La vera rivoluzione

Si parla così spesso, un po’ ovunque oggi, di “cambiamento”, di “innovazione”, pure di “rivoluzione”. Ma non si potrà mai cambiare nulla finché il campo d’azione resterà sempre quello: varrà sempre il gattopardiano tutto cambi affinché nulla cambi, e quanto ritenuto “nuovo” non sarà altro che il vecchio visto da un’altra parte. Ovvero un mero plagio, come sostenne al riguardo Paul Gauguin.

Piuttosto, la vera rivoluzione non è quella che cambia le regole del gioco ma quella che cambia il gioco stesso. Altrimenti, qualsiasi preteso “cambiamento” non può che risultare una squallida e meschina pantomima.

(Immagina tratta dalla pagina facebook Humanity.)

Equivoci (divertissement à la Ferragnéz)

Scena: un ufficio pubblico qualsiasi.
Protagonisti: un ordinario funzionario pubblico, una nota influencer da poco maritata.

Funzionario: «Buongiorno, sig.ra…?»
Chiara: «Chiara. Mi chiamo Chiara.»
F.: «Ok, Chiara. È coniugata?»
C.: «Sì, da poco.»
F.: «Allora mi dia anche il cognome completo da coniugata.»
C.: «Ferragni Lucia.»
F.: «No, mi basta solo il cognome.»
C.: «Eh, gliel’ho detto.»
F.: «Ma lei non fa Chiara, di nome?»
C.: «Sì, certo, l’ho detto prima.»
F.: «Ah… ho capito. Lucia è il secondo nome.»
C.: «No no, io non ho un secondo nome.»
F.: «Ma come, se mi ha appena detto che si chiama Chiara Lucia?!»
C.: «Sì, da coniugata. Me l’ha chiesto lei!»
F.: «Ah… cioè, aveva un nome da nubile e ora ne ha uno da coniugata?»
C.: «Niente affatto, mi chiamo sempre Chiara!»
F.: «Insomma, signora Chiara, o Lucia, o tutt’e due… mi sta prendendo in giro?»
C.: «Assolutamente no. Io mi chiamo Ferragni Lucia Chiara.»
F.: «Ferragni Lu… ah, dunque è Lucia il suo primo nome, e Chiara il secondo!»
C.: «No! Le ripeto che io non ho un secondo nome!»
F.: «E allora chi diavolo è questa Lucia?»
C.: «Lucia è mio marito!»
F.: «Uuh?!? “Marito” una donn…?! Aaaaah, forse ho capito… eh, ‘ste unioni moderne a volte creano una bella confusione, sa? Niente al contrario, ci mancherebbe, ma…»
C.: «…»

(The end. O forse no.)