Oggi è la Giornata Mondiale del Libro

1005x400Come dite?
Che era ieri?
Oh, niente affatto. Cioè, sì, era anche ieri, ma lo è oggi, e domani, e dopodomani, e l’intera prossima settimana e tutti i giorni di tutte le altre settimane dell’intero anno, Natale e Capodanno inclusi.
Perché non è che solo il 23 aprile ci si deve ricordare che leggere è bello, ma ogni singolo giorno dell’anno bisogna sapere che leggere è fondamentale. Anzi, il massimo sarebbe trasformare il 23 aprile nella Giornata Mondiale in cui non si leggono libri. Già, così che si leggano per gli altri 364 giorni dell’anno – 365 nei bisestili – e per almeno un giorno all’anno si possa pure bighellonare, in una sorta di Carnevale-bis nel quale ci si mascheri da sfigati che non leggono. Un po’ come nel Carnevale ordinario ci si maschera da uomini, da donne, da zombie o da vampiri e da ogni altra cosa che non si è. Per un giorno solo, e per capire come vivere mascherati può magari sembrare divertente per qualche ora, ma non è affatto bello esserlo sempre. Anzi, rapidamente diventa qualcosa di irritante, oltre che di spersonalizzante. In tal caso, non resta che tornare a leggere un buon libro, perché…

“I libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di familiarità attiva e penetrante.”

(Fernando Pessoa)

INTERVALLO – Bassano del Grappa, Libreria Palazzo Roberti

roberti1Banale dirlo, ma la Libreria Palazzo Roberti di Bassano del Grappa è certamente una tra le più belle e affascinanti librerie italiane.
Situata nel centro storico della città veneta, la Libreria Palazzo Roberti rappresenta un punto di riferimento importante per la città che la ospita e per il territorio circostante. Aperto nel 1998, l’esercizio ha trovato la sua sede ideale in un palazzo nobiliare settecentesco, di proprietà della famiglia Manfrotto che tuttora gestisce l’attività dislocata al suo interno, un esempio pressoché unico in Italia di grande libreria indipendente. L’elegante contesto architettonico si sviluppa su tre piani, due dei quali – il piano terra e il mezzanino – sono destinati all’esposizione e alla vendita dei libri. Il Piano Nobile, invece, oltre ad alcune stanze, presenta un salone il cui restauro ha ridato luce agli splendidi affreschi che ne decorano le pareti. Qui trovano posto incontri con l’autore, conferenze, concerti di musica classica, esposizioni di fotografia, che sono parte integrante della vivace attività della libreria. La volontà di proporsi come luogo di incontro e di confronto per il pubblico, offrendo un ambiente accogliente in cui scegliere le proprie letture, ha spinto la libreria a dotarsi di un’ampia offerta di titoli che spazia in tutti i campi dell’editoria.

roberti1-1roberti2roberti3Cliccate sulle immagini per visitare il sito web della libreria e conoscerla ancora meglio.

Rimettere in testa alla gente l’oggetto-libro per tornare a leggere. L’esempio di “Libri sotto i portici” a Castel Goffredo

librisottoiportici_high1Ogni qualvolta vengano pubblicate statistiche e dossier di varia natura sullo stato della lettura di libri in Italia – inesorabilmente fotografanti una situazione sempre più tetra, come sapete bene – ci si interroga sui vari possibili perché e sul come poter invertire una tale tragedia culturale. E’ palese che – io continuo a credere per precisa strategia, almeno per certi aspetti – si sia fatto di tutto per disabituare la gente alla pratica della lettura, imponendo una versione moderna e ben “dopata” del panem et circenses di epoca romana, rivelatosi assolutamente efficace anche oggi.
In ogni caso, al di là di tali inevitabili considerazioni, credo anche che non solo manchi un buon e diffuso esercizio della lettura, nel nostro paese, ma manchi pure il libro, ovvero l’oggetto in quanto tale, simbolo culturale per eccellenza per possibilità di diffusione e per economicità (l’ho più volte rimarcato, anche qui). Temo, insomma, che a molti italiani manchi proprio la presenza mentale, mnemonica, intellettuale o che altro di simile del libro, manchi l’attenzione e la considerazione primaria verso di esso, quella che te lo fa balzare in mente come qualcosa di bello, di gradevole e ancor più di ordinario, di normale, e che dunque per diretta conseguenza ti generi la voglia di leggerlo.
Riportare i libri in mezzo alla gente, e nel modo più diretto, meno mediato e più fruibile possibile, in pratica. Qualcosa del genere da ormai più di quattro anni a questa parte lo fa Castel Goffredo, comune in provincia di Mantova già noto in qualità di “città della calza”, ovvero centro di riferimento di un distretto industriale della calzetteria di rilevanza mondiale ma, appunto, dal 2011 organizzatore di “Libri sotto i portici“, evento con cadenza mensile il cui nome, nella sua semplicità, è del tutto programmatico. Ne parlo qui dacché, nonostante sia una manifestazione dall’esistenza già consolidata, ho potuto riscontrare che non sia ancora così nota tra gli appassionati di libri e lettura quanto meriti, e perché – ribadisco – trovo sia un’iniziativa tanto semplice e “popolare” quanto preziosa e proficua, stante ciò che poco fa ho rimarcato.
“Libri sotto i portici” è nata il 6 febbraio 2011, giorno della prima edizione, con grandi ambizioni: fare di Castel Goffredo uno dei maggiori mercati italiani del libro usato (ma non solo), se non il maggiore, nonché un punto di riferimento nazionale per le pratiche pubbliche di agevolazione della lettura. Gli organizzatori (ovvero il “Comitato Libri Sotto i Portici” che riunisce in una notevole ed esemplare “rete” la onlus Gruppo San Luca, la Pro Loco Castel Goffredo, l’Associazione Commercianti, il Circolo Collezionisti Castellani e gli Amici delle Biblioteche Comunali di Mantova) hanno affidato le proprie ambizioni a più di un fattore: l’ospitalità ai librai gratuita, poiché non si paga plateatico; la manifestazione a prova di maltempo, perché “Libri sotto i portici” ha come palcoscenico l’ampia rete dei portici, tra antichi e contemporanei, oltre quattrocento metri protetti dalla pioggia e dalla neve, che possono accogliere dalle 100 alle 150 bancarelle e relativi librai; ogni appuntamento contraddistinto da un fil rouge che mette in evidenza temi di interesse comune: ad esempio, per quello appena trascorso del 5 aprile, erano protagonisti Natura, fiori, frutti, giardini, erboristeria, farmacopea, medicina e cura naturale del corpo (qui, poi, trovate il calendario degli altri appuntamenti per l’anno in corso).

Insomma: all’apparenza un normale mercato di libri usati e non, come ce ne sono parecchi altri in circolazione. Tuttavia, la manifestazione di Castel Goffredo, nella sua semplicità, riesce a mettere in pratica ciò che indicavo in principio di articolo come cosa più che necessaria: riportare il libro in mezzo alla gente, ridonarvi il valore di oggetto culturale comune, rimetterlo nel campo visivo – e dunque nella percezione mentale – di tutti, peraltro con costanza e frequenza redditizie e senza alcun filtro di mezzo. Sia chiaro (e dico quanto di seguito per prevenire pure eventuali diffidenze al riguardo): lode e gloria imperiture alle fiere, ai saloni e alle rassegne varie di tipologia classica; ma certamente e inevitabilmente sono eventi, questi, di più mirata partecipazione e con effetto per così dire culturalmente concentrato, data la loro cadenza tipicamente annuale – oltre che di diversa natura, inutile rimarcarlo. Necessari, essi, per fissare pubblicamente lo state dell’arte della lettura e della produzione editoriale, così come altrettanto necessari sono gli eventi del genere di “Libri sotto i portici” per la loro potenziale dote di “imposizione programmatica” dei libri tra la gente. E sono fermamente convinto che, se girando per i nostri paesi e le nostre città, avessimo le stesse possibilità di trovarci di fronte l’immagine e la visione di un libro tanto quanto quelle degli smartphone più alla moda, tanto per dire, la lettura sarebbe cosa assolutamente più diffusa e praticata. Magari non come i selfie o le chat sui social network, ma quasi.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Ricercando sulla tela una filosofia della sensualità. Riflessioni sull’arte di Crilu Crilu.

tumblr_ngzsdhGyLs1twe18no1_1280Chi segue il blog e legge gli articoli dedicati all’arte forse conoscerà già il mio punto di vista sulla pittura, oggi: fosca, molto fosca la vista. Ovvero concordo con quelli che ritengono la pittura piuttosto moribonda, ovvero ormai priva da tempo di autentici barlumi vitali, di considerabili guizzi d’estro creativo, di espressività vivida e articolata. Temo che, come già intuirono più di 50 anni fa artisti innovativi e sovvertitori dello “stato dell’arte” del tempo quali Fontana, Klein o Manzoni con le loro opere azzeratrici della sostanza pittorica fino ad allora prodotta, nel corso del Novecento la stessa abbia detto tutto o quasi potesse dire, accelerando la chiusura della propria parabola creativa con le grandi avanguardie moderne, non a caso ormai già del tutto storicizzate. Senza contare che nell’arte contemporanea buona parte del suo palcoscenico le è stato rubato dalla fotografia, arte che è tale da poco dacché prima ritenuta figlia d’un dio minore ma rapidamente elevatasi al rango di media contemporaneo assolutamente apprezzato, vuoi per moda, vuoi per effettiva qualità, per imposizione strategica o che altro.
Cosa può fare la pittura, dunque per non estinguersi del tutto ovvero per non autosfinirsi, rinchiudendosi in una stanza degli specchi dalla quale non uscire mai più? Beh, può fare un passo indietro (che tuttavia tale poi non è, lo capirete continuando a leggere) per recuperare quanto di prezioso vi era in sé prima di smarrirsi e attualizzarne senso ed essenza secondo ciò che l’arte può e deve essere nella contemporaneità: la fonte di un discorso articolato, profondo e meditativo, di natura pragmaticamente filosofica e con finalità rivelatrice sul mondo che abbiano intorno e su ciò che contiene. Se l’avanguardia artistica propriamente detta è filosofia quasi pura, come sosteneva Lucio Fontana (ammettendo che vi sia ancora, oggi, un’avanguardia dotata di adeguati e meritori crismi), qualsiasi espressione artistica contemporanea, d’altro canto, non può esimersi dal riflettere sulla realtà nella quale tutti stiamo, dall’indagarla e meditarla attivamente per poi comunicare quanto si è saputo cogliere di essa, anzi, per raccontare quelle numerose storie, più o meno articolate, che si possono ricavare da uno sguardo attento e sagace del mondo che abbiamo intorno.
Queste impressioni, ad esempio, le percepisco nelle opere di Crilu (1980, vive e lavora a Bibione, Venezia), ovvero nelle sue donne fissate su tela in profondissime istantanee che affascinano l’occhio e al contempo stupiscono la mente e l’animo. Non è certamente un soggetto nuovo, la donna nell’arte – inutile rimarcarlo – e nell’ammirare i lavori di Crilu ho inevitabilmente pensato, in modo istintivo più che razionale, a possibili riferimenti precedenti… Tamara de Lempicka, ad esempio, ma pure Toulouse-Lautrec e persino Hopper. Tuttavia, se pure quei pensieri mi sono sorti spontaneamente, qualsiasi eventuale riferimento diventa secondario, se non superfluo, rispetto a quanto quei lavori mi dicono, e a quanto in essi trovi prova – lo ribadisco – di ciò che ho affermato qualche riga sopra.

Quelle di Crilu sono donne dalla sensualità evidente eppure sospesa, per così dire. Offrono il loro corpo senza veli allo sguardo dell’animo, più che dell’occhio; un corpo che non segue stilemi prettamente estetici, che appare comune, quotidiano, ordinario anche perché colto in istanti “sospesi” – appunto – che della quotidianità hanno molto. Di contro, sulla tela quasi ogni altro riferimento oggettivo e spaziale è assente. Lo sfondo è spesso monocromatico, indefinito e dunque forse spiazzante, da un lato, ma funzionale a far che l’attenzione di chi osserva le opere si concentri solo sui soggetti ritratti, nonché a lasciare che da essi, da queste donne che paiono in attesa d’un attimo infinito, prendano a percepire, a cogliere ed ascoltare una storia. La loro stessa storia, forse, oppure un’altra, comunque una narrazione che si intuisce affatto banale, anzi profonda, intensa, intima e interiore. Magari una confessione, una rivelazione o un segreto. E sarà forse un racconto  anche teso, turbato, forse drammatico o in qualche modo inquietante, non necessariamente soave o piacevole, insomma. A volte anche la più grande bellezza può essere drammatica: perché emozionante, perché teatrale ovvero commovente o addirittura dolorosa, quando tale sia anche perché capace di rivelare ben più di quanto il solo sguardo “estetico” potrebbe cogliere.
E’ probabilmente proprio in questa storia – la quale, per quanto detto, ci si appresta ad ascoltare ora quasi con vivida curiosità, con brama di sapere – che risiede la parte più intensa della sensualità e della carnalità manifestata dalle protagoniste dei lavori di Crilu. Un erotismo dell’anima e dello spirito, introspettivo, quasi enigmatico ma perché sfuggente dal senso ordinario che il termine acquisisce comunemente e altrettanto sfuggente da sé stesso, se inteso con sguardo nuovamente e unicamente esteriore. E’ quell’erotismo che coglie in sé la bellezza più profonda e insieme la più profonda ed elementale essenza della vita, che rende sensibili i sensi oltre la norma al fine di mediare quella narrazione che porta con sé, la quale sa poi “spandersi” anche oltre i confini di quanto raccontato per raffigurare molto altro. Le forme dei corpi ritratti narrano la vita intera, la vita che prende quelle forme, le membra che vi danno corpo, appunto, e ne manifestano la sensibilità nel modo più intenso e avvincente possibile. E’ un interscambio intenso e continuo tra forma e sostanza dell’opera d’arte, un’armonia intensa e quasi inopinata tra significante e significato artistici che porta con sé i lavori di Crilu ben oltre il limite fisico e teorico della mera arte figurativa, alla quale verrebbe da riferirsi di primo acchito e che invece viene superata. Anzi, più che superata sviluppata, evoluta. Non un passo verso l’indietro, dunque, ma in avanti, senza eccessiva foga ma con la consapevolezza della via intrapresa. Esattamente come dicevo poco fa.

Infine… Come ho spesso raccontato, qui nel blog, da lettore insaziabile, inventore di storie scritte e appassionato di arte contemporanea, trovo parecchio affascinante quell’arte visiva che sappia inglobare in sé elementi letterari, ovvero che se ne faccia armonicamente influenzare. Non posso dunque non citare quanto si può trovare e leggere, nel blog di Crilu:
Mentre dormivi nella tua culla, la Luna, che è il capriccio in persona, guardò dalla finestra e disse: «Questa bambina mi piace».
Discese languidamente la sua scala di nuvole, e passò senza far rumore attraverso i vetri. Poi si stese su di te con la morbida tenerezza di una madre, e depose i suoi colori sulla tua faccia. Così le tue pupille sono rimaste verdi, e le tue guance straordinariamente pallide. Contemplando quella visitatrice i tuoi occhi si sono così bizzarramente ingranditi; e lei ti ha così teneramente serrato la gola che ti è rimasta per sempre la voglia di piangere.
Nell’espansione della sua gioia, la Luna continuava a riempire tutta la stanza di un’atmosfera fosforescente, di un veleno luminoso; e tutta quella viva luce pensava e diceva: «Subirai eternamente l’influsso del mio bacio. Sarai bella a modo mio. Amerai ciò che io amo e ciò che mi ama: l’acqua, le nuvole, il silenzio e la notte; il mare immenso e verde; l’acqua informe e multiforme; il luogo in cui non sei; l’amante che non conosci; i fiori mostruosi; i profumi che fanno delirare; i gatti che si beano sui pianoforti e che gemono come donne, con voce roca e dolce.«E sarai amata dai miei amanti, corteggiata da chi mi fa la corte. Sarai la regina di chi ha gli occhi verdi, di coloro a cui ho stretto la gola con le mie carezze notturne; di coloro che amano il mare, il mare immenso, tumultuoso e verde, l’acqua informe e multiforme, il luogo in cui non sono, la donna che non conoscono, i fiori sinistri che somigliano ai turiboli di una religione ignota, i profumi che turbano la volontà, e gli animali selvaggi e voluttuosi che sono gli emblemi della loro follia».
Ed è per questo, maledetta e cara bambina viziata, che io ora sono ai tuoi piedi, e cerco in tutta la tua persona il riflesso della temibile Divinità, della fatidica madrina, dell’intossicante madrina di tutti i lunatici!

(Charles Baudelaire, I benefici della luna)

Direi che ora, la visione sull’arte di Crilu è ancora più completa e compiuta, così come tale è la riflessione chi vi ho qui proposto.

Crilu (Cristina Meotto) nasce nel 1980, vive e lavora a Bibione (Venezia).
Fin da ragazzina inizia a manifestare il suo interesse per l’arte che diventa poi pulsione e passione mentre vive a Londra. Sente così il bisogno di disegnare corpi femminili e frequenta Life Drawing Masterclasses presso la Tate Modern di Londra. Una volta rientrata in Italia continua la sua formazione presso lo Studio13 sotto la guida del maestro Silvestro Lodi.
Ha esposto in numerose collettive e personali tra cui:
2015 Mostra “L’altro sguardo”, Spazio Arte Bejaflor, Portogruaro, Venezia
2014 Action painting performance “Cibo per la mente”, Concordia Sagittaria, Venezia
2014 Collettiva presso il museo “Ippolito Nievo”, Cortino di Fratta, Venezia
2014 Mostra e action painting performance durante il Bibione rock festival, Bibione, Venezia
2014 Mostra personale presso l’Hotel Golf, Bibione, Venezia
2013 Collettiva, Sale comunali di Bibione (Venezia)
2012 Mostra personale, Art Gallery, Bibione (Venezia)
2012 Collettiva “Apnea accademy”, Lignano Sabbiadoro (Udine)
2012 Esposizione, Galleria Poliedro (Trieste)
2012 Mostra d’Arte contemporanea, Sale comunali, San Michele al Tagliamento, Venezia
2012 Collettiva “20×20” Orchestrazione N° 20, Galleria d’Arte Contemporanea “I Mulini”, Portogruaro, Venezia
2011 Collettiva “L’attesa ” Orchestrazione N°19, Galleria d’arte contemporanea “I mulini”, Portogruaro, Venezia
2010 Collettiva “Arte e mestieri” a Concordia Sagittaria, Venezia
2009 Collettiva “Terre dei Dogi in Festa”, Portogruaro, Venezia

Per saperne ancora di più su Crilu e conoscere ancora meglio la sua arte, visitate il blog, qui.