Trova le differenze: Chiesa in Valmalenco

P.S. (Pre Scriptum): questa serie di post vi offre immagini comparative di località montane che ne mostrano l’aspetto prima dello sviluppo turistico e come appare oggi. Le immagini sono prese da punti leggermente differenti ma offrono un panorama e una prospettiva facilmente assimilabile l’una con l’altra. Attenzione: non c’è alcun sottofondo critico o polemico alla base, ognuno è libero di pensare che fosse meglio prima o adesso e viceversa e in ogni caso il passato è passato, ormai. Semmai, l’intento delle immagini è mostrare la trasformazione dei territori e dei paesaggi montani a seguito dell’evolversi della loro antropizzazione, nel bene e nel male, per meditarci sopra in ottica presente e futura. Ognuno, ribadisco, può trarne le considerazioni che ritiene più opportune.

Nelle immagini che potete vedere qui sotto (cliccateci sopra per ingrandirle) c’è Chiesa in Valmalenco, capoluogo dell’omonima vallata laterale della Valtellina (provincia di Sondrio) che si incunea tra i monti del Disgrazia, il Gruppo del Bernina e quello del Pizzo Scalino.

In alto, il paese nel 1907, agli albori della frequentazione turistica del suo territorio; in mezzo, nel 1961, periodo nel quale iniziò l’attività del comprensorio sciistico; sotto, una veduta di Chiesa nel 2014. Sulle tre immagini le frecce colorate indicano la posizione georeferenziale di: quella gialla la vecchia chiesa parrocchiale dei SS. Giacomo e Filippo, quella verde la nuova parrocchiale (Santuario della Madonna degli Alpini) e quella arancione la frazione di Primolo. Come al solito, per ingrandire le immagini cliccateci sopra.

 

Su “Il Dolomiti” e “Sondrio Today”, circa il Lago Bianco al Gavia

Ringrazio molto “Il Dolomiti” e “Sondrio Today” per aver ripreso le mie considerazioni in merito alle opere di captazione delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare l’innevamento artificiale del comprensorio sciistico di Santa Caterina Valfurva, e ci tengo a sottolineare che, innanzi tutto, la mia è solo una delle tantissime voci che si stanno levando contro questi scellerati lavori (tra le quali fondamentale è quella di Marco Trezzi, ribadisco), inoltre che la prima e fondamentale critica ai lavori al Gavia viene dallo stesso Regolamento in vigore del Parco Nazionale dello Stelvio, nel cui territorio di massima tutela si trova il Lago Bianco, nello specifico dagli articoli 17 (“Tutela del regime delle acque”) e 18 (“Captazioni di acqua”).

Parco Nazionale dello Stelvio che ancora non dice nulla sui lavori, dunque al momento affermando formalmente il proprio tacito assenso al disastro in corso e così meritandosi pienamente le innumerevoli critiche al riguardo.

Per leggere i due articoli, cliccate qui e qui.

Lo Stelvio, il finto “parco nazionale” abitato da peluche!

Hanno ben ragione i tanti utenti che, sulle pagine social del Parco Nazionale dello Stelvio, stanno postando commenti di protesta e sarcasmo vero l’ente in relazione alle opere che trasformeranno il Lago Bianco al Passo di Gavia in un serbatoio d’acqua per i cannoni sparaneve delle piste di Santa Caterina Valfurva (ne ho scritto qui), sulle quali il Parco – soggetto che dovrebbe tutelare in maniera ampia il suo territorio, inutile rimarcarlo – mantiene un silenzio totale. Così come, aggiungo, fa specie che un’altra deprecabile “giostra da luna park alpino”, il progettato ponte tibetano sulla Val Grande a Vezza d’Oglio, in Val Camonica e ai margini meridionali del Parco, sia non solo autorizzato da esso ma addirittura finanziato.

Peraltro, paradossalmente, nelle pagine web del Parco per indicare le sue “porte” lombarde, viene proprio mostrata un’immagine del Lago Bianco e delle sue preziosissime torbiere, più uniche che rare sulle Alpi (vedi sotto), attraverso le quali si sta scavando per far passare i tubi dell’innevamento artificiale suddetto. Pura ipocrisia o sconcertante superficialità?

Per tutto ciò, leggere di eventi come quello della locandina sopra pubblicata, che potrebbe anche essere interessante e utile in senso didattico anche a prescindere dal marketing commerciale che vi sta alla base, fa parecchio ridere – amaramente, sia chiaro. Forse che il Parco Nazionale dello Stelvio si sia già risolto di mostrare ai suoi giovani visitatori i propri animali nella versione di peluche ben sapendo di non essere più in grado di proteggere quelli veri – o forse così palesando di essere ormai disinteressato alla loro tutela, piegandosi ai dettami del più pernicioso e degradante turismo di massa?

Sarebbe bello ricevere un chiaro e deciso diniego da parte del Parco a tutto ciò. Sarebbe bello, già.

[Un’immagine eloquente di ciò che sta accadendo al Lago Bianco del Passo di Gavia, con l’assenso del Parco Nazionale.]

Passo del Gavia, la montagna schiavizzata dall’industria dello sci

Montagna, sta zitta!
Cosa vuoi, cosa pretendi, tu e il tuo inutile paesaggio?
Come ti permetti, attraverso la voce e le azioni dei tuoi “appassionati”, di dare contro a me, dominatrice assoluta e indiscutibile delle terre alte?
A me, sì: io sono l’INDUSTRIA DELLO SCI! Io tutto posso e tutto metto al mio servizio sui monti, anche un lago alpino all’interno di un parco nazionale. Voi lo credete bello, prezioso, importante? Be’, sappiate che per me fa schifo e non vale nulla. Me ne frego che sia in un’area tutelata, non mi interessa della bellezza del paesaggio intorno o che lì ci sia una rarissima tundra alpina: i miei cannoni per sparare la neve artificiale chiedono acqua e io l’acqua gliela fornisco, mando ruspe a scavare, piazzo tubi e pozzetti, prelevo tutta l’acqua che mi serve per innevare le mie piste, quanto e come voglio.
Nessuno più dire e fare nulla contro: io comando e domino politici di ogni ordine e grado, funzionari del parco nazionale, amministratori pubblici. Di me la gente comune ha paura, così la rendo indifferente, menefreghista e complice del mio dominio!
Io posso distruggere ogni cosa per dare alle mie piste da sci ciò che occorre loro. Chiunque altro deve solo credere, obbedire e combattere le montagne e chi le difende per far trionfare il mio dominio. Conto solo io che sono l’industria dello sci, il resto non conta nulla.
Dunque sta zitta, montagna, e sii sottomessa al mio volere assoluto!

A quanto pare sono iniziati i lavori di posa delle tubature che preleveranno l’acqua dal Lago Bianco al Passo di Gavia, uno dei laghi naturali alpini più belli e più elevati delle Alpi Retiche, al fine di alimentare i cannoni per l’innevamento artificiale delle piste da sci di Santa Caterina Valfurva. Ciò nonostante il lago sia all’interno del territorio del Parco Nazionale dello Stelvio, ente di tutela dell’ambiente naturale e della sua integrità, ormai diventato con tutta evidenza un’istituzione farsesca.

Questo è un crimine ambientale, ne più ne meno. E la gran parte della gente, compresi gli abitanti di quella zona, pare proprio che se ne resti zitta e dunque ne diventi complice.

P.S.: voglio ringraziare l’amico Marco Trezzi, che tempo fa ha organizzato una raccolta firme on line per cercare di contrastare questo scellerato progetto, per l’impegno e la passione che ha messo e continua a mettere in tale causa. Al momento sembra che gli scellerati servi dell’industria dello sci abbiano vinto, ma in realtà stanno solo palesando la loro imminente sconfitta, mentre l’impegno di chi ha a cuore tali cause non sarà vano e verrà sicuramente riconosciuto. È solo questione di tempo.

P.S.#2: le foto qui pubblicate sono di Fabio Sandrini (come da marker sulle immagini), tratte dalla sua pagina Facebook, e dello stesso Marco Trezzi. La foto invernale del lago è di Simone Foglia.

P.S.#3: tocca dire che personalmente NON CE L’HO CON L’INDUSTRIA DELLO SCI IN GENERALE (lo scrivo pure in maiuscolo per i duri di comprendonio). Ma con certi suoi rappresentanti che si permettono cotanti scempi e con chi li sostiene sì: assolutamente, fermamente, radicalmente.

Pista di bob a Cortina, l’Olimpiade del grottesco

La vicenda della pista di bob olimpica di Cortina, prevista per i giochi invernali di Milano-Cortina 2026, assume connotati sempre più grotteschi oltre che, per molti versi, vergognosi. Per una mera pretesa regionale appoggiata dal CONI, le cui motivazioni nessuno comprende e tanto meno il CIO, si vogliono spendere 120 milioni di Euro (sempre che il costo non lieviti ancora) per un’infrastruttura che potrà funzionare, se va bene, forse solo per qualche giorno all’anno ma di contro impatterà in maniera pesante sul territorio cortinese, dimostrando perfettamente quanto la politica contemporanea, tanto più se “esaltata” da certi grandi eventi d’immagine, sia distaccata dalla realtà e alienata in una dimensione nella quale nulla conta se non la propria autoreferenzialità. Purtroppo, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 stanno palesando in modi chiari tanto quanto sconcertanti la gravità di quell’alienazione politico-amministrativa – lo racconta bene Luigi Casanova in questo libro.

D’altro canto temo che comunque, anche di fronte a tali evidenze incontrovertibili, a Cortina la pista di bob si farà. Si escogiteranno chissà quali magheggi politici e finanziari, si calpesteranno norme e regolamenti ancor più di quanto fatto finora, si inventeranno tutte le giustificazioni, le emergenze, le criticità, le urgenze possibili pur di spendere tutti quei soldi pubblici e soddisfare l’ego politico dei promotori dell’opera, così da “regalare” alla meravigliosa conca ampezzana una nuova, ennesima, assurda cattedrale nel deserto che deturperà rapidamente il paesaggio e degraderà l’immagine di Cortina e delle sue montagne agli occhi del mondo.

Ma chissà, forse la sto facendo troppo pesante… sto soltanto esagerando con cotanto pessimismo al riguardo (beh… nonostante i precedenti). Ne sarò ben felice, nel caso. Chissà.

P.S.: cliccate sull’immagine in testa al post per leggere l’articolo. Qui invece trovate il comunicato sulla vicenda del Comitato Civico Cortina, dal quale ho tratto anche l’immagine soprastante.