Gene Gnocchi, “Il signor Leprotti è sensibile”

Lo dico subito, a scanso di successivi equivoci: a mio modo di vedere Gene Gnocchi è un genio comico, dotato d’una sagacia umoristica rara che la TV, ambito nel quale e per il quale è maggiormente conosciuto, non ha quasi mai saputo sfruttare al meglio, relegandolo a ruoli di mera comparsa comica, o di spalla d’altri personaggi, fin troppo limitanti.
La scrittura letteraria rende ben altra giustizia alla vis comica di Gnocchi, forse anche perché sovente dotata di peculiarità surreali e di non sense più affini a certo british humor che alla “casereccia comicità” mediterranea – cosa dalla quale dipende anche, io credo, la non sempre ben sfruttata presenza di Gnocchi in TV. Delle sue capacità sulle pagine scritte ne avevo già avuto prova con L’invenzione del balcone, libro del 2011, mentre ora ci riprovo con un testo più vecchio, Il signor Leprotti è sensibile (Einaudi, 1995) ovvero con un’opera che in buona sostanza risale agli anni immediatamente successivi al suo debutto in pubblico – prima allo Zelig e poi nel varietà TV Emilio.
Leprotti, il protagonista di questo racconto lungo – o romanzo breve, stante le poco più di 100 pagine – è la classica “persona normale” uguale a infinite altre ma che, proprio in quanto tale, nasconde dietro la propria “normalità” alcune quotidiane bizzarrie […]

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Gene Gnocchi, “L’invenzione del balcone”

Devo ammettere da subito che nutro una particolare predilezione per Gene Gnocchi, la cui comicità, sovente giocata sull’ironia dell’assurdo e del non-senso, è a mio parere non del tutto capita dal pubblico che, in ogni caso, gli tributa un buon successo già da parecchi anni, almeno in TV. D’altro canto, la comicità di Gnocchi è sotto certi aspetti più nordico-anglosassone che mediterranea: gioca più sulla situazione divertente che sulla battuta e sulla freddura d’impatto ironico immediato, che tuttavia non manca e che, appunto, è quella che il grande pubblico soprattutto coglie, mentre più difficilmente magari recepisce certe arguzie a volte pure assai colte che Gene Gnocchi cela nelle proprie assurdità, come anche nella stralunata vis comica che da sempre contraddistingue le sue presenze televisive.
Ottimo esempio dell’umorismo assurdo e non sense del comico emiliano – anzi, di Fidenza, visto quanto egli ci tenga a rimarcare di continuo la propria cittadinanza – è L’invenzione del balcone, ultima fatica letteraria edita da Bompiani, che in verità “assurda” lo è un po’ in tutto.
Lo è fin dal prologo (sempre steso dall’autore), lo è nella storia di Camillo Valbusa, che di mestiere fa’ il venditore di siero antivipera e che è il protagonista di una strampalata vicenda, sostanzialmente (e funzionalmente) senza capo ne coda, che si dipana in forma di diario quale efficace escamotage per offrire, giorno dopo giorno, tanti sketch comici assolutamente tipici del Gnocchi-style…

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