Luce, colore, suono, Tiziano Milani, Jorrit Tornquist (e io!)

È veramente un grande privilegio, per me, fare (pur piccola) parte di LIGHT + COLOR + SOUND (music for Jorrit Tornquist’s exhibition), l’opera musicale di Tiziano Milani appositamente composta per gli 80 anni di Jorrit Tornquist, architetto/artista (e non solo) tra i più importanti in Europa (e non solo!) e per la mostra che ha celebrato il genetliaco, allestita presso la Galerie Leonhard di Graz, città natale di Tornquist. Un privilegio perché in primis lo è sempre la collaborazione con Tiziano Milani, uno dei musicisti sperimentali italiani più apprezzati in assoluto (che devo ringraziare di cuore per avermi coinvolto nel progetto), e perché grazie a ciò ho potuto conoscere e studiarmi il lavoro di Tornquist, vero e sorprendente crogiuolo di arte, architettura, scienza, filosofia, psicologia in forma di opere artistiche – ma tale definizione risulta inevitabilmente limitata, posto quanto appena evidenziato.

Ho cercato dunque di avvicinare e mettere in contatto i due mondi, quello sonoro di Milani e quello visuale di Tornquist, entrambi dotati di “colore” nelle numerose accezioni del termine, cercando – per quanto consentito dalla necessaria concisione di un testo dedicato alla copertina di un CD – di mettere in luce (termine quanto mai consono) le comuni peculiarità e le similari percezioni che, più o meno consciamente, il fruitore delle opere (CD incluso) si ritrova a cogliere:

LIGHT + COLOR + SOUND (music for Jorrit Tornquist’s exhibition) è pubblicato da Setola di Maiale: cliccate sulle immagini delle copertine del CD per visitare il sito web e saperne di più sull’opera oltre che, ovviamente, per acquistarla!

Per la verità, dalla parte opposta

E comunque, quando vi pare di avere davanti la “verità” su qualcosa di cui dubitavate o della quale cercavate risposte, provate lo stesso a girarvi e guardare dalla parte opposta. Non è detto che la “verità” sia sempre lì dove credete che possa e debba essere, anzi: forse capita più spesso che sia proprio dove non credereste mai di trovarla. Anche perché, io credo, la vera “verità” non si dovrebbe mai smettere di cercarla un po’ ovunque, senza mai aspettarsi di trovarsela sempre davanti.

Non è mero relativismo, questo, proprio per niente: è semmai l’antropologica e indispensabile evidenza che non si smette mai di imparare qualcosa, dacché di “verità assolute” non ne esistono affatto se non nella mente di chi vuole smettere di conoscere e sapere, ovvero in chi rinuncia a essere quella creatura intelligente – nel senso più pieno del termine – che l’uomo dice e pretende di essere, basando tale pretesa su “verità” sovente prive d’alcun fondamento.

Homo homini ovium


Letto qui sopra? (Cliccate sull’immagine per leggere la notizia completa in originale.)
Bene: ora converrete che quel famoso motteggio in forma di affermazione retorica, “meglio un giorno da leoni che cento da pecora”, ha finalmente trovato un’attestazione scientifica netta e definitiva. D’altro canto i “leoni”, al riguardo, sono diventati più rari dell’aria pura in Val Padana.

Peraltro si noti pure che, come il sottotitolo della notizia ricorda, l’anno scorso negli USA era stato sintetizzato un embrione uomo-maiale e, guarda caso sempre dagli USA, è venuto fuori lo scandalo delle molestie sessuali, il movimento #metoo e tutto il resto.
E poi dicono che la scienza non sappia prevedere il futuro!

P.S.: il tutto, sia chiaro, con il massimo rispetto verso gli animali citati, moralmente del tutto incolpevoli – loro sì.

In banca (Un… “racconto” inedito)

(È da tempo che la vorrei scrivere, un’opera umoristica “assoluta”, talmente comica da risultare pericolosa perché potrebbe far morire dal ridere chiunque la legga. Non so se ce la farò, anzi, in effetti spero di no, prima che mi accusino di strage! Però ci sto provando, la sto scrivendo: non sarà “assoluta” ma lì sto mirando, per quanto ne posso essere capace. Di seguito ne trovate un frammento. Buona lettura!)

In banca

Esco dall’ortolano e incrocio il mio amico Robezio. Mi dice che deve andare in banca, una cosa veloce, se lo accompagno poi possiamo andare a berci una birra insieme. Ok, gli dico, non ho altro da fare, lo accompagno.
Entriamo nella filiale, ci mettiamo in fila allo sportello e, dopo qualche attimo, un individuo col volto coperto da un passamontagna si fionda dentro, brandendo una pistola e urlando: «Fermi tutti! Questa è una rapina!»
Tutti i presenti restano impietriti, il terrore negli occhi. Cala un silenzio di tomba.
«Sì, avete capito bene. Questa è una rapina!» ripete il ladro.
«Aehm…» faccio io.
Ladro: «Che vuoi, tu?»
Tizio: «Veramente quella è una pistola.»
Ladro: «Uh?»
Tizio: «Sì… quella che ha in mano… si chiama pistola, non “rapina”.»
Robezio: «Uff… il tuo solito vizio di correggere le persone quando sbagliano qualche parola!»
Tizio: «Lo sai che ci tengo.»
Robezio: «Magari s’è solo confuso.»
Ladro: «Piantatela subito, voi due!»
Tizio: «Ok, ok. Ma sa, lo dico anche per lei. Ecco, guardi…» (Frugo nella borsa della spesa.)
Ladro: «Che cazzo stai facendo?»
Tizio: «Tranquillo, niente paura… un attimo che… ah, ecco qui. Questa, semmai, può essere definitiva una rapina
Robezio: «Ah, hai comprato le rape, lì dall’ortolano? A me non piacciono molto.»
Tizio: «Voglio provare a farci un risotto. Mi hanno detto che è buono, soprattutto se ci aggiungi del pecorino oppure del…»
Ladro: «Piantatela, stronzi! O vi faccio saltare le cervella!»
Robezio: «Oh, ecco, quelle mi piacciono. Saltate in padella o fritte, ancora meglio!»
Tizio: «Ma no, per carità! Mi fanno impressione, non le mangerei mai.»
Robezio: «Bah, basta cambiare il nome del piatto, nemmeno te ne accorgi.»
Tizio: «Un po’ come chiamare “rapina” una pistola, no?»
Robezio: «Ahahah, già!»
Ladro: «Bastaaaaa!!! Lo volete capire?! Questa è una rapina!»
Tizio: «Ancora? No, mi scusi… adesso le spiego meglio. Uhm… Ehi, guardate laggiù!»
Robezio: «Cosa?»
Ladro: «Eh?!»
(Sfluff!)
Tizio: «Ecco qui!»
Ladro: «Ehi! Ridammi subito il mio portafoglio!»
Tizio: «Appunto. Questa è una rapina.»
Ladro: «Bastardo d’un ladro!»
Tizio: «Uh-oh, senti chi parla!»
Robezio: «Comunque sarebbe più un furto con destrezza, che una “rapina”.»
Tizio: «Ah, e poi sarei io quello col vizio di correggere gli altri?»
Ladro: «Ora basta! Mi sono stufato di voi! Per chi m’avete preso, per un pivello del crimine? Ho fatto colpi sensazionali, io. Spazzolando un sacco di soldi.»
Da dietro lo sportello spunta un tipo in doppiopetto, grassottello, che con fare servile e giungendo le mani come se pregasse dice: «Aaah, be’, ma se la mettiamo così… mi perdoni, signore, in qualità di direttore di questa filiale le potrei proporre la custodia delle sue ingenti sostanze presso la nostra banca, a condizioni assolutamente vantaggiose.»
Tizio: «Per carità! Mi ascolti…» sussurro al ladro, «non si fidi dei banchieri, questi sì che possono essere dei gran ladri!»
Ladro: «Quali condizioni, scusi?»
Direttore: «Uhm… potrei concederle l’1% sui depositi su un conto corrente con movimenti gratuiti… e, beh, al costo mensile di soli 200 Euro.»
Ladro: «Cosa?! Ma questa è una rapina!»
Robezio: «Un furto bello e buono!»
Tizio: «Visto, che le dicevo? Sono dei ladri, i banchieri.»
D’improvviso fa irruzione nella filiale un gruppo di agenti delle Forze dell’Ordine, uno dei quali intima: «Signori, restate tutti quanti fermi! Siamo stati chiamati in base alla segnalazione di una rapina in corso in questa banca… chi è il ladro?»
Ladro, Tizio, Robezio: «LUI!»
Direttore: «Uh?! Io? Ma che dite? No, aspettate… c’è un equivoco…»
Tizio: «Equivoco? No, guardi, quelle vostre condizioni sono veramente inequivocabili
Direttore: «No, aspettate… aspettate!» Gli agenti ammanettano e portano via il direttore della filiale nel mentre che, tra il sollievo generale dei presenti e nella conseguente confusa distensione, il ladro fugge via.
Tizio: «Ehi! Aspetti! Ho qui ancora il suo portafoglio!»
Robezio: «Gli hai fregato il portafoglio? Sei un ladro!»
Tizio: «Io? Che vuoi da me? Era solo una dimostrazione del significato di… di come… bah, lascia stare. Forza, andiamo a consegnare il portafoglio alla Polizia. Anzi, un attimo… e quello che dovevi fare qui?»
Robezio: «Mmm… fa nulla. Credo che cambierò banca.»
Tizio: «Ah, ok. Ti capisco. Magari cambi pure idea sulle rape.»
Robezio: «E tu sulle cervella fritte.»
Tizio: «Sticazzi! Mi fanno schifo, inesorabilmente.»
Robezio: «Tsk, non capisci nulla.»
Tizio: «Mappiantala!»

Come Marica Branchesi

Be’, se potessi ritornare piccolo, direi che da grande mi piacerebbe diventare una persona come Marica Branchesi.

Altro che tutte quelle mezze cartucce che i media ci propinano come “vip” (minuscolo sì) ma le cui “opere” quotidiane mi sembrano meno importanti di quelle del paracarro di granito in fondo alla mia via!
Come Marica Branchesi, invece. Ecco.

(Se non lo sapete già, cliccate sull’immagine per conoscere il perché.)