Make America great aHAHAHAHAHAgain!

Bisogna certamente riconoscerglielo all’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, quello che Make America great again, “rendiamo l’America di nuovo grande” (le immagini lo dimostrano bene, no?), modello ideale di questa nuova schiera di leader mondiali le cui capacità affabulatorie sono inversamente proporzionali a quelle politiche, e dunque il riconoscimento vada anche agli altri sparsi per il pianeta – ecco, dicevo, bisogna riconoscergli di essere un rappresentante perfetto del mondo contemporaneo, fatto di slogan, di talk TV, di fake news, di tweet, post e like e di tutte le altre cose che con la “politica” nel senso autentico del termine, quella che (per semplificare tanto quanto per essere chiari) dovrebbe servire a far funzionare al meglio una società, insomma, non c’entrano nulla di nulla, anzi, vi sono palesemente antitetiche ma che dalla loro totale illusorietà sono state assurte e proclamate a regole e verità. Be’, che diamine, è forte ‘sto presidente, anzi, è un genio del “marketing”, non c’è che dire!

Eppoi, semmai, sarebbe veramente da sorprendersi se, in considerazione dello stato in cui versano certi paesi e delle condizioni culturali delle loro comunità sociali, vi fossero altri leader non conformi allo status quo, appunto. È giusto così, non può essere altrimenti, e tutto il resto ne è logica – profondamente logica – conseguenza. Nel bene e, soprattutto, nel male.

In ogni caso, sul serio, non pensavo che il mondo potesse diventare con tanta rapidità così divertente… o ridicolo, bizzarro, comico, grottesco, vede voi come definirlo – a me, ribadisco, fa molto “ridere”! Sempre che non abbia ragione chi sostiene che questo nostro mondo non sia altro che un esperimento di “realtà virtuale” messo in atto da qualche avanzatissima civiltà aliena (non sto affatto vaneggiando: al riguardo leggete un po’ qui) con lo scopo, ad esempio, di studiare fino a che punto possa giungere l’irrazionalità di una razza “intelligente” o presumibilmente tale, e dove si situi la dead line ovvero il “punto di non ritorno”.

Comunque, io mi diverto un sacco e rido. Bakuninianamente, certo.

Le foto shock sui pacchetti di sigarette

Le immagini poste sui pacchetti di sigarette per cercare di mettere in evidenza i danni provocati dal tabacco sono ormai talmente scioccanti e sconvolgenti che ho visto fumatori acquistare i pacchetti di sigarette, estrarre tutte le sigarette per riporle in un proprio astuccio tascabile, buttare via i pacchetti con espressione disgustata, come a dire: «Ma come diavolo si fa a diffondere immagini tanto orribili?!» accendendosi al contempo una sigaretta, anche per cercare di recuperare il buon umore così scosso da quelle immagini.
Ecco.

(Clic)

P.S.: mai toccata una sigaretta in vita mia, per la cronaca.

Comandare/ubbidire/comandare (Robert Walser dixit)

Un sottufficiale, come ben si sa, vuole che le facce dei suoi uomini siano ingrugnate e accigliate come la sua, è questo che gli sta bene, dato che di solito ha un fondo di umorismo. Parlando sul serio: quelli che ubbidiscono sono per lo più la copia perfetta di quelli che comandano.

(Robert Walser, Jakob von Gunten, Adelphi, 1970-1991. 1a ed.orig. 1909.)

Come chi l’ha letto saprà, la vicenda narrata nel romanzo di Walser si svolge all’interno dell’Istituto Benjamenta, un luogo dove alcuni ragazzi imparano a servire, in un’atmosfera sospesa tra reale e possibile in cui ugualmente risulta indefinibile lo stato dei ragazzi, tra tortura e felicità – o forse tra l’una fatta credere come l’altra, grazie a quella particolare sospensione quotidiana, e viceversa.
Un luogo, insomma, narrato dal grande scrittore svizzero più di un secolo fa ma assolutamente emblematico per il nostro presente, non trovate?
In effetti, quella citazione di Walser pare anche un modo alternativo per formulare quella solita verità, “ogni popolo ha i governanti che si merita” ovvero, ogni popolo non può che finire sottomesso a (o da) certi governanti, inevitabilmente. E la cosa sarebbe pure umoristica, divertente, ridicola, come sottolinea Walser, se lo storia non ci insegnasse che, prima, è così tremendamente tragica. Già.

P.S.: in questo bellissimo articolo, Giuseppe Genna disquisisce della peculiare scrittura di Walser, “apparentemente lineare e implicitamente eversiva e compattissima“. Molto interessante, per capire ancora meglio Walser come necessariamente merita.

 

Il porno è una guerra (Mario Desiati dixit)

La mia futura suocera s’adombrava mentre fissavo l’orizzonte nelle domeniche pomeriggio. Era una donna che mostrava più anni di quelli che aveva. La vita nei campi le aveva scavato rughe enormi sul viso. Mi faceva pensare a Christy Canyon, l’eroina della Golden Age che senza le iniezioni di botulino sarebbe ancora segnata dalla sua vita nel cinema porno, perché il porno è una guerra, e come ogni guerra ti lascia i segni addosso.

(Mario Desiati, Candore, Einaudi, 2016, pag.36.)

Ma, come tutte le guerre, il porno è pure una macchina per fare soldi: fate conto che l’indotto della pornografia online nei soli Stati Uniti è di 13 miliardi e 300 milioni di Dollari, pari a 11 miliardi e 323 milioni di Euro (fonte: qui). Fate conto che l’Italia per la cultura, ovvero in forza del suo enorme patrimonio culturale, nell’anno 2015 (il più recente con dati “ufficiali”) ha speso 12 miliardi e 170 milioni di Euro (fonte: qui).

(E a breve, qui sul blog, la mia “recensione” di Candore.)