Buon 2023!

Passeggere: «Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?»
Venditore: «Speriamo.»

[Giacomo Leopardi, Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere in Operette Morali, 1832.]

Speriamo, sì, che questo nuovo anno si possa godere tutti quanti di maggior felicità, che il caso non ci tiri scherzi troppo spiacevoli, che nuove possibilità, occasioni, percezioni, cognizioni, emozioni possano farci vivere «quella vita ch’è una cosa bella».

Auguri a tutti!

(Nell’immagine: alba sul Lago dei Quattro Cantoni / Vierwaldstättersee, Svizzera. Foto ©Svizzera Turismo via Lifegate.it.)

I “doni” di Mauro Lanfranchi

Ho la gran fortuna di conoscere alcuni tra – a mio parere – i migliori fotografi di montagna italiani, e in essi annovero a pieno titolo il lecchese Mauro Lanfranchi, autentico cantore per immagini dei territori montani lombardi (non solo, ma soprattutto) e in particolar modo delle montagne tra Lecco e la Valtellina per le quali rappresenta ormai pure una specie di enciclopedia naturalistica (illustrata, ovvio!) vivente, stante la sua profondissima conoscenza di tale territorio. Di lui ho già scritto qui, ma credo che chiunque di voi lo abbia “editorialmente incrociato” almeno qualche volta, posta la vastità della sua produzione fotografica e delle collaborazioni con praticamente tutte le testate nazionali che si occupano di ambiente e natura, oltre agli innumerevoli libri che contengono i suoi scatti, il cui stile peculiare è sovente ben riconoscibile.

Proprio qualche giorno fa Mauro ha compiuto 70 anni, buona parte dei quali passati a vagabondare per le montagne – sovente raggiunte a bordo della sua celeberrima Vespa con viaggi anche di molti km, a volte con tempo da lupi – e a fissare nei suoi scatti la loro grande bellezza, spesso scovata e rappresentata nelle circostanze più insolite e nei dettagli meno evidenti ma per molti versi peculiari e maggiormente narrativi dell’essenza dei monti.

Voglio omaggiarlo con alcune immagini in bianco e nero tratte da un’ampia galleria fotografica pubblicata lo scorso luglio da Alessandro Gogna su sherpa-gate.com, che vi invito a visitare per godervela nella sua interezza (qui ne trovate un’altra, di galleria, dalla quale proviene l’immagine in testa al post), e ringrazio di cuore Mauro per avermi concesso di pubblicarle. Solo poche immagini – che peraltro intendo pure come ben auguranti per il prossimo inverno – ma credo già del tutto significative riguardo l’arte fotografica di Lanfranchi, che mi auguro possa continuare ancora per lunghissimo tempo a praticare i propri vagabondaggi alpestri e a donarci le sue affascinanti, preziose visioni montane.

Neanche Dio

Cosa? La Gaglinera senza vento? Non capita quasi mai. La cagna è sempre arruffata nella Gaglinera, il cappello sempre in mano. Quando vai nella Gaglinera metti il berretto bianco o la fascia, Giacumbert! Mica vai nella Gaglinera per tenere sempre il cappello in mano? Hai altro da fare che rincorrere sempre il cappello. Ricordati che la tua cagna bianca è sempre arruffata nella Gaglinera. Vestiti per avere caldo e non correre come un pazzo perché altrimenti sudi. E se ti metti il cappello nero invece del berretto bianco lo tieni più in mano che sulla testa dura, e si potrebbe pensare che stai recitando il padrenostro, pieno di fervore. L’angelodelsignorehaportatoilsalutoamaria. Non avere paura, Giacumbert! Nella Gaglinera non vedi nessuno. Non c’è neppure un cristiano nella Gaglinera. Nessuno pensa che tu dica il Padre Nostro. Neanche Dio ti sente gridare al bestiame. Perché Dio non esiste.

[Leo Tuor, Giacumbert Nau. Libro e appunti della sua vita vissuta, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2008, traduzione di Riccarda Caflisch e Francesco Maiello. pag.60. Per la cronaca, la Gaglinera, in italiano Gaglianera, è l’ampio versante alpestre sottostante all’omonima vetta che chiude a nord il famoso Piano della Greina, tra Canton Ticino e Grigioni, luogo alpino assolutamente speciale del quale vi ho già parlato qui.]

Che siano maledetti

[Immagine tratta da pixabay.com.]

Questo libro è dedicato
a coloro che hanno venduto le nostre valli
e a coloro che oggi le vendono.
Che siano maledetti.

[Leo Tuor, dedica di fine testo a Giacumbert Nau. Libro e appunti della sua vita vissuta, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2008, traduzione di Riccarda Caflisch e Francesco Maiello. L’immagine mostra un panorama del Surselva, la regione alpina dove Leo Tuor vive e della quale scrive nei suoi libri.]