Soprattutto le Alpi hanno bisogno di rispetto

[Foto di Mihály Köles su Unsplash.]

Contrariamente a quanto si pensi e sembra per la loro altezza, estensione e imponenza, le Alpi sono un territorio fragile, continuamente assediato dalle pianure circostanti per carpirne le ricchezze. Le Alpi hanno da secoli subito la rapina di legname, minerali, acqua, energia, sono state solcate da strade, ferrovie, funivie, gallerie, gasdotti, elettrodotti, sono state invase da stazioni turistiche che riproducono il peggio delle città, e da un turismo fracassone e inquinante.
Ora hanno bisogno di un nuovo turismo, di una nuova agricoltura più umana e aiutata dall’intervento pubblico, di servizi e trasporti pubblici, scuole, uffici postali, biblioteche, centri di ricerca sulla loro cultura, sovvenzioni per costruire nel rispetto della tradizione e anche per abbattere quanto è stato costruito male.
Soprattutto le Alpi hanno bisogno di rispetto.

[Alberto Paleari, L’attraversamento invernale delle Alpi. Dal lago Maggiore al lago dei Quattro Cantoni, MonteRosa Edizioni, 2017, pagg.80-81.]

Ciò che sulle Alpi scrive qui Paleari – che la catena alpina la conosce e l’ha vissuta (e vive) con intensità e sensibilità rare anche tra i più assidui frequentatori – è d’altro canto quello che pure il visitatore meno abituale ormai coglie della realtà delle nostre montagne, alpine ma pure appenniniche: basta che egli mantenga attivo il più semplice, ordinario, umano buon senso. Dal quale guarda caso scaturisce anche una delle forme più alte di rispetto, per chiunque e qualsiasi cosa.

Ci stavo pensando giusto di recente: io studio i paesaggi montani, il frutto dell’interazione tra elementi naturali e presenze antropiche mediato dai bagagli culturali specifici, e in tale categoria fondamentali i paesaggi possono essere definiti diversamente, in base alle peculiarità più identificative che li caratterizzano. Ma c’è una categoria altrettanto fondamentale, solo apparentemente immateriale, con la quale mi viene di definirli nel caso in cui l’interazione suddetta risulti considerabilmente equilibrata: paesaggi di buon senso. La quale categoria definisce in automatico anche l’opposta, i paesaggi senza senso, quelli dove l’uomo rompe ogni equilibrio generando danni d’ogni sorta materiali e immateriali, sovente irreparabili, dimostrando così non solo scarsa o nulla sensatezza ma pure assenza sostanziale di relazione con i territori montani, nei quali a volte abita pure.

Una condizione che è inevitabile generi qualche disastro, prima o poi, il quale ricadrà presto contro chi l’ha cagionato. È ciò che succede quando non si usa il buon senso, d’altronde.

A dire «montagna», ecco i primi personaggi che vi sono venuti in mente

[Foto di Erich Wirz da Pixabay.]
Qualche giorno ho proposto agli amici che leggono le mie cose sul web di citarmi il nome di un personaggio al quale per primo si pensa in mente a sentire la parola «montagna». Una figura che per ciò che è stato o è, ha fatto, ha detto, ha rappresentato, vi si possa identificare un’idea compiuta di montagna. Una sorta di “primo ambasciatore” delle terre altre, per così dire, o colui che meglio di altri potrebbe aver dato o dare forma, mente e anima al loro Genius Loci.

Innanzi tutto grazie di cuore a chi è stato al gioco – perché di ciò si trattava, non certo di un sondaggio con pretese demoscopiche ma più una “chiacchierata” tra amici: anche se le risposte, ben 150 (spero di non averne persa qualcuna!), formano un quadro sì giocoso ma comunque parecchio significativo. Le ho raccolte nell’istogramma che vedete qui sotto (cliccateci sopra per ingrandirlo) ordinandole alfabeticamente (nome-cognome) e non per quantità di citazioni, proprie perché non c’era alcuno scopo di comporre graduatorie di preferenza. Anche se la proposta iniziale era di indicare un solo nome di personaggi reali, ho inserito tutti quelli citati, anche quelli più “bizzarri”: perché ogni vostra risposta ha valore e in effetti risulta variamente interessante e significativa. Grazie ancora per averle espresse!

Posto ciò, potete liberamente ricavare dalle risposte ottenute le vostre considerazioni, mentre io qui ne rimarco alcune personali: se per molti versi la quantità di citazioni per Walter Bonatti poteva essere prevedibile, trovo significativo che il secondo personaggio più citato sia stato Mario Rigoni Stern (ribadisco, non importano il numero di voti o lo scarto): il primo una figura che incarna soprattutto la dimensione alpinistica e esplorativa della montagna, il secondo invece principalmente quella culturale e umana, i due ambiti fondamentali attraversi i quali l’uomo ha vissuto le montagne dai secoli scorsi fino al presente, seppur sia Bonatti che Rigoni Stern hanno poi elaborato il proprio legame con i monti anche in altri modi – così come hanno fatto ulteriori personaggi citati, conosciuti soprattutto come alpinisti ma la cui relazione con le montagne non si è manifestata solo attraverso la conquista delle vette e la sfida alle loro verticalità (Reinhold Messner, per dirne un altro tra i più citati).

Ugualmente interessanti sono le numerose citazioni a personaggi che invece poco o nulla si legano all’alpinismo così come quelle a figure familiari, mentre inesorabilmente poche sono le donne citate: se l’alpinismo si è spesso contraddistinto per la propria dimensione patriarcale, nella quale la frequentazione femminile delle vette spesso era ritenuta sconveniente, non solo la sua storia è ricca fin dall’inizio di grandi alpiniste ma in fondo è la montagna nei suoi tanti aspetti quotidiani a essere stata spesso “governata” dalle donne senza che ciò venisse loro adeguatamente riconosciuto. Così come oggi non esiste più un alpinismo “maschile” e uno “femminile” ma l’alpinismo e basta, credo che il Genius Loci montano non abbia genere. Che poi, a ben vedere, «montagna» è un sostantivo femminile che deriva dal latino mons mōntis, «monte», il quale è un sostantivo maschile, dunque: pari e patta!

Ancora una volta grazie per le vostre risposte!

Da oggi “Uomini e montagne”, il nuovo podcast di Orobie (e ci sono anch’io!)

Da oggi, 15 gennaio, sul sito di “OROBIE” e sulle principali piattaforme potete ascoltare “Uomini e montagne”, il nuovo podcast curato da Davide S. Sapienza con la regia e il sound design di Damiano Grasselli: un’affascinante immersione per voci e suoni tra vette che toccano il cielo e storie che sfidano il tempo, da scoprire, esplorare, conoscere lascandosi guidare un passo dopo l’altro fin nel cuore e nell’anima della montagna.

Il primo episodio si intitola “L’intelligenza dei piedi” ed è dedicato a uno degli angoli più spettacolari e emblematici delle Grigne, la parete Fasana del Pizzo della Pieve, alla cui storia si intreccia quella di un figura fondamentale per le montagne e l’alpinismo: Vitale Bramani, primo salitore con Eugenio Fasana della parete e inventore delle suole “Vibram”, negli anni Trenta rivoluzionarie e a tutt’oggi tra le più utilizzate in assoluto da chiunque vada per monti e vette.

[Immagine tratta da “Orobie Extra” del 07/01/2025. Cliccate qui per vedere la puntata.]
Nel podcast ci sono anche io: cercherò di raccontarvi il Genius Loci della parete Fasana e la relazione speciale, geografica, antropologica, culturale che lega la parete e il Pizzo della Pieve con la Valsassina, la sua gente e con chi da turista o escursionista vi passi alle sue pendici e volga lo sguardo verso l’alto cogliendone l’imponenza e la referenzialità per l’intero territorio valsassinese.

Dunque, vi invito calorosamente all’ascolto di “Uomini e montagne” e, nel caso, fatemi sapere che ne pensate!

L’avete visto “Un mondo a parte”?

Approfittando della calma apparente dei passati giorni festivi e/o pseudo tali, ho finalmente visto (e non potevo certo evitare di farlo, prima o poi)  Un mondo a parte, film uscito a marzo 2024 con Antonio Albanese e Virginia Raffaele, con regia di Riccardo Milani, che racconta la montagna italiana – quella appenninica nello specifico ma nella sostanza tutte le terre alte nostrane, le cui criticità sono simili ovunque – e certi suoi problemi con raro approfondimento narrativo e tematico pur mantenendo una chiave di lettura affine alla commedia.

Voi lo avete visto? Che ne pensate?

[Immagine tratta dalla pagina Facebook “Meraviglie d’Abruzzo.]
Girato nei bellissimi territori montani attorno al Lago artificiale di Barrea e in particolare nel piccolo comune di Opi, in Abruzzo (lo vedete qui sopra), centra la propria trama su una di quelle numerose criticità di cui soffrono le comunità di montagna italiane, la possibile chiusura di una scuola primaria per mancanza di alunni, e sul tentativo di un maestro che scappa dalla frenesia di Roma insieme alla vicepreside locale (Albanese e Raffaele, ovviamente) di salvarla, inventandosi mille cose nella convinzione che la piccola scuola è uno degli ultimi elementi vitali del luogo, senza il quale lo spopolamento diverrebbe definitivo. Insomma, una questione che chi si occupa di montagna conosce bene un po’ ovunque, nella cui narrazione cinematografica offerta se ne innestano molte altre altrettanto tipiche e croniche: la presenza e la bellezza della natura, la relazione culturale delle genti con la montagna, l’antitesi con la città e il suo progresso, la volontà di restanza (al riguardo Vito Teti è citato, naturalmente), il senso di comunità, l’abbandono alla rassegnazione e la contro-resistenza, il sostanziale disinteresse della politica verso questi territori e i loro abitanti, bacini elettorali dei quali evidentemente ormi si può fare a meno.

Il film è bello: come dicevo, ha il pregio di raccontare temi sicuramente poco d’appeal rispetto ad altri eppure, in un paese come l’Italia, fatto per la gran parte di montagne, fondamentali. Ma sovente banalizzati e quasi sempre sottovalutati, purtroppo: Un mondo a parte li racconta mantenendo un’ironia di fondo – a volte più amara, a volte meno – forse favoleggiandone troppo certi aspetti ma d’altro canto con una chiarezza e un coinvolgimento assolutamente apprezzabili. Non manca qualche stereotipo o apparente banalità ma che in fondo è comprensibile, dentro la forma narrativa scelta dal regista, e non apparirà affatto tale a chi dei temi trattati non abbia troppa competenza e invece manifesti interesse sincero. La percezione dell’anima montana del luogo che ne scaturisce – un’anima locale, come detto, ma in fondo simile a quella di tante altre montagne italiane – e che lo spettatore può cogliere è semplificata (ribadisco: non è una colpa del film, per certi aspetti è un pregio) ma efficace e funzionale a portare al grande pubblico temi che, appunto, o non verrebbe nemmeno toccati, o solo superficialmente oppure tramite saggi profondi e fondamentali ma (purtroppo) ben poco pop.

Visione (se già non avvenuta) consigliabilissima a tutti ma, soprattutto, a chi di montagna ne sa qualcosa perché la vive o la frequenta con assiduità. A patto che poi abbia voglia di dirmi che ne pensa!

Se vi dico «montagna» chi è il primo personaggio che vi viene in mente?

[Foto di candidsoul da Pixabay.]
Cari amici, vi propongo un’altra domanda alla quale rispondere senza pensarci troppo, il giusto insomma oppure anche d’istinto, se vi viene di farlo:

Se vi dico «montagna» chi è il primo personaggio che vi viene in mente?

Il nome che vi chiedo può essere di un personaggio vivente oppure del passato, comunque reale, pensando il quale vi pare che nella sua figura, in ciò che è stato, ha fatto, ha detto, ha rappresentato, vi si possa identificare un’idea compiuta di montagna. Una sorta di ambasciatore imperituro delle terre altre, per così dire, o colui che meglio di altri potrebbe aver dato o dare forma, mente e anima al loro Genius Loci.

Grazie di cuore fin d’ora a tutti quelli che vorranno pubblicare la propria risposta!

P.S.: al proposito, ovviamente propongo la mia risposta tra le numerose che mi verrebbero in mente, e nel tentativo – un po’ meschino, ammetto – di schivare quelle più immediate (Bonatti!), dico…

John Muir! (E ovviamente quella nell’immagine in testa al post è una veduta delle “sue” montagne dello Yosemite.)