…E tutto il resto è “letteratura”!

Quando vinsi il premio Viareggio nel 1959, la Rai ha trasmesso alcuni miei versi. Sorpresa degli scolari, già colpiti dall’intervista di un quarto d’ora alla Tv, dove sono state lette alcune poesie mie, da me commentate, tratte da “Il seme del piangere”. Potenza della radio e della Tv!, esclamo ironicamente. Ma ho subito smontato i miei piccoli… ammiratori. “Sono il vostro maestro, e voletemi bene come tale. Il resto è letteratura”.

(Giorgio Caproni citato da Vincenzo Cerami su La Repubblica nel 2000, a sua volta citato da Antonello Tolve, Giorgio Caproni maestro “per caso”, su Artribune nr.42, marzo-aprile 2018.)

Star(nuti) wars!

A ben vedere, contro certi antipatici malanni di stagione – raffreddori megagalattici con starnuti la cui forza d’urto fa vibrare le campane di campanili a km di distanza, ad esempio – per di più aggravati negli effetti dal clima impazzito nel quale ci ritroviamo a vivere, tipo che oggi nevica e domani fa 25° al Sole, nemmeno il lato oscuro della forza può fare qualcosa!

(Comunque, secondo le regole del galateo, chi starnutisce in pubblico dovrebbe subito scusarsi ma nessuno dovrebbe rispondere “salute”, perché tale gesto concentrerebbe ancora di più l’attenzione sulla persona che ha starnutito, mettendola in imbarazzo e, a seconda dei contesti, distogliendo l’attenzione delle persone. Ecco.)

P.S.: no, io non ho il raffreddore. Ma tante persone sì, a quanto odo.

E basta con Sfera Ebbasta!

Certe polemiche scaturite dopo la tragedia della discoteca di Corinaldo nella quale era in programma un concerto del rapper Sfera Ebbasta, in particolare quelle che addosserebbero responsabilità anche gravi al suddetto rapper – addirittura di essere il mandante virtuale della tragedia -, a me, da vecchio e indefesso appassionato di musica estrema quale sono, mi hanno ricordato le frequenti accuse che venivano mosse alle band di heavy metal (nelle sue tante forme) ogni qualvolta accadesse qualcosa di tragico. Bastava che un giovane si suicidasse o commettesse qualche reato, bastava poi che nella sua camera da letto si trovasse appeso un poster di qualche band del genere o vi venissero conservati similari dischi, e subitamente scattavano le consuete accuse, incluse in un ampio spettro inquisitorio che andava dalla mera adorazione di Satana all’induzione di devianze psichiche varie e assortite fino all’istigazione dei reati più gravi e turpi, secondo uno schema che, con tutta evidenza, è genetico di determinate società culturalmente incerte (eufemismo, ovviamente).

Sia chiaro: io la musica di Sfera Ebbasta non la ascolterei forse nemmeno sotto tortura, ergo qui non sto difendendo ne lui ne chicchessia (anche se al netto di tutto trovo molto meno peggiore la trap dell’insulsa canzonetta in stile sanremese, ci tengo a rimarcarlo) ma, appunto, la suddetta esperienza musicale mi suscita ampio inorridimento di fronte a quelle accuse mosse contro il rapper milanese. E non solo per l’insensatezza di esse – ha ragione Alessandro D’Avenia che, sul Corriere dello scorso 17 dicembre ha scritto:  “Sfera è il mandante della tragedia di Corinaldo tanto quanto Wagner lo è dell’invasione della Polonia” – ma pure per come sia evidente il tentativo (peraltro nemmeno così inconsapevole, temo) di nascondere dietro di esse motivi molto più gravi tanto quanto meno “comodi” e belli da riferire, i quali rimandano a sfere quotidiane ben più prossime alle povere vittime di Corinaldo (e ai presenti che hanno rischiato la pelle) che poi prescindono dalle problematiche del locale e dalla probabile superficialità ci chi lo gestisse. Per essere chiari: se questo o quell’altro trapper dice/canta di diventare gangster e un adolescente lo diventa, è “merito” del primo o forse è ben più demerito delle persone con le quali l’adolescente vive le proprie giornate, che evidentemente non sanno offrirgli buoni insegnamenti di vita nonché adeguate e civili alternative a quel “modus vivendi” parodiato in musica?

Come al solito, insomma, a molti italiani piace un sacco trovare sempre colpe e colpevoli per qualsiasi cosa accada, i quali siano funzionali al polemismo moralista del momento e a un conseguente rapido scaricabarile, col risultato finale di non risolvere per nulla il problema di fondo ma, anzi, aggravandolo e rendendolo cronico (d’altronde l’Italia è il paese dei guai divenuti “normalità” perché cronicamente irrisolti). I testi di Sfera Ebbasta possono pure essere pessimi – ancorché espressi in una ordinaria condizione di showbiz ergo di spettacolarizzazione parodistica a meri fini commerciali, cosa che viene funzionalmente dimenticata – ma in una società dotata di adeguato senno lascerebbero il tempo che trovano, produrrebbero una risata divertita oppure un ghigno sarcastico e tutto finirebbe lì, smorzando qualsiasi potenziale “pericolosità” dell’artista in questione e di qualsiasi altro assimilabile.

Che poi, a ben vedere, potrebbe pure cedere la balaustra di un teatro nel quale venga suonata la più nobile e colta musica classica: se ciò accadesse durante un concerto di musica sacra nel quale si suoni – ad esempio – il Dixit Dominus di Händel, che si fa? Si dice che il mandante è il Vaticano? Il Papa? O direttamente Dio?

Ecco.

(Nell’immagine: una delle cover di Sympathy for the Devil, celeberrimo brano dei Rolling Stones – inserito nell’album Beggars Banquet del 1968 – per il quale il gruppo venne a lungo accusato di “adorare Satana” e di costituire “un grave danno per i giovani che li ascoltavano“, portandoli verso “un’inevitabile perdizione“…)

Alla poesia non ci si arriva con l’istruzione

Giudice: Qual è la sua professione?
Brodskij: Poeta, poeta e traduttore.
Giudice: E chi ha riconosciuto che siete poeta? Chi vi annovera tra i poeti?
Brodskij: Nessuno. (senza sfida) E chi mi annovera nel genere umano?
Giudice: Avete studiato per questo?
Brodskij: Per cosa?
Giudice: Per essere un poeta! Non avete cercato di completare l’università dove preparano… dove insegnano…
Brodskij: Non pensavo… Io non pensavo che ci si arrivasse con l’istruzione.
Giudice: E come?
Brodskij: Io penso che…(confuso) venga da Dio…
Giudice: Аvete richieste?
Brodskij: Vorrei sapere perché mi hanno arrestato.
Giudice: Questa è una domanda non una richiesta.
Brodskij: Allora non ho richieste.

(Dal processo al grande poeta russo Iosif Brodskij, Premio Nobel per la Letteratura 1987, tenutosi nel 1964 presso la corte del distretto di Dzerzhinsky della città di Leningrado, URSS, in base all’accusa di “parassitismo sociale”. Il dialogo riportato è tratto da qui – in russo, ma Google Translate traduce in modo abbastanza decifrabile; del processo a Brodskij racconta anche questo libro.)