Ovvero, “šklovskijanamente”, una vera e propria “morte” culturale, sociale e antropologica. È l’era dell’Homo Achronicus – ma se vi viene difficile dite pure “zombi”, dacché la differenza non è poi molta.

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2 pensieri su “Rimandare a domani è la “vera morte” (Viktor Šklovskij dixit)”

  1. Abbiamo dei momenti di libertà, sì. Però ci sono concessi con cognizione, per mascherare uno pseudo schiavismo. Quando avremo finito di trascinarci in giro come asini, se saremo tra i fortunati, scopriremo di esser diventati vecchi e di aver sprecato più di metà della nostra vita nel servire e riverire la società e i suoi pochi eletti. Ciao.

    1. Concordo, Milady. Quei pochi “eletti”, poi… eletti da chi? Ancora da noi, ovvero dalla nostra incapacità di comprendere quella condizione di cui tu dici. Oltre che di capire che la libertà di cui noi godiamo dovrebbe essere il frutto della nostra determinazione consapevole, non di qualsivoglia concessione altrui. Non ci vuole molto, ma forse è comunque troppo.
      Ciao, neh! 😉

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