La morigeratezza del Superuomo (Friedrich Nietzsche dixit)

“Niente alcol, principi, celebrità, donne, giornali, onori. Soltanto la conversazione dei più alti spiriti e, talvolta, del basso popolo, perché essa pure è necessaria quanto la vista di una vegetazione possente e sana.”

Così annotava Friedrich Nietzsche sui propri quaderni in merito al personale modus vivendi tenuto durante i propri numerosi soggiorni in Italia (citato da Guy de Portalès in Nietzsche in ItaliaHistorica Edizioni, 2016, pag.49; ed.orig.1929. Cliccate sul titolo per leggere la personale recensione). Chissà se oggi – ovvero se, ipoteticamente, il Nietzsche di allora si ritrovasse nell’Italia di oggi – annoterebbe le stesse cose. Forse sì, ad eccezione – mi viene da temere – della conversazione col “basso popolo”, per sua ampia parte malauguratamente caduto troppo in basso per essere in grado di conversare di massimi sistemi (filosofici e non) così pure di questioni più leggere ma ugualmente e realmente importanti, né tanto meno in grado di saper sfruttare i preziosi insegnamenti di spiriti tanto alti e illuminanti…

INTERVALLO – Stoccolma (Svezia), Stadsbiblioteket

La meravigliosa sala di lettura circolare della Biblioteca Civica di Stoccolma, una delle più famose al mondo nonché opera maggiormente celebre del grande architetto svedese Gunnar Asplund, in una fotografia dello scrivente di qualche giorno fa. Un vero e proprio tempio dei libri al quale in effetti non manca un che di solenne e sacrale: da tempo mi proponevo di visitarlo, appena tornassi nella capitale svedese, e stavolta non ho perso l’occasione di farlo.

Cliccate sull’immagine per aprirla in un formato più grande (e suggestivo), oppure qui per saperne di più sulla biblioteca.

Cose da non fare nella vita (Friedrich Nietzsche dixit)

Tu non devi amare né odiare il popolo.
Tu non devi affatto preoccuparti di politica.
Tu non devi essere né ricco né povero.
Devi evitare di seguire coloro che sono ricchi e potenti.
Devi prender moglie fuori dal tuo popolo.
Devi lasciare ai tuoi amici la cura di allevare i tuoi figli.
Non devi accettare nessuna cerimonia dalla Chiesa.

(Friedrich Nietzsche, citato da Guy de Portalès in Nietzsche in Italia, Historica Edizioni, 2016, ed.orig.1929.)

Come riferisce de Portalès, Nietzsche amava disseminare i suoi quaderni di “massime” estemporanee, sorta di istantanee in parole di visioni e di guizzi del pensiero improvvisi trasformati, attraverso la scrittura, in princìpi a volte provocatori e apparentemente paradossali ma, d’altro canto, in fondo coerenti e “conseguenti” alla sua così rivoluzionaria visione del mondo. Oltre che, a mio modo di vedere, in certi casi assolutamente validi anche oggi, in un presente che di guizzi intellettuali rivoluzionari come quelli del grande filosofo tedesco sembra essere drammaticamente privo.

P.S.: Cliccate sull’immagine per leggere la personale recensione di Nietzsche in Italia.

INTERVALLO – Ankara (Turchia), Biblioteca Pubblica di Çankaya

Una piccola biblioteca pubblica che evoca innumerevoli suggestioni come poche altre (anche quando ben più grandi e prestigiose) sanno fare, quella di Çankaya, città nei pressi della capitale turca Ankara. Qui, i netturbini locali hanno preso a recuperare e “salvare” i libri che trovavano tra i rifiuti raccolti quotidianamente, arrivando in breve tempo ad accumularne un numero cospicuo e a interessare alla loro iniziativa molti altri residenti, che a loro volta hanno donato libri propri ovvero ritrovati un po’ ovunque. Così, il 18 gennaio scorso, è stata inaugurata una biblioteca pubblica con ben 6.000 volumi ordinati nei suggestivi locali di una ex fabbrica di mattoni a sua volta abbandonata, realizzando un’iniziativa meravigliosa, di raro valore socio-culturale e, come detto, dalle molteplici suggestioni profondamente esemplari. Ad esempio dimostrando come i libri (e la cultura in genere) sappiano suscitare grandi cose e migliorare il mondo anche quando abbandonati o deprecabilmente gettati nella spazzatura.

Cliccate sulle immagini per saperne di più oppure qui per leggere un articolo al riguardo di CNN (in inglese).

P.S.: en passant, i libri non si buttano mai via, nemmeno quelli peggiori. Piuttosto si regalino a qualcuno o alla biblioteca più vicina. A chiunque li gettasse nella spazzatura comminerei svariati mesi di condanna ai servizi sociali, se ne avessi facoltà.

P.S.#2: grazie a Rossella Mauri che ha indirettamente ispirato questo articolo.

Lindsay Kemp (1938-2018)

Sono tra quelli che non ricordano granché della propria infanzia, e sovente quei pochi ricordi sono anche piuttosto nebulosi. Ma una delle immagini mnemoniche che conservo dacché mi colpì in modo particolare – avevo credo 4 o 5 anni suppergiù, dunque fate conto che siamo intorno alla metà degli anni ’70 – è simile a quella qui sopra pubblicata. Un fermo immagine mentale – ricavato da qualche programma televisivo del tempo, forse ancora in bianco e nero – di uno strano individuo, una creatura indefinita e indefinibile, umana-ma-forse-no, eburnea, arcana, che si muoveva in modo strano e che si impresse nei miei ricordi infantili come una specie di apparizione onirica ed eterea eppure assai potente, suggestiva, sconcertante nel senso meno cupo del termine. Certamente non capii, allora, chi o cosa fosse e che stesse facendo, ma in qualche modo è come se riuscissi a percepire la particolare vividezza della sua recitazione, come se in tutta la mia ingenua curiosità infantile intuissi che non fosse un “attore” come gli altri, che recitasse una parte su un palcoscenico come tanti altri (ribadisco, col nulla che ci capivo a quell’età al riguardo), ma un performer la cui arte ancor prima che dai gesti “emanasse” dalla stessa persona in quanto parte dell’opera artistica da soggetto-oggetto fondamentale, non da mero e ordinario protagonista recitante, acquisendo dunque una rara e impressionante forza espressiva.

Insomma, era Lindsay Kemp. E qui, ora, ho cercato di interpretare oggi ciò che colpì il me stesso bambino in base a quell’immagine mentale rimasta impressa in maniera così vivida. Forse in modo diverso da ciò che fantasticai allora – sono passati più di 40 anni, in effetti – ma di sicuro, in seguito, ogni volta rivedessi Kemp da qualche parte, in TV, su un giornale o sul web, quel mio ricordo tornava a illuminarsi riportandomi a quell’istante di contemplazione e confusione di metà anni ’70 d’un personaggio tanto originalmente iconico.

Sarà ancora così in futuro, ne sono certo.

You have flown away like your angel.

(Ringrazio molto Pimmicella per l’aiuto alla stesura del testo.)