La Montagna che può insegnare a vivere alla città – questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio

radio-radio-thuleQuesta sera, 23 gennaio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 8a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE, intitolata La montagna come scuola di vita (per la città)! Da tempo, tra i frequentatori della Montagna – probabilmente lo avrà sentito qualche volta anche chi non va per monti e valli –  è abituale il motto la Montagna è scuola di vita, declinato in modi e da punti di vista diversi – alpinistico, antropologico, sociologico, eccetera. A qualcuno tale motto potrà sembrare retorico – di quella retorica in uso nel rapporto tra uomo e Montagna fino a qualche decennio addietro, soprattutto nell’immaginario alpinistico. In verità qualsivoglia accezione retoricizzante viene eliminata dall’etimologia stessa della parola “vita”, che indica tra gli altri il significato di “maniera di vivere e quindi opere, azioni, costumi”: elementi i quali, se organizzati come si confà ad individui intelligenti e razionali, formano insieme alla suddetta etimologia un’ottima ed espressiva definizione di civiltà.
La Montagna, dunque, è scuola di vita ovvero di civiltà: da questo assunto fondamentale si muove il pensiero e l’azione di ALTA VITA, una web community nata proprio per studiare la teoria da cui le riflessioni suddette nascono, e trasformarla in pratiche attive sul territorio. ALTA VITA è un contenitore di realtà, esperienze, eventi, riflessioni, idee, progetti, aspirazioni (nel bene e, al caso, anche nel male) sulla vita nelle “Terre Alte” di montagna sulla loro facoltà di essere potenziale modello di “modus vivendi” virtuoso anche per le genti di quelle pianure spesso ormai profondamente trasformate in zone prive di identità e ricolme di “non luoghi”, le quali nella cultura di montagna (ovvero in quel che resta da salvaguardare e (ri)valorizzare di essa) potrebbero trovare la via per una rinascita sociale, civica, culturale, etica.
In questa puntata di RADIO THULE conosceremo meglio il progetto alla base di ALTA VITA: un progetto, come detto, importante per la rinascita delle zone montane ma pure, e anche più, per la riscossa culturale, sociale e politica delle città.

senza-nome-true-color-02Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

La dignità, e la sua reciprocità

Personalmente, posso contemplare qualsiasi discorso, idea, opinione, riflessione in tema di migranti, siano essi espressioni di linee più o meno “buoniste” ovvero poco o tanto “dure” – a parte quanto di biecamente e ottusamente populista (purtroppo troppo diffuso, di questi tempi), che ritengo non solo privo di qualsiasi intelligenza e cognizione della realtà ma pure aggravante la situazione in corso, sia dei migranti che dei paesi che ne devono gestire in un modo o nell’altro i flussi. Per quanto mi riguarda, credo che nessuno, anche al di là della varie convenzioni internazionali in tema, si possa arrogare il diritto di impedire a un individuo di tentare di migliorare la propria condizione di vita spostandosi per il mondo, e quando ciò accade per l’impreparazione o l’arroganza dei poteri politici nazionali, trovo che sia qualcosa di estremamente grave ed eticamente inaccettabile. D’altro canto, sono convinto che sia necessario gestire nel modo più determinato e rigido i flussi migratori, ad esempio con quote fisse annue d’ingresso adeguate al peso socioeconomico dei vari paesi e con conseguenti programmi di integrazione autenticaculturale, in primis – degli immigrati gestiti direttamente dalle istituzioni pubbliche e non da “cooperative” di sovente dubbia liceità, con al contempo un controllo giudiziario equo e altrettanto determinato verso quei soggetti che non dimostrino volontà d’integrazione ovvero che finiscano per commettere reati. Il tutto, ovviamente, con un sinergico coordinamento internazionale: cosa che non mi pare così difficile da attuare. Si coordinano cose ben più ostiche e solo per i tornaconti economici che vi stanno dietro, ergo si veda di non essere sempre così biecamente ipocriti – tanto più che un’integrazione virtuosa porta senza dubbio a molteplici tornaconti, anche economici, per i paesi che la sappiano attuare, quando di contro un flusso migratorio mal gestito (o non gestito) porta inesorabili danni innanzi tutto economici!

(Photo credit: Marko Djurica/LaPresse)
(Photo credit: Marko Djurica/LaPresse)

Posto ciò e, ribadisco, contemplate tutte le posizioni contemplabili in materia, la dignità è imprescindibile, garantirla sempre e comunque è cosa inderogabile. La dignità è un valore umanamente edificante e identificante sempre reciproco: quando non la si garantisce a qualsiasi altro individuo, non la si potrà mai pretendere per sé stessi, tanto più in condizioni di emergenza. Mai. E prima o poi – Historia magistra vitae – la negazione di essa si ritorcerà contro chi non l’ha saputa e voluta garantire, anche solo per il fatto che l’assenza della sua garanzia è sintomo ineluttabile e inesorabile di decadenza civica, morale, etica, umana.

Per tale motivo le immagini dei profughi costretti al gelo nei “campi di accoglienza” (o pseudo-tali) dell’Est Europa non sono un emblema di “disfatta” – per così dire – dell’immigrazione, ma lo sono della civiltà europea. La quale potrà poi scegliere qualsivoglia linea di condotta in tema di flussi migratori: ma, appunto, se essa non saprà garantire la dignità alla quale ogni essere umano in quanto tale ha diritto, alla fine sarà soltanto una linea condotta (cioè diretta) verso la fine dell’Europa.

P.S.: cliccando sull’immagine contenuta nell’articolo, potrete accedere al sito di Medici Senza Frontiere e leggere numerose e aggiornate notizie sulla questione migranti.

È permesso compiere evoluzioni.

schermata-2017-01-13-alle-15-00-17Ecco, dev’essere che, da un certo tempo a questa parte, qualcuno ci ha piazzato in testa (non a chiunque, ma poco ci manca) questo cartello. E siccome comunque non credo che avessimo tutti quanti intenzione di diventare degli Yurichechi, temo che il termine “evoluzioni” lì citato faccia riferimento non tanto al senso “ginnico” quanto al senso darwiniano e alla sua accezione intellettiva, più che a quella meramente morfologica.

Beh, fatto sta che sarebbe il caso di staccarcelo di dosso – o di mente, appunto – e gettarlo via, nuovamente, finalmente. Tutt’al più sostituendolo con un altro che reciti più o meno così: È permesso… – anzi, no, di più: È OBBLIGATORIO COMPIERE EVOLUZIONI.
Alla peggio, diventeremo tutti dei ginnasti notevoli, ecco.

Merda

P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto al momento ancora inedito che tuttavia farà parte di una raccolta mooooolto particolare (a cominciare dalla brevità dei testi contenuti, come noterete), di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e presto potrete saperne di più…

N.B.: ogni riferimento a fatti, cose e persone inerenti la situazione dell’Italia contemporanea è puramente… beh, fate voi.

nella-merdaMerda

Non si capì perché tutto cominciò, perché, tutto ad un tratto, senza nulla che lo facesse presagire, come se il terreno fosse una pelle ricolma di pori che emettesse sudore nell’afa canicolare dell’Estate, all’improvviso dalla Terra cominciò ad effluire merda – sì, niente di più e niente di meno, copiosamente, fluidamente, in tutta la propria disgustosa essenza materiale e odorosa. Sulla questione col tempo vi si scervellarono in molti: autorevoli luminari di scienze varie, eminenze politiche, editorialisti di prestigiosi media, finanche opinionisti d’oscura carriera; innumerevoli ipotesi vennero formulate, e parimenti innumerevoli soluzioni, ma se tutte queste accreditate parole fluivano con notevole facilità, ancor più facilmente – e cospicuamente – continuava l’emanazione della rivoltante sostanza dal terreno, ovunque. Soltanto l’intensità variava: se certe zone – intere città, zone industriali, aree turistiche, ma il fenomeno non era categorizzabile per luoghi – ne erano state già del tutto sommerse, in altre dello strato escrementizio se ne quantificava meno, anche solo qualche decimetro.
La situazione peggiorava ora dopo ora. Forse anche per l’immediatezza e la rapidità del fenomeno, per la sua apparente illogicità, e per lo stupore e la tensione che provocava in chiunque, le discussioni in merito si allargavano sempre più senza tuttavia giungere a nulla di concreto, arrotandosi su sé stesse, innescando i soliti alterchi tra i sostenitori di opinioni opposte, come se si potesse pensare, per assurdo, che fosse proprio lo sproloquio più ampio possibile la migliore soluzione al letale problema.
Pochi ritennero invece di agire in altro modo e, almeno per il momento, conclusero che l’unica difesa fosse l’elevarsi sopra il liquame spaventosamente puzzolente, fare in modo di starsene al di fuori, insomma, e più in alto possibile da esso: soluzione banale forse, ma più efficace di ogni altra cosa ipotizzata e soprattutto di quella incredibile opinione che si stava diffondendo sempre più tra la gente, peraltro sostenuta dai soliti organi di informazione rassicurante – per missione conferita -, gente la quale si sentiva dichiarare con crescente, bizzarra disinvoltura: “Oh, la cosa peggiore di tutto ciò è la puzza, ma ormai la si sente già meno, ci si sta abituando velocemente… Anzi!”

Cultura e politica – Cultura È politica

14494119_mlPiù passa il tempo e più qualsiasi azione di matrice culturale diventa – e deve diventare – anche un’azione politica, mentre qualsiasi azione di matrice politica diventa sempre meno un’azione culturale.
È forse (anche) per tale motivo se la politica appare sempre più ostile alla cultura.