Germano Celant

Se l’arte è stata un processo profetico, oggi invece è esclusivamente rivelazione di un nuovo potere, di un territorio. L’arte è veicolo di esotismo, di mera pubblicità turistica. Si tratta solo di un’espressione di potere […] Non è più l’arte a sollecitare la nascita di un museo, ma sono i musei a sollecitare l’arte.

(Germano Celant, durante la conferenza Che cos’è l’arte contemporanea? al PAC di Milano, 13 gennaio 2009.)

[Cliccate sull’immagine per conoscerne la fonte.]
Se pur io – da semplice appassionato della materia quale sono – ho sempre apprezzato di più l’analisi critica dell’arte contemporanea proposta da Achille Bonito Oliva – suo “rivale”, in tal senso – so bene che Celant è stata una figura fondamentale dell’arte, in particolare di e per quella italiana. Con la sua dipartita, circostanza assai triste, si chiude una porta che ci ha concesso di “entrare” e conoscere un periodo artistico sublime, di creatività, attività, visionarietà potenti e vibranti, senza che – mi pare – di “porte” se ne siano nel frattempo aperte altre, almeno di quella grandezza e di quell’importanza al punto da permettere di accedere a dimensioni artistiche di paragonabile qualità.

RIP. ∞

La letteratura è sinonimo di artifizio

Basterebbe esser semplici e sinceri, ma in Italia la letteratura è sinonimo di artifizio, e nessuno vuole parer ingenuo.

(Enrico Thovez, citato da Franco Brevini in Simboli della montagna, Il Mulino, 2017, pag.186.)

Enrico Thovez (immagine tratta da Wikipedia)

Ecco un’altra di quelle affermazioni che paiono espresse oggi in relazione al mondo contemporaneo (editoriale e letterario in tal caso ma non solo, nel principio), e invece sono state esternate un secolo fa. Il valore di esse è intatto, insomma, se non addirittura acuito dallo stato di fatto, il quale peraltro palesa bene come quell’artifizio citato da Thovez sia la norma, riguardo a certa (non tutta, ma tanta sì) “letteratura” odierna che, se si manifestasse in modo sincero ovvero per ciò che di letterario realmente potrebbe offrire, svanirebbe d’istante nel (suo stesso) nulla. Invece probabilmente gli artifizi editoriali la mandano pure in classifica, per un certo periodo (a detrimento del mercato e della qualità della produzione letteraria tutta, inutile dirlo), tuttavia la sua sorte rimane quella, inesorabilmente ben segnata e meritata: comunque dimostrarsi un sostanziale nulla. Con buona pace degli editori che se ne fanno patrocinatori – in effetti i primi veri ingenui sono loro, già, dacché in quel nulla prima o poi ci finiscono pure loro.

Il secondo appuntamento di “Una Montagna di eventi”: domenica 1 luglio con il celebre baritono Giuseppe Capoferri!

Il secondo appuntamento della rassegna culturale Una Montagna di eventi, realizzata dalla Pro Loco di Carenno (Lecco) al fine di (ri)valorizzare il meraviglioso territorio montano locale e metterne in luce il prezioso valore del patrimonio di cultura, tradizioni, socialità, umanità ivi presente – rassegna che ho l’onore di curare – sarà un altro appuntamento originale e assolutamente affascinante.

Infatti, dopo la gran partenza (e l’altrettanto gran pubblico) di venerdì 22 giugno con I Tesori della DOL, proiettato tra i boschi attorno al secentesco Oratorio di San Domenico, Domenica 1 luglio, alle ore 17.00, il “teatro” del secondo appuntamento sarà il bellissimo paesaggio alpestre della località di Forcella Bassa e la suggestiva chiesa rurale della Madonna della Cintura, a quasi 1.200 m di quota, che ospiterà Arie antiche e da camera nella bellezza di Forcella Bassa, un concerto per voce e piano di celebri e bellissime arie “da salotto” nel solco della più nobile tradizione musicale italiana del sette-ottocento. Una tradizione che tocca il culmine del successo negli ultimi decenni del XIX secolo impegnando gli interpreti vocali e accompagnatori negli ardui cimenti artistici di arie che saranno eseguite nel bellissimo “salotto alpestre” rappresentato dalla zona di Forcella Bassa, all’ombra del Monte Tesoro, in una fusione di musica e paesaggio di straordinario fascino. Protagonista del concerto sarà il celebre baritono Giuseppe Capoferri, con l’accompagnamento del pianista Samuele Pala e la guida all’ascolto del professor Valerio Lopane.
A tutti i presenti sarà offerto un gustoso rinfresco, a cura della Pro Loco in collaborazione con il Bar Ristoro Pertüs.

La località di Forcella Bassa, peraltro, si trova ai piedi della cupola sommitale del Monte Tesoro (1431 m) la più alta elevazione della zona: e la mattina dello stesso giorno, sulla vetta, si terrà il 33° Anniversario dell’inaugurazione del Sacrario Alpino e l’ormai tradizionale raduno di Penne Nere. Poco lontano, invece, in località Forcella Alta, i più sportivi avranno a disposizione Mangia & Pedala, un’escursione in mountain bike lungo la Dorsale dell’Albenza con grigliata finale. Insomma, domenica 1 luglio, sui monti di Carenno, ci sarà di che divertirsi e, come gran finale, dalle 17 in poi, ci sarà pure di che lasciarsi profondamente affascinare, grazie a Giuseppe Capoferri e al suo canto.

Di sicuro, se sarete presenti, a sera tornerete a casa con le montagne di Carenno impresse indelebilmente nel cuore e nell’animo. E ci sono altri due prossimi eventi altrettanto imperdibili, per giunta!

Per qualsiasi informazione sul concerto di domenica 1 luglio e sugli altri appuntamenti della rassegna Una Montagna di eventi, potete consultare il sito web della Pro Loco di Carenno, qui, oppure chiedere direttamente allo scrivente, certo! Per scaricare la locandina dell’evento in formato pdf, invece, cliccate qui.

Gian Paolo Serino

SerinoQuesto qui sopra è Gian Paolo Serino, critico letterario.
Posto che a me non piacciono (anzi, vi rifuggo proprio) espressioni assolutiste come “il più… di“, “il migliore” e così via, dirò che se mi dovessero chiedere chi sia, a mio parere, che di letteratura in Italia – intesa come libri/lettura e intesa come mondo, ambito particolare – ne capisca parecchio, ecco, mi verrebbe in mente lui.
Perché uno che dichiara pubblicamente cose come

In Italia di scrittori ce ne sono pochi, ci sono molti narratori.

o come

Bisogna tornare a dare un peso alle parole. Uno scrittore, prima di pubblicare, dovrebbe pensare che si sta trovando davanti a un patibolo e non esisterà un’altra volta. Un’altra volta è per i narratori, non per gli scrittori. Gli scrittori dovrebbero scrivere libri come se dovessero essere decapitati il giorno dopo.

è uno che ha capito moltissimo, di libri e letteratura, anzi, quasi tutto (e metto “quasi” in ottemperanza di quanto sopra detto).
Se volete sapere meglio chi sia (ovvio, se già non lo conoscete), qui c’è la sua pagina facebook (dalla quale traggo la foto lì sopra), e qui una illuminante intervista dal sito della Write and Roll Society (pure della quale vi parlerò, a breve.)

La madre dei cr…itici letterari è sempre incinta!

Birger è il marito defunto di Maj Britt. Per esperienza, io (che scrivo) so che alcuni desiderano che tali informazioni vengano loro ripetute più volte. Possono esserci svariati motivi per desiderarlo. Forse sono semplicemente un po’ ritardati, o magari hanno soltanto fretta e leggono il testo molto più velocemente di quanto non sarebbe l’ideale. I critici letterari (per esempio) appartengono a un gruppo particolarmente esposto a questo rischio, dovendo leggere in pochi mesi spropositate pile di libri e per giunta farsi pure un’opinione. Vuol dire un sacco di nomi, un sacco di trame e un sacco di stili tra cui districarsi. E soprattutto quando sono prevenuti e leggono un libro solo perché vogliono avere la conferma che l’autore scrive male, è facile che sorvolino un po’ sulla storia tanto da non ricordare bene il nome di questo o quel personaggio fittizio. Mi è stato addirittura raccontato di giornalisti che nelle riunioni di redazione chiedono di ricevere solo libri che sono abbastanza sicuri che non gli piaceranno. In certe persone la voglia di fare a pezzi un libro può essere irrefrenabile. Quasi un impulso erotico.

Chi ha scritto queste parole in un suo libro? Visto ciò che raccontano, e la situazione che rivelano, un qualche autore nostrano che abbia a cuore le sorti della buona letteratura e dunque – inevitabilmente? – in acredine chi dalle “poltrone del potere” la manipola e si eleva a suo dogmatico giudice?
No. Le potete leggere a pag.27 dell’edizione Iperborea di Volvo, del celebrato scrittore norvegese Erlend Loe – qui nel blog trovate le recensioni di alcune sue opere, nella pagina relativa.
Già. Ipse dixit.
Magra consolazione, peraltro, sapere che il morbo dell’infingardo critico letterario sia diffuso anche altrove, non solo dalle nostre parti…