Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 13a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, venti aprile duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #13 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Il SocialCapitalista. Vita e opere di Adriano Olivetti”.
Nella storia recente d’Italia c’è stato un industriale capace di concepire un modello di imprenditoria non solo innovativo e assolutamente avanzato, ma pure in grado di mettere realmente in pratica quel vecchio motto per il quale “il lavoro nobilita l’uomo”: Adriano Olivetti. Un mecenate, un sognatore, un utopista o forse, più concretamente, un imprenditore nel vero senso della parola, indipendente e libero da qualsiasi vincolo politico al punto da risultare scomodo a tanti. Non è forse un caso, per ciò, che l’esperienza di quell’azienda che rese l’Italia leader mondiale dell’elettronica è praticamente finita nel nulla mentre sarebbe da riconsiderare a fondo e nuovamente concretizzare, oggi che il tanto celebrato “made in Italy” rivela troppe malcelate ipocrisie e finisce spesso in mani straniere…

adriano fra le fabbricheDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

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Biblioteche “da fantascienza”. Il caso emblematico, e chimerico, della BEIC di Milano.

BEIC MilanoSaprete forse che qui nel blog c’è una sezione chiamata INTERVALLO, a ricordo di quegli intermezzi sulla TV d’una volta nei quali, tra una trasmissione e l’altra veniva mandato un rullo di immagini di luoghi, panorami e monumenti nazionali particolarmente belli. Similmente, saprete che lì pubblico spesso immagini e informazioni su luoghi particolarmente belli dedicati alla cultura e ai libri, biblioteche storiche e contemporanee dall’architettura spettacolare ovvero dalle caratteristiche fuori dall’ordinario. Ciò in base a un’idea molto semplice: un “contenitore” di tesori preziosi e fondamentali per la società civile come i libri deve a sua volta essere qualcosa di prezioso, qualcosa che anche nelle linee architettoniche rifletta la propria importanza civica e, anche per questo, che divenga un luogo di richiamo degli abitanti d’una città o della zona limitrofa, un aggregatore sociale di persone il cui fulcro centrale siano, appunto, i libri e ciò che essi rappresentano.
E’ questo un concetto particolarmente considerato in Nord Europa, ad esempio, ove esistono biblioteche pubbliche a dir poco spettacolari. E non è un caso, io credo, che lassù le percentuali di diffusione dei libri e della lettura siano tra le più alte al mondo.
Anche in Italia vi sono casi interessanti e virtuosi da questo punto di vista. Manca tuttavia, a Milano come a Roma ovvero nelle città principali, una biblioteca nazionale, o un similare luogo di natura centrale nel sistema istituzionale di diffusione sociale della lettura, che come sopra affermato possa fare da catalizzatore di persone e di interessi culturali. Un po’ ciò che accade nell’ambito artistico, nel quale sempre, ove vi sia un importante museo o centro d’arte aperto al pubblico, attorno si crea un indotto di altri luoghi pubblici e privati – gallerie, centri culturali, locali richiamanti l’arte – che generano un sistema virtuoso e – inutile dirlo – assolutamente benefico per la città d’intorno e per la vita urbana dei suoi abitanti.
Milano, città che molti considerano la capitale culturale d’Italia, una nuova, grande e iconica biblioteca l’ha progettata: la BEIC, Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, edificio architettonicamente potente e suggestivo che doveva sorgere nell’area di Porta Vittoria un tempo occupata da uno scalo ferroviario poi dismesso, e che doveva proprio rappresentare il fulcro di “un’arca per la cultura” – proprio con tale definizione veniva presentata la riqualificazione dell’area – con attorno altri luoghi di interesse culturale.
Doveva, sì, sto usando il verbo al passato, lo avrete già notato. Perché mentre in molte città europee negli ultimi anni sono sorte, o a breve sorgeranno, nuove e spettacolari biblioteche, sulla scia della riscoperta dell’importanza fondamentale di tali luoghi pubblici per una città, se non per un’intera regione o stato, beh, qui – a Milano, intendo – non se ne farà nulla.

BEIC_giornaleNulla, niente. Chimera, utopia, illusione, la BEIC. Una biblioteca da fantascienza, perché forse solo in un romanzo di tal genere la si potrà credere realizzata.
L’idea iniziale del progetto per la BEIC nacque ancora negli anni ’90 (!); poi, nel 2001, lo studio Bolles & Wilson vinse il concorso per il progetto esecutivo – quello che vedete nell’immagine a corredo di questo articolo. Il progetto prevedeva (o prevedrebbe, se vogliamo essere speranzosi fino al parossismo) un edificio per 500mila opere a libero accesso e digitalizzate (secondo altre fonti i volumi ospitati sarebbero stati 900mila), corredato da un’emeroteca, settori per musica e spettacolo, sale di registrazione, studio e lettura, caffetterie, terrazze. Beh, fatto sta che, una volta stabilito il progetto, è iniziata l’odissea, tramutatasi poi rapidamente in tragicommedia, nonostante le dichiarazioni entusiaste dei soggetti coinvolti nella realizzazione, che già vantavano d’aver donato a Milano e all’Italia un grande luogo di cultura d’importanza sociale incalcolabile.
Sì sì, come no! In quasi 15 anni i lavori nemmeno sono realmente partiti, e ormai il progetto è considerato dai più morto e sepolto, già sostituito da un giardino pubblico. Che per carità, ben venga pure quello, ma se ci fossero stati pure i libri a disposizione da leggere sulle panchine all’ombra degli alberi, sarebbe stata cosa migliore, converrete con me. Però il sito c’è, della BEIC: tanto ben fatto da risultare analogamente beffardo. Si vedano a tal proposito le pagine relative alla genesi e agli sviluppi del progetto, mestamente ferme al 2009…
Purtroppo, per l’ennesima volta resta l’amaro in bocca per un’altra occasione di elevazione culturale gettata alle ortiche, e ancora di più resta per la constatazione di come in questo nostro paese, ahinoi, la cultura e tutto quanto serva per promuoverla e diffonderla tra i cittadini sia un qualcosa che probabilmente fa venire l’orticaria alle istituzioni, assai più felici di spendere soldi per opere pubbliche francamente inutili quando non idiote (la lista è lunga, lo sapete bene. Per dirne una: i soldi che lo stato sborserà per non far fallire l’inutile autostrada BreBeMi equivalgono più o meno a quelli necessari per la costruzione della BEIC. No comment!) piuttosto che per coltivare l’intelligenza e il sapere della gente comune. Per precisa strategia, ribadisco ancora una volta la mia opinione.
Beh, ci toccherà di nuovo emigrare altrove – ad Helsinki, ad esempio: guardate qui che popò di progetto stanno realizzando, lassù! D’altro canto, è cosa istituzionalizzata che, in Italia, con la cultura non si mangia, no?
Mi viene malevolmente da pensare che forse nemmeno George Orwell seppe concepire una realtà del genere. “L’Ortodossia consiste nel non pensare — nel non aver bisogno di pensare. L’Ortodossia è inconsapevolezza.” (1984, Libro 1, Capitolo 5)

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, QUI.

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 10a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, ventitré febbraio duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #10 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “I Diritti, in un paese alla rovescia”.
A che punto siamo oggi, in Italia, con la questione dei diritti civili? Ormai da anni se ne parla, i media ne disquisiscono sovente in modo parziale e incompleto, la politica propone spesso ma non dispone quasi mai e, nel frattempo, rispetto agli altri stati europei, il nostro paese resta sempre più indietro. In questa puntata di RADIO THULE ne discutiamo con una della associazioni più attive e dinamiche del lecchese sul tema dei diritti dei cittadini GLBTS e non solo, Renzo & Lucio, saranno presenti in studio Franco Andrea, vicepresidente di R&L, nonché Simone e Francesca del Gruppo Giovani. Faremo il punto della situazione, nel bene e nel male, e cercheremo di capire cosa dobbiamo aspettarci dal futuro prossimo.
160316571-091c9e5e-445c-4c79-989a-c902504420a2Come ascoltare RCI Radio:
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http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
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Bendati in un campo minato: gli editori e i librai indipendenti e i nuovi assetti della distribuzione editoriale in Italia

img_0822Lavorare nel settore dell’editoria indipendente oggi, in Italia, sia in qualità di editore che di libraio, è sempre più simile all’attraversare un campo minato con gli occhi bendati e con intorno numerosi cecchini pronti a sparare. Oltre alle problematiche legate alla probabile revisione della legge Levi sul prezzo di vendita dei libri, e sulla scontistica applicabile, vi sono altre questioni che sembrano strategicamente studiate per togliere la terra da sotto i piedi dell’editoria e della vendita libraria indipendenti, e per lasciare sempre più campo libero al dominio dei grossi gruppi editoriali/industriali. Il tutto, sia chiaro, senza che la cosa fondamentale della questione stessa, ovvero la qualità della diffusione editoriale e letteraria, sia tenuta in gran conto, quasi fosse una conseguenza secondaria rispetto alle mere mire finanziarie dei soggetti che stanno portando avanti il tutto.
In particolare, voglio ora fare riferimento ai recenti movimenti di fusione tra alcuni dei più importanti distributori editoriali italiani: Messaggerie/Fastbook e Feltrinelli/PDE, che lo scorso anno hanno creato una nuova joint venture che vale circa il 60% della distribuzione nazionale, con il bene placito dell’AGCM (l’autorità antitrust, per intenderci) giunto sul finire dell’anno e il parere favorevole dei grandi editori. La cosa troverebbe giustificazione nell’attuale situazione di crisi del settore, per via della quale le due società ora unite “ritengono che l’unico modo per continuare a garantire una distribuzione del canale tradizionale delle librerie in modo economicamente sostenibile sia il raggiungimento di economie di scala e sinergie conseguibili soltanto attraverso la realizzazione dell’operazione notificata. I risparmi derivanti dall’aggregazione potranno tradursi in prezzi maggiormente competitivi e più elevati livelli di efficienza del servizio offerto, senza dubbio auspicabili nel momento storico di forte contrazione che vive il mercato della distribuzione dei prodotti editoriali attraverso il canale tradizionale delle librerie.
Tutto bene, dunque? Niente affatto, dal momento che tale operazione, unita ad altri eventi nel frattempo avvenuti, ad esempio la chiusura (per fallimento, ovviamente) di alcuni distributori indipendenti e/o di magazzini di distribuzione locali, particolarmente utilizzati dai piccoli librai, non fa altro che infilare nuovi e numerosi bastoni tra le ruote del già traballante carro dell’editoria e della vendita libraria indipendenti, che si ritrovano ora in balia di nuove realtà controllate dai grossi gruppi editoriali, dotate a loro volta di proprie librerie di catena, le quali non hanno affatto interesse a togliere risorse alla propria distribuzione per garantire un buon servizio ai piccoli editori e ai librai di quartiere. Al di là poi del fatto che il valore del 60% in termini di distribuzione nazionale del nuovo gruppo è ben oltre la soglia del 40% che, teoricamente, l’AGCM stabilisce come limite oltre il quale si delinea una posizione di dominanza commerciale, quali sono gli altri soggetti che occupano la restante parte del mercato distributivo? Mondadori, RCS e Giunti, ovvero tutti gruppi a loro volta dotati di una propria produzione editoriale, di proprie librerie e che per ciò non curano affatto la distribuzione di terzi, ne a favore dei piccoli editori e ne dei librai indipendenti.
Si sta formando (o si è già formata, sostanzialmente) una sorta di oligarchia editoriale, conformata per salvaguardare e favorire i soggetti industriali di riferimento e lasciare a piedi o quasi tutto il comparto indipendente. Oltre al danno, vi è pure in tutto ciò una ignobile beffa: secondo Messaggerie e Feltrinelli la joint venture non penalizzerà gli editori che non diverranno clienti della nuova compagine societaria (tutti i piccoli, in pratica), i quali potrebbero vendere sul web utilizzando canali propri (improbabile, per via dei costi) oppure di terzi, “primo tra tutti Amazon”. Che è un po’ come mettere in mano al soggetto che già soffoca i piccoli editori e librai pure una pistola carica, pronta a sparare: o l’editoria indipendente si affida al proprio aguzzino Amazon, affidandole il suo destino, oppure s’attacca, visto che, appunto, sperare che il comparto si possa reggere in piedi solo contando sulle vendite web è pura utopia. Con buona pace di tanti blablabla sulla necessità di contrastare il dominio web di Amazon, appunto!
Non è un caso, insomma, che gli unici a levare parole di protesta contro i movimenti che stanno cambiando la realtà editoriale italiana siano i piccoli editori e la relativa filiera indipendente: si ritrovano ostaggi del sistema di controllo del mercato dei grossi gruppi editoriali, senza distributori di riferimento affidabili, costretti ad accettare condizioni di vendita per le quali non possiedono forza di discussione contrattuale e disagi dovuti alla precedenza che i suddetti distributori riservano agli “amici” grandi editori, privati (strategicamente, insisto) dei minimi strumenti commerciali di sopravvivenza. Il tutto senza alternative attualmente presenti nella realtà nazionale ovvero possibilità di affrancamento da questo soffocante sistema.
Si sta cercando di fare piazza pulita dell’editoria e della vendita libraria indipendente, in poche parole, per creare spazio commerciale ai grossi gruppi editoriali e alle loro pubblicazioni sovente assai scadenti. Ma a che pro, tutto ciò? Siamo sicuri che tali mutazioni del mercato porteranno autentici benefici ai lettori? Appunto, i lettori: ma i signori che in base a meri calcoli di convenienza commerciale e finanziaria stanno pilotando il mercato verso questa nuova situazione, hanno pensato ai lettori? Hanno pensato al valore socio-culturale della diffusioni di libri e della lettura tra la gente? La concentrazione di potere nel comparto editoriale sta già andando avanti da qualche tempo, eppure i dati di vendita dei libri in Italia, ovvero di diffusione della lettura tra gli italiani, sono sempre più negativi: verrebbe da ritenere senza troppi dubbi che qualcosa non va, tuttavia si continua nella strategia intrapresa, alla faccia di tutto e di tutti. O il comparto è nelle mani di adepti dell’autolesionismo suicida, oppure di individui ai quali del libro, della lettura e della cultura relativa non interessa un bel nulla.
La situazione al momento è ancora in progress e piuttosto confusa: non mancherò di seguirne gli sviluppi, ma nuovamente ribadisco la necessità ormai assoluta di reazione, da parte del comparto editoriale indipendente. Non credo sia il caso di lasciarsi soffocare, senza fare nulla.

P.S.: articolo pubblicato anche su CULTORA, qui.