Tre è una folla

[Foto di Steven Iodice da Pixabay ]

Due persone sono in grado di cooperare intuitivamente. Da tre in su invece la comunicazione esplicita è necessaria. Lo studio presto pubblicato su Cognitive Psychology dimostra che una coppia è in grado di capirsi senza nemmeno parlare, anzi anche senza nemmeno sapere che è in atto un’interazione.
Andrew Colman e colleghi dell’Università di Leicester hanno lavorato con gruppi di diverse dimensioni. I partecipanti ricevevano una ricompensa dopo aver schiacciato uno di due bottoni, ma non sapevano che la probabilità di vincere dipendeva non dalla loro scelta ma da quella del vicino. Dopo un certo numero di turni di gioco la percentuale di vittorie prevaleva sulle perdite, ma soltanto nei gruppi composti da solo due persone. Lo stesso non accadeva per i gruppi da tre in su.
“Due persone possono sviluppare una comprensione reciproca,” spiega Colman. “Ma lo scenario viene facilmente distorto dall’entrata di una terza persona. Senza una pianificazione efficace e regole comuni, anche la relazione migliore può rovinarsi quando arriva una nuova persona.”

Sono capitato per caso su “Oggiscienza.it“, sito dal quale traggo il brano qui sopra, e quando l’ho letto mi sono detto: «Ah, caspita, quanto è vero, spesso!»
Eh!
Di questi tempi nei quali si parla tanto di “assembramenti”, poi…

Niente, ci tenevo a dirvelo.
Ecco.

Intanto, lì fuori…

[Foto di 272447 da Pixabay ]
In effetti verrebbe proprio da pensare che in questi giorni la Natura – o qualsiasi altra “entità” con la quale vi venga di poterla identificare – si stia prendendo gioco degli umani, costretti a restare reclusi tra le mura domestiche per colpa di un virus terribile. Nel pieno d’una tale pandemia, che peraltro cade nel mezzo della fremente esplosione di vita che dona la primavera, e in corrispondenza del ponte pasquale, per il quale di norma buona parte delle persone non resterebbero in casa nemmeno sotto minaccia, la suddetta Natura, almeno dalle mie parti, sta inanellando una serie notevole di giornate splendide, dalla meteo favorevole come non mai. I monti ancora innevati, i boschi coloratissimi, i prati fioriti, l’aria già tiepida e le giornate che s’allungano, il cielo da giorni sereno senza nuvole… e gli umani chiusi in casa. Tiè!

Una gran presa in giro “naturale”, appunto, come se la Natura si divertisse a rigirare il coltello nella piaga (termine peraltro correlato a una situazione di calamità) e volesse sbeffeggiare l’umana caducità e la palese fragilità del sempre tanto borioso Homo Sapiens così chiaramente palesate dall’invisibile, imperante e invadente coronavirus!

E poi, quando l’emergenza finirà e torneremo liberi di muoverci a piacimento, magari pioverà per settimane. Perché la Natura di sicuro le Leggi di Murphy le conosce bene, tant’è che, come recita la Settima variante di Zymurgy alla legge di Murphy:

Quando piove, diluvia.

E ancora tiè! Ecco.

L’ignoranza è vanesia

(Photo credit: https://pixabay.com/it/users/ben_kerckx-69781/)
È sempre parecchio interessante e al contempo significativo (e pure un po’ inquietante, a dire il vero) constatare come le persone veramente intelligenti e colte non danno mai a vedere di esserlo se non per qualche buon (e utile) motivo, le persone incolte e ignoranti fanno di tutto per dimostrare quanto lo siano anche quando non ne avrebbero motivo.

Basta lamentele!

(Immagine tratta da qui: https://scienzaesalute.blogosfere.it/post/577055/lamentarsi-fa-male-alla-salute)

Ho deciso che non mi lamenterò più.
Giammai per cose personali, e solo attraverso l’ironia per altre cose, ma sempre formulando osservazioni che siano – provino a essere – concrete e costruttive. Se notate che stia contravvenendo a questa decisione, denotatemelo subito e con vigore.

Mi sono veramente rotto le scatole di tutta questa gente che non fa altro che lamentarsi di tutto, gente a cui non manca nulla di ciò che gli serve nella quotidianità ma si lamenta, si lamenta, si lamenta, si lamenta, gente che non ha veri e seri problemi e nonostante questo si lamenta, si lamenta, si lamenta… Sono gli individui che in questo articolo di qualche tempo fa ho definito lamentatori seriali: gente che si lamenta “di default”, per la quale non conta di cosa ci si lamenta, conta lamentarsi e stop, credendo così di mostrarsi “diversi”, quelli che “non si fanno mica mettere i piedi in testa”, che hanno capito che “li stanno fregando” o che certe cose “non vanno bene così, è una vergogna” eccetera. E che, con le loro lamentele, non solo non fanno nulla per risolvere la situazione della quale si lamentano ma la peggiorano sempre più, spandendo intorno a sé tanto di quel bieco e cieco livore che per la salute è quasi peggio del pm10.

Insomma, basta. Mi allontano quanto più possibile dall’essere o apparire come gente del genere, a costo di dover tenere per me anche circostanze parecchio problematiche; d’altro canto, ribadisco, se è palese che comunque lamentarsi non serve a nulla, al contempo credo che ogni persona debba cercare e trovare in sé la forza per risolvere piccole o grandi situazioni avverse che possano capitarle nella quotidianità, e solo se non vi sia nulla da fare in tal senso si possa pensare in altro modo. Ma certamente, ribadisco, mai e poi mai atteggiandosi nel modo in cui si comporta quella gente. Per carità!

Non è un paese per ironici

A volte il mondo è un posto difficile se non ostile, per le persone che sanno (far) ridere. La vera ironia, l’umorismo genuino, sempre più spesso vengono confusi e scambiati con la bieca derisione, col dileggio che invece dietro il riso (solitamente sguaiato) cela solo disprezzo. E di gente che sa essere auto-ironica senza mai prendersi troppo sul serio ce n’è sempre meno, in giro.

Basterebbe anche solo questo a segnalare lo stato della nostra civiltà e, inesorabilmente, a riderle in faccia. Tanto non la capirebbe comunque, tale risata.