INTERVALLO – Le “montagne di libri” di Mario Cordero

Scultura-Cordero-copiaCome Guy Laramee, sul quale ho già disquisito qui sul blog, anche l’artista piemontese Mario Cordero utilizza i libri per creare paesaggi di montagna. Pagine e copertine, sovente di guide di viaggio, sono scavate e plasmate così da far affiorare sulle superfici lavorate un un’amalgama che simula vette e distese di rocce.
In fondo, Cordero pare seguire quel mio stesso intento che metto alla base dei testi in cui scrivo di montagna e Natura, per il quale considero il territorio come un grande libro aperto fatto di tante pagine quanti sono gli ambienti e i paesaggi in esso riscontrabili, e con i transiti dell’uomo – su strade, mulattiere, sentieri, vie alpinistiche – che scrivono su tali pagine innumerevoli storie, narrano vite e vicende vissute, descrivono emozioni e dolori. Cordero è come se ribaltasse questo principio: nelle sue installazioni sono i libri che diventano paesaggio, con le sue morfologie e i suoi “orizzonti”, in un processo inevitabilmente circolare e virtuoso.

Cordero1Le sculture di Mario Cordero saranno esposte al Museo Nazionale della Montagna di Torino dal 12 dicembre al 7 febbraio 2016. Cliccate su entrambe le immagini per saperne di più.

L’invenzione

ufo_bikeDi tutte le invenzioni mai concepite dall’avanzatissima tecnologia sviluppatasi sul pianeta, frutto di centinaia di secoli di progresso, sviluppo, avanzamento scientifico di una civiltà tra le più evolute dell’Universo, quella era di gran lunga la più strabiliante e incredibile. Eppure, in principio non aveva destato un così gran clamore; certo, la notizia aveva riscosso un cospicuo interesse, ma come spesso succede per ogni novità, quand’anche geniale e rivoluzionaria, molti si erano dichiarati increduli, diffidenti: troppo innovativa, troppo diversa dalla tecnologia corrente, così basata su un’idea totalmente inedita! Il mondo, insomma, sembrava non rendersene conto, proseguendo l’abituale modus vivendi: i traffici stellari continuavano, le astronavi da trasporto intergalattiche volavano come ogni giorno, quelle interdimensionali non sentivano di colpo superata la loro modernissima tecnologia, così come non pareva cambiata la vita dei loro equipaggi, delle rispettive famiglie o di alcun altro che, appunto, pensava fosse così inaudito un oggetto come quello – anche di fronte alle pur fantastiche astronavi superluminari di nuovissima generazione. Eppoi, a quel tempo in cui viaggi di miliardi di anni luce compiuti in pochi giorni erano eventi del tutto ordinari, com’erano concepibili spostamenti di, viceversa, pochi chilometri in tante ore? E senza nemmeno il supporto dei megamputer planetari, o dei più recenti e potenti Sintocerebri?! Cose del tutto inopinate, insomma!
Tuttavia, lentamente ma inesorabilmente, in ogni città, per i percorsi extraveicolari, nelle piazze e nei parchi all’ombra delle altissime sopraelevate fotoniche, uomini e donne a cavallo di quello strabiliante oggetto cominciarono a vedersi, probabilmente all’inizio per quel solito desiderio di esibizionismo, di mostrarsi “avanti” o “alla moda” – dacché molti, ovviamente, tuonarono dai media contro quell’invenzione tacciandola quale “frutto di tecnologia sfrenata”, “spregiudicato orpello da bislacca fantascienza” o simili definizioni biasimevoli… Ma, come detto, inesorabilmente, ove non regni la più bieca e folle ignoranza, ogni genialità prima o poi emerge e viene compresa: così, ormai, quello strabiliante, fantastico oggetto – quelle due ruote gommate pilotabili con una semplice barra dotata di freni a leva e movibile tramite due bracci girevoli collegati ad una catena metallica mossi dai piedi (che infatti la gente ormai comunemente chiama pedali) – trasporta chiunque qui e là sul pianeta con inaudita lentezza e svago supremo, sorvolati velocemente in cielo dalle grandi astronavi superluminari – gioielli tecnologici di colpo divenuti obsoleti ferrivecchi per viaggi interstellari senza più alcun fascino, rispetto a quei pochi chilometri così piacevolmente pedalati

(P.S.: è un racconto inedito, questo, che fa parte di una raccolta moooooooolto particolare di futura pubblicazione editoriale – ovvero già tra le mani dell’editore. Quando finalmente gli allineamenti stellari saranno propizi alla sua uscita, di sicuro sarete i primi a saperlo!)

Scrivere un libro per dire che i libri sono obsoleti (Andy Warhol dixit)

Il modo per essere controculturale e avere un successo commerciale di massa è dire e fare cose radicali in una forma conservatrice. Come ha fatto McLuhan: scrivere un libro per dire che i libri sono obsoleti.

(Andy Warhol, La cosa più bella di Firenze è McDonald’s: aforismi mai scritti, a cura di Matteo B. Bianchi, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, Viterbo, 2006.)

warholavedonCome Warhol profetizzò, comprese e definì molte peculiarità della nostra era post-moderna, seppe pure intuire e determinare la loro “controparte” – senza mai perdere la consueta e sagace ironia. Ottimo esempio di ciò è questa affermazione con cui “bersaglia” Marshall McLuhan, grande teorizzatore degli effetti della comunicazione mediatica sulla società di massa e sui singoli individui – in fondo un “collega” di Warhol, in ciò – giocando a evidenziare con una rapida, precisa e sferzante stilettata che pure il suo innovativo pensiero non sfuggiva ad una incoerenza di fondo che oggi qualcuno potrebbe definire (con definizione ormai spesso slegata dalle sue accezioni originarie) radical chic

INTERVALLO – Tokyo, Book and Bed Hostel

Book-and-Bed1Bisogna ammetterlo: in Giappone non si pongono troppe remore nel realizzare i progetti apparentemente più bizzarri – che poi, sovente, si dimostrano geniali. Di certo il Book and Bed Hostel di Tokyo si può annoverare in questa categoria: perfetto mix tra una libreria e un ostello per viaggiatori, l’hotel si trova al settimo piano di un grattacielo ed è stato progettato dallo studio Suppose design office, dagli architetti Makoto Tanijiri e Ai Yoshida. A prima vista, sembra una libreria elegante e curata nei minimi dettagli: da un lato gli scaffali, dall’altro comodi divani blu con tanto di cuscini. In realtà, quelle scale non servono solo per aiutare i lettori a raggiungere i libri posizionati in alto, ma anche per arrivare a dei veri e propri letti nei quali alloggiare, in perfetto stile nipponico.

Cliccate sulle immagini per vederle in un formato più grande e visitare il sito web dell’ostello, oppure qui per visitarne la pagina facebook. Qui invece potete leggere un articolo in italiano, dal quale ho tratto alcune notizie per questo articolo.

Una nuova meravigliosa avventura culturale: apre a Roma la “Libreria Cultora”!

LIbreria_Cultora-logoCose apparentemente insensate ovvero pazze o temerarie (o qualcosa di simile) da fare: attraversare il Pacifico su un materassino da spiaggia, salire sull’Everest con le infradito ai piedi, cucinare una bistecca al sangue in una zona infestata da coccodrilli… oh, beh, certamente: se si è in Italia, aprire di questi tempi una libreria!
Ma se la temerarietà non è frutto di mera dissennatezza o dabbenaggine, ed è invece il frutto finale di una studiata, meditata e strutturata strategia culturale, ancor prima che commerciale, ecco che l’apertura di un nuovo luogo in cui si vendono libri e si parla in mille diversi modi di letteratura e cultura diventa un qualcosa comunque di “eroico”, forse, ma ancor più e senza dubbio indispensabile, fondamentale, preziosissimo. Un’avventura della quale far parte, in qualsiasi modo possibile – in primis come fruitori di essa – diventa a sua volta un atto di profonda e possente cultura, di cui vantarsi a più non posso con chiunque: d’altro canto, in un paese nei cui ordinari conformismi non pare esserci posto per le cose culturali, praticare la cultura è qualcosa di esclusivo, a dir poco. A meno che non si voglia far parte della massa di pecoroni imbarbariti che non leggono e non praticano la cultura – questo, sì, qualcosa di totalmente insensato e idiota.

LIbreria_Cultora0Una tale “avventura” libraria avrà inizio il 12 dicembre, a Roma: la Libreria Cultora, primo bookshop in Italia diretta espressione dell’omonimo (e sempre più seguito, ergo influente) sito letterario, che nasce dall’idea di voler rappresentare un modello in un paese dove chiude una libreria al mese. Concepire un locale fisico come il mero strumento per la vendita di libri è, infatti, non solo qualcosa di superato, ma anche di estremamente riduttivo. Il senso più profondo di questa esperienza è invece quello di riscoprire il ruolo e la professione del libraio, in un mercato editoriale sempre più congestionato dove i lettori si trovano spesso spaesati. Non solo ascoltare le esigenze dei lettori, non solo consigliargli l’acquisto, ma selezionarne anche l’offerta, in base a criteri che privilegiano la piccola e media editoria di qualità. La libreria nasce sperimentando un nuovo modello distributivo: rapporto diretto con gli editori e attenta selezione dei libri da proporre ai lettori lavorando esclusivamente con gli editori indipendenti.
Sabato 12 dicembre alle 18, dunque, in via Ferdinando Ughelli 39 a Roma (quartiere Appio Latino), l’editore Francesco Giubilei e il direttore editoriale di Cultora, Daniele Dell’Orco, in occasione dell’inaugurazione della libreria proveranno proprio a spiegare quali sono queste linee guida in un breve e programmatico dibattito sul tema: “Perché aprire una libreria in Italia nel 2016?”
Sia lode e gloria imperitura, dunque, a Libreria Cultora, all’omonimo sito e a tutte le persone che hanno deciso di mettere in atto questa meravigliosa follia – ma assolutamente meditata e strategicamente realizzata, appunto!
Cliccate sulle immagini per saperne di più, e… siate temerari anche voi: acquistate e leggete libri a più non posso!