Le parole si sgretolano, in questo mondo pornoemotico (Kari Hotakainen dixit)

In questo mondo pornoemotico, dove piangere davanti alla tivù è diventato il segno dell’autenticità, le parole che contano si sgretolano a partire dagli angoli e perdono ogni efficacia.

(Kari Hotakainen, Täiteilijät käyttävät kärsimystä keppihevosena (“Gli artisti usano il dolore come capro espiatorio”, Helsingin Sanomat, 19/04/2014: citato da Nicola Rainò nella postfazione de La legge di natura, Iperborea, 2015)

karihotakainen3Hotakainen descrive perfettamente, pur in poche (ma intense, non a caso) parole, la drammatica perversione del linguaggio nella pornoemotica (neologismo azzeccatissimo!) epoca contemporanea, nella quale la finzione emozionale, con cui si vuole far credere di saper/poter esprimere qualcosa, in verità non esprime nulla di nulla (se non un senso di vuoto pressoché assoluto) e in più distrugge l’autentica, suprema e insuperabile espressività che creature intelligenti e senzienti come noi detengono come nessun altra, ovvero le parole. E se si sgretolano esse, si sgretola il senso stesso dell’essere umani: si diviene creature non più in grado di comunicare, non più in grado di capirsi vicendevolmente, non più capaci di evolvere.
In fondo, è questo l’unico buon motivo (seppur inconscio, temo) che tanti possono avere per piangere davanti alla tivù: la loro dipartita culturale. Amen.

Henry David Thoreau, “Camminare”

3Dnn+8_11B_pic_9788804585602-camminare_originalFosse per me, le opere di Henry David Thoreau le farei adottare dalle scuole come libri di testo.
Ecco, potrei pure chiudere qui questa mia “recensione”, e avrei detto con efficace sunto buona parte di ciò che volevo dire. Tuttavia, appena dopo aver formulato un tale pensiero, di sicuro mi verrebbe pure da dire (ovvero: mi viene da dire) che, a ben vedere, un po’ tutta la nostra vita deve essere una scuola – concetto comune e parecchio abusato ma senza dubbio sostenibile – dacché lungo tutta l’intera esistenza, dai primi vagiti fino agli ultimi istanti, c’è sempre da imparare. Quindi, Thoreau lo farei leggere sempre, a chiunque, perché sempre da Thoreau – innegabilmente uno dei padri fondatori del pensiero virtuoso moderno/contemporaneo – si può imparare qualcosa.
Camminare (Mondadori, Milano, 2009, a cura di Massimo Jevolella; orig. Walking, or the Wild, 1862) non è certamente tra le opere maggiori del grande pensatore americano, ma nel suo “piccolo” (in senso di lunghezza del testo) la propria essenza fondamentale la possiede di sicuro. Figlio del Walden e di tutta l’articolata e profonda esperienza dalla quale poi Thoreau trasse la celeberrima opera, Camminare – lo dice il titolo stesso – è un saggio breve su tale arte tanto fondamentale per il benessere psico-fisico dell’uomo…

img-thoreauLeggete la recensione completa di Camminare cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Gente senza vergogna, gli scrittori… (Paolo Nori dixit)

La maggior parte dei libri che leggevo, per esempio, c’eran dei protagonisti così bravi, ma così bravi, che sembravano un incrocio tra Superman e san Francesco che a me mi veniva da chiedermi «Ma come si fa a non vergognarsi, di essere bravi così?»
E era interessantissimo, per me, constatare che loro, proprio, non si vergognavano. Affatto.

(Paolo Nori, Siamo buoni se siamo buoni, Marcos y Marcos, Milano, 2014, pag.23)

paolo_nori_2Uhm… dite, come pare ci suggerisca Nori, che se la vergogna fosse uno stato d’animo più diffuso, in letteratura, il problema della sovrapproduzione editoriale si risolverebbe rapidamente?

(Cliccando sull’immagine, potrete leggere la mia “recensione” a Siamo buoni se siamo buoni.)

INTERVALLO – Torino, Libreria “Tempo Ritrovato” (in chiusura)

l_425f9a360130 GIUGNO 2016
TEMPO RITROVATO LIBRI
CHIUDE
VENDITA TOTALE
CON SCONTI
DAL 15% AL 50%

E’ un INTERVALLO diverso dai soliti, questo, per certi aspetti inesorabilmente triste, per altri iroso e comunque pugnace. La storica libreria Il Tempo Ritrovato di Torino, da decenni punto di riferimento culturale, e non solo, del centro cittadino, il 30 giugno prossimo chiuderà definitivamente, aggiungendosi al lungo elenco delle librerie che nel capoluogo piemontese hanno chiuso i battenti, nonché all’ancor più lungo e mesto elenco nazionale al riguardo. Quanto sopra è ciò che riportano i cartelli affissi sulle sue vetrine.
Così muore la cultura di un paese! – mi viene da dire: una cultura tra le più alte e prestigiose del pianeta uccisa da un progressivo e irrefrenabile imbarbarimento nazionalpopolare e dal sostanziale (ovvero strategicamente complice) menefreghismo delle istituzioni. Ma, ribadisco – almeno per quanto mi riguarda – ciò deve essere un ennesimo e fremente impulso alla combattività, a non lasciare che l’imposizione strategica di un incretinimento totale e totalizzante vinca sulla cultura e sul valore fondamentale di essa, per potersi dire (e continuare a essere) individui realmente intelligenti, civili e avanzati.
Vi pare che la stia mettendo giù troppo dura? Bah, forse sì. O forse, è veramente l’ora di farla il più possibile dura, tale questione, prima che non sia troppo tardi per qualsiasi salvezza.

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo in merito tratto da torinooggi.it, dal quale è tratta l’immagine stessa.

INTERVALLO – Timbuctù (Mali), The Mamma Haidara Memorial Library

Mamma-Haidara-Library-TimbuktuLa storia di questa collezione privata di antichi manoscritti dal valore incommensurabile, con sede a Timbuctù, è in verità la storia dell’uomo che l’ha salvata – tale collezione insieme ad altre presenti nell’antica città tuareg – dall’ignoranza e dalla furia degli estremisti islamici legati ad Al-Qaeda che la occuparono fino al 2013: Abdel Kader Haidara, bibliotecario e restauratore di libri.
Solo di recente la sua storia ha fatto il giro del mondo, grazie a un primo resoconto pubblicato sul Wall Street Journal – da noi riportato da Il Libraio: in breve, tornato da un viaggio di lavoro all’estero e constatando che la città del Mali era occupata da un migliaio di combattenti legati a gruppi islamisti, Haidara si è subito preoccupato che le migliaia di libri e manoscritti custoditi nelle biblioteche e nei musei della città non venissero danneggiati dalle azioni di guerra e dalla barbarie culturale degli estremisti. Pochi giorni dopo l’invasione, l’uomo riunisce i membri dell’associazione dei bibliotecari di Timbuctù, organo che ha fondato lui stesso 15 anni prima. Insieme, gli esperti di libri decidono che la soluzione migliore per salvare le opere è nasconderle nelle case (sia le loro che quelle di conoscenti e amici, meglio se fuori città). Con l’aiuto del nipote e di archivisti, guide turistiche, colleghi bibliotecari e parenti, Abdel Kader Haidara inizia a spostare i libri dalle biblioteche alle case di privati nascondendoli in casse e bidoni. Un gruppo di attivisti nasconde i libri nei contenitori, altri si occupano del trasporto, tramite asini da soma, da una parte all’altra della città. Nel giro di otto mesi, l’operazione è gestita da un centinaio di persone incaricate all’impacchettamento e al trasporto dei volumi. Tramite vie poco battute, riescono a nascondere molte delle opere fuori città, in alcuni casi anche in stati confinanti.
Grazie a questa operazione, e una volta che le truppe francesi liberano la città sconfiggendo gli estremisti di Al Qaeda, si può stabilire che solo 4.000 dei 400.000 antichi manoscritti presenti in città sono andati persi. Un danno grave, senza dubbio, ma infinitamente minore rispetto a quanto sarebbe potuto succedere senza la determinazione e il coraggio di Haidara. Oggi, la Mamma Haidara Memorial Library è una delle più importanti collezioni culturali dell’intera Africa, con esemplari risalenti al XII secolo e, appunto, di valore sovente inestimabile.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web della Mamma Haidara Memorial Library e del Tombouctou Manuscripts Project, il progetto internazionale di conservazione del patrimonio di testi antichi presenti nella città del Mali.