Firenze, nell’Oberland Bernese

Ho sempre invidiato i viaggiatori del passato. A patto di avere un considerevole patrimonio alle spalle, potevano permettersi di investire uno o due anni della propria vita in un Grand Tour che oggi le agenzie di viaggio indiane o cinesi condensano nell’arco di una settimana: Parigi-Lucerna-Venezia, un’escursione peccaminosa a Pigalle, la cremagliera del Rigi e trenta minuti di gondola, tutto frullato in una manciata di ore, con la Tour Eiffel e il Cervino che si specchiano in laguna. Cosi avviene anche per il mondo incantato di Grindelwald, banalizzato dalla fretta e dall’omologazione: nel ricordo dei viaggiatori, al loro ritorno a casa, la Nord dell’Eiger e la facciata di Santa Maria del Fiore galleggeranno insieme nella nebbia dell’indistinto.

(Paolo PaciL’Orco, il Monaco e la Vergine. Eiger, Mönch, Jungfrau e dintorni, storie dal cuore ghiacciato d’Europa, Corbaccio, 2020, pag.200.)

P.S.#1: come fa ben intuire Paci, in questo brano, quando ci si renderà finalmente conto dei danni culturali che il turismo di massa, con le sue modalità di viaggio devianti, sta determinando ai luoghi urbani e naturali presso i quali porta i turisti (vittime e insieme carnefici del misfatto, loro malgrado), forse sarà ormai troppo tardi per poterli salvare dal conseguente destino infausto.

P.S.#2: a breve vi dirò di questo nuovo libro di Paolo Paci, qui sul blog.

Mark Twain, “Storia di doppi e doppiette”

cop_Storia-di-doppi-e-doppietteErnest Hemingway, che non abbisogna certo di presentazioni e il quale di letteratura americana è indubbio che fosse un profondo conoscitore, disse di Samuel Langhorne Clemens, universalmente noto come Mark Twain: “Tutta la letteratura americana moderna statunitense viene da un libro di Mark Twain, Huckleberry Finn.” A me verrebbe da spingermi ancora oltre, affermando che Twain fu uno scrittore fondamentale per l’intera letteratura mondiale del Novecento, per come seppe rendere intrisa di innumerevoli e fortissime peculiarità letterarie l’intera sua produzione, dai più brevi racconti fino ai celeberrimi romanzi. Del suo stile inimitabile, creativo, frizzante, sagace, sovente ribollente e caustico e sempre affascinante è ottimo esempio Storia di doppi e doppiette (Robin Edizioni 2008, 1a ediz. Biblioteca del Vascello 1992, a (ottima!) cura di Salvatore Marano: orig. A Double-Barrelled Detective Story, 1902), sorta di racconto lungo – o romanzo breve – che fu tra le ultime opere “compiute” del grande scrittore americano, in un periodo della sua vita – gli ultimi 10/12 anni, appunto – contraddistinto da momenti di profonda depressione, causata anche dal dissesto delle finanze personali dovuto ad alcune iniziative editoriale intraprese e rivelatesi fallimentari. Nonostante tali problemi, Storia di doppi e doppiette dimostra però benissimo l’assoluta lucidità e vivacità intellettuale e creativa che Twain mantenne pure in quegli ultimi anni, costruendo una storia particolarissima, ricca di sorprese, di improvvise giravolte narrative, di teatrali colpi di scena…

Leggete la recensione completa di Storia di doppi e doppiette cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!