Una cosa utile del Covid, forse

[Foto: a sinistra di L N, a destra di Ehimetalor Akhere Unuabona, entrambe da Unsplash.]
Quel noto motteggio popolare dice che «Non tutti i mali vengono per nuocere», lo conoscete sicuramente. Lo si potrebbe anche interpretare così: non tutti i mali che nocciono tanto, nocciono proprio del tutto.

In tal senso, pur con tutto il suo carico di dolore e sventura, se al Covid-19 si dovessero attribuire anche conseguenze non troppo deleterie, per così dire, qualcosa al riguardo si potrebbe indicare. Ad esempio, l’aver fatto capire a molte persone l’importanza dell’igiene, della sanità personale e la facilità di propagazione di certe malattie, forse. L’importanza di coltivare una buona socialità e la drammaticità del distanziamento o del confinamento forse meno, leggendo certe cronache. Con maggiori probabilità, l’essere servito a palesare per l’ennesima volta e in modo lampante (dacché precisamente identificata) quanta ignoranza e ipocrisia siano strumentalmente diffuse nella nostra società, anche se minoritarie (e speriamo sempre più tali) e come l’analfabetismo funzionale sia un problema tanto grave quanto da sempre troppo sottovalutato. Già.

Alla fine, gioco forza, dobbiamo sempre imparare anche dai più grandi drammi: è il modo col quale possiamo augurarci di non doverli vivere ancora e d’altro canto, se non avessimo nulla da imparare, da essi ovvero da ogni altra cosa, significherebbe che sul serio saremmo giunti alla fine della corsa.

Una certezza, su quei tifosi “fascisti”

[Immagine tratta da “Roma Today“, cliccateci sopra per leggere l’articolo da cui è tratta.]
Trovo assolutamente disgustoso ma d’altro canto certamente emblematico quanto è accaduto nella storia del calciatore della Lazio Elseid Hysaj e riguardo lo striscione apologetico comparso a Roma. Un caso che palesa il profondo degrado culturale nel quale il calcio sguazza da tempo, così grave da adombrare qualsiasi virtù che viceversa si potrebbe intestare ad un gioco così popolare e seguito.

Però, be’, meno male che l’Italia è un paese di dirittura morale insuperabile, ben conscio della propria storia (recente) con la quale ha certamente fatto i conti traendone preziosi insegnamenti civici, morali e culturali, vero? Quindi, in forza di ciò, senza alcun dubbio sia la società calcistica in oggetto e sia, soprattutto, lo stato italiano con le proprie istituzioni giuridiche, di fronte a quella ignobile presa di posizione palesemente apologetica con modi configurabili dalla legge come reato, provvederà con la massima celerità a impedire perennemente l’accesso allo stadio da parte della tifoseria in questione e, soprattutto, a perseguirla come l’ordinamento giuridico impone.

Bisogna essere assolutamente certi che ciò verrà messo in atto quanto prima. O no?

Discipline assai divertenti

[Immagini tratte dal web.]
Ecco, queste sono le occasioni nelle quali ci si rende conto di quanto la psicologia, la sociologia e l’antropologia, se applicate alla politica e ai suoi eventi (soprattutto) contemporanei, siano discipline non solo affascinanti, necessarie e profondamente illuminanti ma pure di valore assoluto nonché meravigliosamente divertenti. 😂

Cancellare il razzismo, annientare i razzisti

Ciò che è accaduto martedì 8 dicembre scorso nella partita di calcio per la “Champions League” PSG-Basaksehir (cliccate sull’immagine per saperne di più) è tanto grave – l’episodio razzista – quanto ammirevole – la partita sospesa per decisione comune delle due squadre di uno sport, il calcio, che purtroppo resta ancora, con i suoi stadi, un covo per il razzismo più becero e schifoso, tale proprio perché manifestato in un momento ludico.

Non ci sono ne “se” e ne “ma” al riguardo: il razzismo non va semplicemente contrastato, va concretamente distrutto. E i razzisti non possono essere semplicemente messi al bando, vanno socialmente perseguitati e culturalmente annientati.
Loro che a fare i razzisti si credono i più forti, duri e puri, sono in verità la parte più debole, alterata e nociva della società. Quella parte che proprio loro stessi definirebbero “razza inferiore”, già.

Non è una questione di idee sostenute o di relative parti politiche: un’idea, in forma di opinione politica o altro di similare, anche quando discutibile resta un’espressione di libertà democratica; un atteggiamento come il razzismo è sempre e comunque un crimine e come tale va trattato, indiscutibilmente.