Forse – mi viene da pensare – bisognerebbe creare sul web anche un antisocial network. Dove ti iscrivi e non devi cercare “amici” ma, all’atto dell’iscrizione, te ne vengono assegnati un tot in base a determinate profilazioni (tanto siamo tutti profilati, inutile fingere di non crederlo o non saperlo), per cui non devi tu fartene continuamente di nuovi a colpi di “likes”, al contrario hai a disposizione unicamente il tasto “dislikes” così da avere solo che da perderne. Meno amici falsi, più amici veri o – per certi versi ancora meglio – più antagonisti sinceri. Perché in fondo avrebbe molto più senso, e sarebbe ben più fruttuoso, un social che generasse un vivace (e sempre civile, ovvio) contradditorio piuttosto che infinite pagine auto incensanti e inutilmente fini a se stesse (cioè al loro intestatario) che pretendono solo consenso e nessun dissenso*!
O forse… forse no, è meglio che non venga creato qualcosa del genere. Ci sarebbero rese dei conti quotidiane tra utenti incapaci di ammettere disaccordi e di sostenere conseguenti costruttivi confronti senza degenerazioni troglodite… Forse è meglio che restino l’attuale falsità e la generale simulazione, per il “bene” di tutti. In una società costruita sull’ipocrisia e l’artificio, la sincerità e l’obiettività diffuse avrebbero l’effetto di possenti colpi di vento su un fragile castello di carte che ci ostiniamo a credere una “solida fortezza”.
*: ma esiste ancora poi, in questa società infarcita di boriosi saccenti gradassi prepotenti, il civile dissenso? Mah!



Io faccio una vita piuttosto ordinaria e devo dire che nella mia quotidianità, ormai, i social network hanno sostituito il bar. Negli anni 80 del 900 la maggior parte dei miei pomeriggi li passavo al bar, negli anni 10 di questo secolo nuovo la passo sui social network. Ho aperto un blog tanti anni fa, dieci, forse, e da allora metto su quel blog un paio di cose tutti i giorni, non solo cose che ho scritto io, anche cose scritte da altri, prevalentemente da russi, visto che la letteratura russa è quella che conosco meglio e l’unica che ho studiato con una certa costanza per un periodo di tempo non breve (fa un po’ impressione, dirlo, ma sono trent’anni, ormai). Gli unici giorni, in questi anni, in cui non ho aggiornato il mio blog, son state due settimane che ero in ospedale, cinque anni fa, per un trauma cranico, e i lettori del blog, mi hanno raccontato poi dopo, si erano accorti che era successo qualcosa perché non aggiornavo il blog.