Prossimamente in RADIO THULE… Carlo Limonta!

Nella prossima puntata di lunedì 4 dicembre, alle ore 21 su RCI Radio, RADIO THULE avrà l’onore di accogliere un ospite assai prestigioso: Carlo Limonta, apprezzato film maker, documentarista, fotografo, autore di numerose opere filmiche di grande fascino e altrettanto successo, che ci racconterà di sé, della sua produzione cinematografica, di come si possa raccontare storie attraverso immagini e, con la loro visione, trasmettere conoscenza, memoria, emozione, cultura, civiltà.

Save the date! Lunedì 04/12, ore 21, RCI Radio: non mancate!

Weinstein e gli altri, ovvero: sull’abuso dell’abuso

Da comunissimo “uomo della strada” quale sono, mi viene da pensare che ‘sta questione delle molestie sessuali stia un po’ sfuggendo di mano.

A prescindere dalla consueta constatazione sul fatto che, evidentemente, buona parte della gente vive sui peri e, in tali occasioni, puntualmente casca da essi come di fronte a cose improvvise, impossibili da pensare e prevedere, ovviamente non sono in discussione le sacrosante denunce di atti vili compiuti da personaggi ignobili, alle quali spero facciano seguito adeguate e indiscutibili sanzioni. Tuttavia il solito caos sensazional-mediatico creatosi nel frattempo, entro il quale ci sta finendo di tutto, dallo stupro vero e proprio a episodi del tutto risibili (la cui lettura sugli organi d’informazione mi fa credere – consentitemelo – che le donne non siano più capaci di mollare sonori ceffoni ai “corteggiatori” meno eleganti e graditi e finirla lì con le loro più viscide avances!) rischia veramente di traviare il senso originario della questione.

I sensi, anzi, per come me ne vengano in mente numerosi. Ad esempio (ne cito solo alcuni, i primi che mi balzano in mente): uno, che buona parte del mondo in cui viviamo sia inesorabilmente regolato da tali vili bassezze; due, che per l’ennesima volta si dimostra che queste bassezze sono soprattutto appannaggio della parte maschile, che non perde occasione di dimostrare la propria sconcertante primitività nei confronti (in senso materiale e immateriale) della parte femminile; tre, che evidentemente nessuno ad esse voglia opporsi ovvero combatterle per eliminarle definitivamente, chissà se per menefreghismo, per accondiscendenza consapevole, per personali armadi ugualmente pieni di scheletri o altro; quattro, che, appunto, col polverone mediatico e gossiparo levatosi c’è il serissimo rischio di banalizzare i casi più gravi, di “normalizzarli” in un cumulo statistico troppo ampio e confuso dando di essi un riscontro pubblico meno ignominioso di quanto dovrebbe essere. Senza contare che, a proposito di gravità non così evidente di certi casi, ho pure il sospetto che qualche attricetta di scarso successo ne stia approfittando per tentare di ritornare sui giornali attraverso denunce che, a volte, sfiorano veramente il ridicolo, e che donne d’altri tempi o d’altra tempra avrebbero risolto in modi ben più spicci e amen, come detto.

Insomma, su tutto ciò il “comune uomo della strada” quale io sono si pone un tot di domande pressoché spontanee ovvero, per dire:

  • Ma dunque dove si deve concretamente porre il limite “moralmente condivisibile” tra molestia criminosa e avances pesante ma innocua?
  • E tra atto consenziente o meno?
  • Il fatto che la percezione di questi limiti sia ovviamente assai personale può giustificare alcune uscite di cui si legge sui giornali?
  • Ma tutto questo (all’apparenza) tamburellante dibattito pubblico sul tema segnala un autentico cambio d’atteggiamento, una reale volontà di “mondare” la società da questa piaga, oppure è solo il solito, bieco, ipocrita moralismo?
  • Perché nessuno, pare, riesce a cambiare questo ignobile e schifoso modus operandi tanto diffuso, non solo nello showbiz?
  • Ma tra qualche mese se ne parlerà ancora con tale insistenza, di questo argomento? Che dite?
  • E i tanti vari personaggi messi oggi giustamente sulla gogna, lo saranno ancora, tra un po’ di tempo? Oppure, comunque forti della loro influenza pubblica, l’avranno tranquillamente sfangata?

Come adeguatamente mette in luce questo ottimo articolo sul tema di dailybest.it, e come a mia volta ribadisco, il problema non è che se ne parli troppo (come qualcuno del mondo dello spettacolo sostiene) o troppo poco, ma che se ne parli bene, con serietà, appropriata cognizione di causa, relativo consapevole approfondimento, e senza alcun sensazionalismo terribilmente banalizzante oltre che assai viscido e subdolo. E, inutile rimarcarlo, punendo di conseguenza tutti i colpevoli in modo adeguato alle loro azioni.

È chiedere troppo, questo? Forse, la risposta a questa domanda è proprio, e purtroppo, nella constatazione dell’attuale realtà dei fatti. Sperando che quella di domani, di realtà, sia diversa da quella che è stata fino a oggi, ovvero che veramente scaturisca la volontà di finirla una volta per tutte con quel mondo schifoso e con i tanti personaggi che ne sono reggenti e rappresentanti, l’un l’altro reciprocamente sodali nei propri ambiti e al di fuori di essi.

Io per ora un’opinione ce l’ho, e mi auguro vivamente sia quella sbagliata. Ecco.

Il (vero) video della vera storia di Gottardo Archi!

Bergamo, Fondazione Bergamo nella Storia, sabato 21 ottobre 2017: prima presentazione pubblica de La vera storia di Gottardo Archi, l’ultimo libro di Davide Sapienza, e altre libere dissertazioni su svariati temi molto importanti e intriganti…
Da sinistra: Gino Cervi, direttore della collana Genius Loci di Bolis Edizioni, Davide Sapienza, L.

Buona visione!

Gene Gnocchi, “Il signor Leprotti è sensibile”

Lo dico subito, a scanso di successivi equivoci: a mio modo di vedere Gene Gnocchi è un genio comico, dotato d’una sagacia umoristica rara che la TV, ambito nel quale e per il quale è maggiormente conosciuto, non ha quasi mai saputo sfruttare al meglio, relegandolo a ruoli di mera comparsa comica, o di spalla d’altri personaggi, fin troppo limitanti.
La scrittura letteraria rende ben altra giustizia alla vis comica di Gnocchi, forse anche perché sovente dotata di peculiarità surreali e di non sense più affini a certo british humor che alla “casereccia comicità” mediterranea – cosa dalla quale dipende anche, io credo, la non sempre ben sfruttata presenza di Gnocchi in TV. Delle sue capacità sulle pagine scritte ne avevo già avuto prova con L’invenzione del balcone, libro del 2011, mentre ora ci riprovo con un testo più vecchio, Il signor Leprotti è sensibile (Einaudi, 1995) ovvero con un’opera che in buona sostanza risale agli anni immediatamente successivi al suo debutto in pubblico – prima allo Zelig e poi nel varietà TV Emilio.
Leprotti, il protagonista di questo racconto lungo – o romanzo breve, stante le poco più di 100 pagine – è la classica “persona normale” uguale a infinite altre ma che, proprio in quanto tale, nasconde dietro la propria “normalità” alcune quotidiane bizzarrie […]

(Leggete la recensione completa de Il signor Leprotti è sensibile cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Carlo Limonta (in gir cunt i Sant!)

Chiamatelo film maker, video maker, documentarista o più “tradizionalmente” regista – oppure ancora cineasta, come si diceva una volta… In un modo o nell’altro Carlo Limonta è comunque, e prima ancora di qualsivoglia qualifica “tecnica”, un eccellente narratore di storie in immagini, che sa rendere suggestive e creative ma, al contempo, potentemente espressive ed esplicative, senza peraltro mai nulla togliere al fascino proprio di chi o cosa di quelle immagini è il soggetto. Così dalle sue opere scaturisce una realtà affascinante, vivida, eloquente, sempre illuminante eppure apparentemente “semplice”: come quelle narrazioni dietro la cui mera trama, di primo acchito così lineare, quasi essenziale, si nasconda un Universo di suggestioni, memorie, rimandi, sensi e significati, sapienze e saggezze, sogni e chimere. Ne esce insomma, dalle opere di Limonta, una realtà vera, nel senso più pieno, alto del termine ovvero più profondo e attinente a quel concetto autentico di “verità” oggi sovente travisato e distorto.

Il suo pluripremiato Al Gir di Sant lo dimostra perfettamente, fin da suo saper unire in modo sorprendente tanto quanto filosofico, quasi, l’ambito religioso più tradizionale e quello laico-panteista, dalla cui correlazione scaturisce un (altrettanto) vero senso di armonia verso la Natura, verso il mondo d’intorno nel suo insieme e verso sé stessi. Al di là del bene e del male ovvero verso un’autentica spiritualità umana emancipata dalle “pesantezze” quotidiane: una condizione dell’animo che più di ogni altra ci può elevare da una altrimenti inevitabile pochezza esistenziale.

Al Gir di Sant lo potrete vedere venerdì 17 novembre a Monte Marenzo, come recita la locandina qui sopra pubblicata (cliccateci sopra per aprirla in un formato più grande). Ci sarà anche Carlo Limonta, con il quale potrete approfondire la conoscenza della narrazione che le immagini del film vi offriranno nonché le suggestioni suscitate. Se potete, dunque, non perdetevela quest’occasione: ne tornerete sicuramente arricchiti e non solo di immagini e visioni, pure d’una preziosa e luminosa consapevolezza.