Hugo Hodiener, Rosengarten – Dolomiten – Südtirol, tecnica mista su carta, prima del 1945.
(Clic.)

Elaborare una nuova «cultura del turismo» significa sviluppare la sensibilità agli interrogativi della sostenibilità, in particolare una sensibilità all’equilibrio tanto necessario tra sostenibilità economica, ecologica e sociale.
Non si tratta di mettere la conservazione della natura e del paesaggio al di sopra di tutto e frenare così lo sviluppo economico o sociale. Non si tratta di mettere lo sviluppo economico del turismo al di sopra della sua sopportabilità, anche futura, da parte delle comunità, e nemmeno di dare la priorità alla qualità della vita della popolazione locale in modo tale che lo sviluppo del turismo non abbia più spazio, ma si tratta di contemplare le diverse richieste in un equilibrio di interessi che deve essere gestito in modo sensibile. Si tratta di consolidare lo sviluppo del turismo in modo più ampio nella società e includendo nel viaggio la popolazione locale; si tratta di trovare la giusta misura per una nuova forma di crescita, che – al pari della trasformazione in campo economico, sociale e politico derivante dalle grandi crisi – permetta di riconoscere opportunità e potenzialità.
In queste condizioni, un turismo sostenibile del domani può diventare la base della responsabilità, dell’impegno e della passione, e quindi l’idea a capo dello sviluppo di un’intera regione.
Nel 2022 un team di ricerca interdisciplinare di Eurac Research, prestigioso ente di ricerca scientifica e multidisciplinare con sede a Bolzano, ha
sviluppato il progetto “Ambizioni di sviluppo territoriale in Alto Adige. Verso una nuova cultura del turismo” al fine di fornire la base scientifica per una strategia di sviluppo del turismo provinciale sul medio e lungo termine. Strettamente collegato alla pianificazione territoriale della provincia altoatesina e con particolare attenzione alla popolazione locale, il piano fornisce per la prima volta una base standardizzata e basata su dati per misurare, osservare e controllare lo sviluppo del turismo in Alto Adige. Ovviamente la citazione che avete letto in principio del post viene da lì.
Ad oggi, quello di Eurac Research per la provincia di Bolzano rappresenta probabilmente il più approfondito e avanzato progetto di gestione dei flussi turistici in un territorio per il quale essi rappresentano un comparto economico e sociale tra i più importanti, nell’ottica di prevenire fenomeni di overtourism e di qualsivoglia eccesso di carico turistico in un territorio alpino tra i più celebrati e al contempo delicati, già sottoposto al riguardo a notevole stress e non solo in alcune località particolarmente famose e iperfrequentate.

Per scaricare il progetto cliccate sull’immagine della copertina lì sopra. Leggetelo, ribadisco, se avete anche solo un minino di interesse e di curiosità verso la montagna contemporanea: ne vale la pena.
Ringrazio di cuore “GognaBlog” e Alessandro Gogna per aver dedicato considerazione e ripubblicato, ieri, il mio articolo dedicato alla questione dell’overtourism nei territori montani – una problematica di crescente gravità, come è ormai noto e evidente. Cliccate sull’immagine qui sotto per leggerlo.
Ringrazio anche quelli che hanno voluto commentare l’articolo e alimentare il dibattito conseguente: al netto degli inevitabili interventi di chi non ha capito granché di ciò che ho scritto, ce ne sono molti interessanti e, come ho rimarcato in chiusura dell’articolo, al riguardo una cosa è innegabilmente certa: qualche soluzione va trovata, e in fretta, a differenza che per altre questioni del passato concernenti i territori montani lasciate andare e ora degradate o incancrenite, e il dibattito deve servire anche e soprattutto a sollecitare un intervento razionale e il più possibile efficace da parte dei decisori politici, facendo ragionar loro sull’entità oggettiva del problema e sul portato complessivo.
Ce la si farà, stavolta, oppure di nuovo alle “belle” parole istituzionali (già se ne odono a iosa) seguiranno pochi o nulli fatti a salvaguardia delle montagne e della loro più consona frequentazione?
P.S.: ringrazio nuovamente anche Alessandro Ghezzer, creatore delle immagini da IA a corredo dell’articolo, che hanno suscitato a loro volta molti commenti dimostrando pienamente la loro provocatoria efficacia – anche qui, al netto di chi non ha capito quale tipo di immagini sono.
Le evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici pongono seri interrogativi sulla possibilità di continuare a immaginare un turismo, in particolar modo quello invernale, come se nulla fosse.
Siamo stati abituati ad aumentare tutto: più posti letto, più impianti. Molte località famose diventano grandi parchi giochi, con i locali che si trasformano in comparse e servitori.
È lampante che il “sistema neve” rimane ancora oggi un settore fortemente trainante dell’economia alpina, ma è possibile continuare a immaginare uno sviluppo turistico invernale alla luce dei cambiamenti climatici?
Se è possibile immaginare di spingere sull’industria dello sci in alcune località blasonate e oggi fortemente infrastrutturate — da Madonna di Campiglio a Plan de Corones — per altre l’invito è a immaginare un percorso opposto. Che tolga strutture invece di aggiungerne. Possiamo immaginare una dismissione degli impianti esistenti e la demolizione di tutte le strutture costruite nel corso degli anni? Siamo in grado di attivare un percorso di rinaturalizzazione e valorizzazione di un luogo da «sacrificare» alla classica fruizione fatta di impianti di risalita, ma da offrire invece come una montagna liberamente accessibile?
Questi sono alcuni stralci di un articolo pubblicato lo scorso 24 settembre sul “Corriere del Trentino” che cita… un’ambientalista radicale? No.
Un seguace delle idee sulla decrescita? No.
Un militante politico della parte opposta a quella che di norma sostiene l’industria turistica? Nemmeno.
Sono parole e opinioni di Alberto Winterle, rinomato architetto trentino direttore di “Turris Babel”, la rivista della Fondazione Architettura Alto Adige, già presidente dell’associazione Architetti Arco Alpino costituita dagli Ordini degli Architetti delle provincie alpine italiane. Le ha scritte nell’editoriale dell’ultimo numero della rivista (il #134) che potete leggere qui.
Uno stimato professionista di altissimo profilo, dunque, che esprime opinioni non in base a ideologismi di qualsivoglia natura ma alle proprie grandi competenze e all’autorità che ne deriva.
Già, perché l’ambiente non è né di destra e né di sinistra, è di tutti. E le montagne e la loro gestione non sono e non possono essere soggette alle convinzioni di questa o di quella parte politica, funzionali ai propri interessi particolari ma sono un patrimonio, una responsabilità e una facoltà di tutti, la cui amministrazione deve apportare vantaggi a chiunque e, innanzi tutto, ai territori montani stessi, ai loro ambienti, ai loro paesaggi. Alle montagne, insomma.

Sarebbe finalmente ora di considerare pienamente tale verità e di farne un punto fermo, per il bene di tutti.



Aumentare le tasse di soggiorno e istituire ticket d’ingresso alle località per il turismo giornaliero (come stanno pensando di fare alcune località in Svizzera, ad esempio)? Contingentare i posti letto negli hotel e i coperti nei punto di ristoro? Elaborare la capacità di carico turistica di ogni località e farne una regola giuridica assunta come limite dal Comune locale? Fissare di conseguenza numeri chiusi da gestire con appositi “varchi” (dove sia possibile) all’ingresso delle località?
E, qualsiasi possa essere la soluzione, come poi si possono mettere in equilibrio le presenze turistiche, la libertà d’impresa, il benessere della comunità locale, la tutela ambientale e del paesaggio? Può essere possibile fare ciò oppure obiettivamente è pura utopia?
