A morte Heidi!

Con le sue ammirevoli doti grafico-illustrative, ormai paragonabili (quasi) a quelle alpinistiche, Michele Comi interpreta mirabilmente il senso di un libricino di qualche tempo fa, piccolo nella forma ma corposo nella sostanza e il cui testo col tempo assume sempre più valore: Kill Heidi di Sergio Reolon. Come scrive Michele nel blog di stilelapino.it, «Un testo illuminante, specie di questi tempi, dove opportunità e speranze del vivere in alto possono deteriorarsi assai in fretta nella perenne rincorsa di modelli nati al piano.» Una rincorsa che sovente assume i tratti della corsa folle e cieca verso il ciglio sempre più prossimo di un burrone, e che si può fermare (forse) solo sgambettando lo stolto corridore. O magari no? Che sia più opportuno non fermarlo e lasciarlo andare alla sua sorte?

Insomma: a morte Heidi, viva Michele Comi!

P.S.: una volta (cioè, pure ora) pensavo che Michele Comi fosse (cioè, lo è tutt’ora, eh!) una grande e nota guida alpina che si dilettava a creare delle belle e significative vignette a tema montano. Ora mi vien quasi da pensare che Michele sia un notevole vignettista a tema montano che si diletta a fare la guida alpina con grande apprezzamento dei suoi clienti! 😄 Scherzi a parte, lo ringrazio di cuore per aver linkato nel suo post la mia “recensione” a Kill Heidi. Leggetelo (il libro, anche più della recensione), che merita molto, così come merita alquanto seguire Michele Comi sulle sue pagine web e social: un’autentica guida alpina (nel senso più pieno e ampio della definizione) anche in rete!

Animali (non) intelligenti

Leggete una notizia del genere e cosa pensate, di primo acchito? Che è una fake news oppure che è uno scherzo, una burla anche piuttosto divertente alla quale i soliti giornalisti sprovveduti ci sono cascati subito, no? Perché a leggerla fa parecchio ridere, in effetti.

Ecco, ora capirete come mai tenga sempre in grande considerazione la comicità e l’umorismo: perché alla fine sono strumenti ben più seri(osi), autorevoli e sagaci di ogni altro per capire come gira il mondo, nel mentre che la realtà quotidiana, quella che vorrebbe (e pretenderebbe di) risultare una cosa seria, è molto spesso una roba così ridicola da far ridere un sacco, come la più esilarante gag comica, appunto.

Comunque quelli qualche ragione ce l’hanno: effettivamente non è vero che la gallina non è un animale intelligente, almeno non è tale in confronto a certi umani peraltro pure privi di ironia!

P.S.: cliccate sul titolo della notizia in testa al post, se proprio avete il coraggio di leggerla.

La passione amorosa e l’impasto della pizza

“Io P. e A, quelli che hanno preso l’appartamento all’ottavo piano, li ammiro moltissimo. Vivono una storia d’amore travolgente, ma lo fanno con il massimo raziocinio. Niente colpi di testa, impulsi istintivi post-adolescenziali o scriteriate follie passionali, no.
Addirittura pare che, quando facciano sesso ovvero nel mentre della copula, lui, che è commercialista, detti al telefono ai collaboratori del suo studio i dati di correzione dei bilanci delle aziende seguite, discutendone poi i saldi ottenuti. E lei non se la prende affatto per questo, anzi: ne approfitta per raccontare al telefono a qualche amica quanto è successo nell’ultima puntata della soap opera preferita (quella in cui il protagonista principale muore dissanguato e tra atroci sofferenze in conseguenza di un incidente stradale).
Non solo, vi dirò di più: mi raccontava G., quello del nono piano, che qualche sera fa stava facendo la pizza ma la farina non gli bastava ed è sceso al piano sotto a chiederla a P. e A.: be’, A., durante l’atto sessuale, è andata in cucina a prendere la farina e gliel’ha prestata. Con P. “al seguito”, ovviamente, il quale già che c’era non ha mancato di consigliare a G. di mettere pure un po’ di zucchero nell’impasto, per migliorare la lievitazione.
Non trovate sia una cosa incredibile? Sì, insomma, voglio dire: proprio non lo sapevo che nell’impasto della pizza ci andasse pure lo zucchero!
Come dite? «E G. cosa ha detto?» Oh, ha detto che la pizza in effetti viene buonissima. Già.”

Dove diavolo è?

Poste le recenti e “considerevolissime” (!) dissertazioni polemiche che stanno impegnando a fondo l’opinione pubblica itaGliana e le “migliori” menti del paese – dissertazioni assolutamente significative dello stato psichico di esso (peraltro delle quali, noterete, colgo notizia da un sito di informazione estero), mi sovviene di riproporre il seguente raccontino inedito, che farà parte di una raccolta molto e dico mooooolto – particolare di futura pubblicazione editoriale, il quale mi pare assai consono alla situazione.
Nota a margine (ma non troppo): nuovamente certi itaGliani si dimostrano bravissimi non solo a mostrarsi ridicoli ma pure a impegnarsi a fondo per fornire prove indubitabili di esserlo veramente. Ecco.
Buona lettura, e siate sempre assennati!

Dove (diavolo) è?

L’esorcista arrivò nel piccolo borgo tra i monti una mattina di vento teso, parandosi in centro all’unica vera strada del luogo come un cowboy che si preparasse ad un duello all’ultimo sangue, alla maniera resa da tanti classici film western. E in effetti era giusto qualcosa del genere, per il prete, una sfida temibile da affrontare e vincere: in quel minuscolo paese c’era il demonio! – questa era la sua certezza, suffragata da “plausibili” testimonianze di pii visitatori del posto che, tra l’altro, riferivano di aver trovato la chiesetta del paese chiusa, inequivocabile segno della temporanea vittoria del male su quelle povere anime, miserrimi senzadio circuiti da chissà quali incantesimi satanici.
Proprio in quella chiesa l’esorcista si installò, facendone la base delle proprie indagini alla ricerca del covo del maligno – perché di certo aveva scelto una delle case del borgo come suo nascondiglio, infestandone i locali e possedendone i residenti come da consueto modus operandi infernale.
Su tale piano d’azione il prete basò la sua urgente opera redentrice: dal giorno successivo sottopose tutti gli abitanti del paese – lattanti inclusi – ad un “terzo grado” inquisitorio, ingiungendovi professioni di fede a raffica e ostentando ad ognuno i più potenti simboli del sacro per indurne il demoniaco rigetto. Dovette tuttavia concludere, dopo poco, che nessun abitante del paese risultava posseduto.
Certo il demonio era assai astuto – pensò il prete – e lì aveva “lavorato” veramente bene: se non era nelle persone, inesorabilmente doveva essere nelle cose! Dunque egli passò al sacro setaccio ogni caseggiato civile del borgo – stalle e baracche comprese – mitragliando una vastissima scelta di invocazioni e benedizioni celesti, convinto di veder emergere e fuggire da qualche crepa d’un muro il demonio da un momento all’altro. Ma non accadde nulla, il che lo lasciò non poco perplesso.
Fece un tentativo anche con gli animali – non scordando canarini, criceti e pesci rossi – ma ancora niente. Eppure c’era, il maledetto, lo sapeva, ne era certo, ne sentiva l’infernale afflato, aveva controllato ogni cosa in paese, persone, animali, case, stalle, tutto! Che accidenti restava ancora da ispezionare? Prese a pregare fervidamente e levare le mani al cielo, colto da un evidente sconcerto, invocando a gran voce una divina illuminazione redentrice.
«Beh, non avrebbe esaminato la chiesa!» gli fecero notare quelli del paese. Il prete-esorcista, a sentirsi obiettare tale palese evidenza, restò prima di sasso, poi si fece paonazzo e prese a inveire nella maniera più impensabilmente turpe contro i locali, con una tale crescente furia che quelli dovettero infine chiamare il medico del paese il quale a sua volta allertò l’ospedale più vicino che invio subito un’ambulanza, il cui personale prese in consegna l’uomo tra le sue irripetibili ingiurie e non prima di costringerlo a una inevitabile sedazione.
Il villaggio tornò così alla propria abituale tranquillità, senza alcun diavolo di sorta a turbare di nuovo la quotidianità dei suoi abitanti.

(P.S.: cliccate sull’immagine lì sopra per sapere di che si tratta.)

Fedifraghismi (Groucho Marx dixit)

Gentile signor Marvin,
è inutile cercare sotto il letto. Se sua moglie ha un amante, probabilmente si nasconde nel guardaroba. Conosco un tizio che ha trovato così tanti uomini nel guardaroba che è stato costretto a divorziare solamente per avere spazio per appendere i suoi abiti.

(Groucho MarxLettiLindau, 2017, pag.14.)

Ora forse ho capito perché ci siano in giro tanti uomini – sposati – vestiti in modo assolutamente sciatto e dozzinale!

(Qui potete trovare e leggere la mia “recensione” di Letti. Gli abiti, invece, spero li possiate sempre trovare nei vostri armadi. Alla peggio compratevi un guardaroba nuovo, ecco, e non fate i soliti impiccioni nei piacevoli affari altrui!)