La chiesa cattolica e le ceneri in montagna

Dunque alla chiesa cattolica, come si legge in questo articolo de “Il Post”, non piace che le ceneri dei defunti vengano disperse in montagna. Il vescovo di Belluno al proposito ha sottolineato la necessità di «scoraggiare» questa pratica, citando le direttive ecclesiastiche, che raccomandano di conservare le ceneri in un «luogo sacro».

Un luogo sacro, già.

Ancora una volta la chiesa, o meglio il clero cattolico, dimostra tutta la sua meschinità culturale arrogandosi di contro il diritto di limitare non solo la libertà di scelta delle persone ma pure il loro afflato spirituale nel momento massimamente peculiare della vita dell’individuo, cioè quello finale (al pari di quello iniziale), dimostrando parimenti di essere, la chiesa e il clero con le loro dottrine, quanto di più antitetico alla vera spiritualità che l’essere umano può percepire e formulare.

La chiesa non capisce (non ce la può fare, temo) che, per i loro amanti ovvero per chiunque abbia intessuto con esse una qualche forma di relazione speciale, le montagne sono un luogo sacro al pari di quelli prettamente riservati al culto, anzi, di più, per come le prime in fondo siano – per i credenti – una manifestazione della creazione divina pura (perché naturale) e non mediata dall’uomo, come lo è una chiesa o un camposanto oppure come lo è la stessa religione, e tutto ciò per giunta senza che le due “sacralità” collidano. Ugualmente, il concetto di “sacro” espresso dalle montagne trascende qualsiasi altro di matrice religiosa essendo ben più elevato e universale (anche qui i credenti potrebbero dire «ben più divino») di quello proposto e imposto dalla religione, totalmente funzionale ai suoi scopi temporali: d’altro canto chi vi scrive è parte del Comitato sostenitore del progetto de “La Montagna Sacra” che si basa proprio sull’universalità aconfessionale del concetto di “sacro” legato ai monti e che, ribadisco, gli appassionati di montagna consapevoli conoscono bene.

Be’, personalmente, dopo aver letto le opinioni della chiesa cattolica, mi auguro che chiunque ponderi e maturi la volontà di disperdere le proprie ceneri in Natura e sulle montagne lo faccia ancor più di prima, e sappia di poterlo ritenere un atto ben più spirituale dei tanti imposti dalle dottrine religiose totalmente privi di umanità – nel senso più pieno del termine.

Un’organizzazione terroristica

Comunque farei notare, con pragmatica obiettività, che rispetto alla chiesa cattolica altre entità negli anni, per molto meno, sono state etichettate dalla comunità internazionale come “organizzazioni terroristiche”. E ciò anche senza considerare il pregresso storico della chiesa cattolica e nemmeno altre circostanze recenti similmente riprovevoli delle quali si è resa e continua a rendersi protagonista, già.

Ma, ribadisco, è solo questione di tempo: l’autodissoluzione è già in stato avanzato, ormai, e il loro “dio” non potrebbe far nulla nemmeno se esistesse. Anche perché, se esistesse, sarebbe (stato) il primo ad agire, al riguardo.

(Cliccate sull’immagine, tratta da rsi.ch, per leggere l’articolo dal quale è tratta; qui c’è un altro buon articolo sul tema, pubblicato da huffingtonpost.it.)

Siete proprio sicuri?

Comunque, secondo me, in buona sostanza (e col massimo rispetto delle scelte di chiunque, sperando siano realmente libere), elargire consapevolmente il proprio 8×1000 alla chiesa cattolica per “opere di bene” è come pagare la benzina al malvivente che dopo averti distratto ti ha rubato l’auto perché con essa nel fuggire non resti a secco. Già.

P.S.: il piccolo ma perfetto “spot” donzaukeriano che vedete lì sopra, opera della premiata coppia Pagani & Caluri, è del 2010 ma resta assolutamente valido, oggi – il che è parecchio emblematico riguardo al tema sopra citato. Per il resto, cliccate qui.

Una certezza, praticamente

Una tragica verità che i membri della minoranza etnica “Tk’emlúps te Secwépemc” (dei nativi della British Columbia meridionale, in Canada) sospettavano da decenni è venuta alla luce in tutta la sua macabra crudeltà: i resti di 215 bambini sono stati trovati vicino a quella che un tempo era la Kamloops Indian Residential School, uno degli istituti del sistema delle cosiddette “Indian residential schools”, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalle Chiese cattoliche che rimuovevano i figli degli indigeni dalla loro cultura per assimilarli nella cultura dominante.
Lo riporta la Cnn, che ricorda anche che i bambini che si trovavano in queste scuole erano spesso oggetto di abusi sessuali e fisici, e molti di loro pagarono con la vita la loro unica “colpa” di essere diversi.
La Kamloops Indian Residential School, una delle più grandi del paese, iniziò l’attività alla fine del 19esimo secolo sotto la gestione della Chiesa cattolica prima di passare sotto il controllo del governo nella seconda metà degli anni Sessanta e di chiudere i battenti nel 1978.
[…]
Secondo un rapporto del 2015 pubblicato dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione, molti dei bambini che frequentavano queste scuole non ricevevano nemmeno cure mediche adeguate, ed alcuni morivano di tubercolosi. La Commissione stima che in un periodo di vari decenni oltre 4’000 bimbi hanno perso la vita in queste scuole.

La “chiesa cattolica”, già.

Ogni qualvolta nel mondo occidentale salta fuori una storia del genere, in tutta la sua spaventosa realtà, la chiesa cattolica quasi sempre c’è, ne è pienamente e attivamente coinvolta.

Come scrisse bene Carlo Dossi,

Il Diavolo ha reso tali servigî alla Chiesa, che io mi meraviglio com’esso non sia ancora stato canonizzato per santo.

(Note azzurre, 1870/1907, postumo 1912-64.)

Oppure, forse, a voler restare nella stessa ironica allegoria del Dossi, che il “male” sia il Diavolo è solo un’altra delle secolari e funzionali bugie diffuse e imposte dalla chiesa. Verrebbe proprio da crederlo, sì.

P.S.: immagine e citazione tratte da questo articolo di Tio.ch.

Intanto, in Polonia…

“Aprite le trattorie e chiudete le chiese. Dio è dappertutto, la roba buona invece no”.

(Traduzione dell’amico superpoliglotta Luca Calvi, dalla cui pagina facebook ho tratto l’immagine. Sulla triste realtà polacca contemporanea, potete leggere questi articoli de “Il Post” oppure questo ottimo approfondimento da “Il Tascabile“.)