Sul crocifisso nelle scuole

Da agnostico, anticlericale ferreo, sbattezzato della prima ora e da difensore della più autentica libertà di fede e di manifestazione della spiritualità personale, sapete che vi dico, riguardo il crocifisso nelle scuole? Se lo tengano pure appeso, ma sì!

Tanto, è ormai da tempo diventato un mero gadget propagandistico-commerciale svuotato di sacralità per colpa innanzi tutto di chi se ne fa contrassegno, la cui presenza non impedisce di certo alla scuola pubblica di essere comunque laica come deve essere per propria missione fondamentale in ogni paese realmente civile. Anzi, il crocifisso è diventato il simbolo lampante da un lato dell’arretratezza culturale nella quale la società italiana langue inesorabilmente, dall’altro dell’arroganza di chi lo usa per i propri biechi fini di propaganda politica e ideologica, per la quale la stessa “difesa delle tradizioni cristiane” è una buona scusa per preservare i propri poteri e privilegi senza (quelli credono) doverne rendere conto. In pratica, usano la fede nel divino per pretendere che si abbia fede in loro, nascondendo dietro la prima le nefandezze generate dalla seconda. Una cosa alquanto blasfema, a ben vedere.

Se ne resti pure lì appeso il crocifisso, ribadisco, per ricordare a chiunque su quale enorme base di ipocrisia si fonda l’Italia ancora oggi, anno 2019 dopo Cristo (e suo malgrado). Tanto, la vera spiritualità e la più autentica fede cristiana se ne stanno ben lontane da queste trovate così meschine.

(L’immagine in testa al post è tratta da https://www.teachdontpreach.ie/)

Voto ai sedicenni, un’ennesima ipocrisia politica

E con la questione del voto ai sedicenni, rieccoci negli ambiti della più viscida e ipocrita politicaggine itaGliana, alla quale non importa affatto che i ragazzi votino due anni prima della maggiore età ma interessa che votino per la propria parte, magari passando prima per un bell’indottrinamento web-social-mediatico che li renda “eroi” se il voto è quello preteso ovvero li tacci di immaturità se il voto va agli altri.

Una questione assolutamente falsa, anzi falsata, insomma: ne è prova lampante il fatto che, negli anni, tutti i partiti hanno proposto una tale riforma del sistema elettorale, da “destra” a “sinistra” (virgolette necessarie, già), nel contempo scandalizzandosi quando la proposta veniva dalla parte opposta. Eh no, “cari” (virgolette quanto mai necessarie!) politici, in verità a voi non frega nulla di conoscere il parere dei sedicenni e di lavorare anche in base alle loro indicazioni, a voi interessa solo di usare i sedicenni per preservare il più possibile il vostro sistema di potere, punto. E siete talmente arroganti da credere che vi possano votare, voi che in modalità assolutamente bipartisan da lustri non fate nulla o quasi per garantire un mondo e un futuro migliore a quei ragazzi, a partire dal presente – dalla scuola, ad esempio: di come il paese spenda sempre meno per l’istruzione ne ho parlato giusto qualche giorno fa, qui.

Alla fine, dunque, non è nemmeno una questione di far votare o meno i ragazzi già dai sedici anni – il dibattito presenterebbe numerosi aspetti considerabili e controversi, dal fatto che, qualcuno sostiene, non si possono far votare studenti che a quell’età, nel normale ciclo di istruzione scolastica, non hanno ancora studiato nemmeno la Costituzione Italiana, all’evidenza che, desolatamente, sovente si dimostrano più maturi i ragazzi di sedici anni dei loro genitori di quaranta e più anni, come sta dimostrando bene anche il movimento Fridays for Future. Ma, appunto, il problema non è farli votare o meno: il problema è (e resta sempre) chi votano, quali personaggi e di quale caratura politica che poi pretendono di rappresentarli in Parlamento.

È questo il problema fondamentale, e grave visto lo stato di fatto. Irrisolvibile, forse.

(L’immagine in testa all’articolo è tratta da https://www.avlive.it/article/voto-ai-sedicenni-al-via-il-dibattito)

Una cosa sempre e comunque inammissibile

È passato un paio di settimane e il cittadino medio se n’è già sostanzialmente dimenticato – sapete quanto molte persone abbiano la memoria corta se non cortissima, da queste parti – mentre io (e spero tanti altri) più passano i giorni e più mi diventa sconcertante e imbestialente che oggi, anno 2019, in Italia, paese che si considera tra i più “avanzati” del pianeta, vi siano individui, cittadini comuni e persone “normali”, di quelli che ti puoi trovare al fianco al bar la mattina o davanti a te in coda alle Poste, che apostrofano altri con espressioni come «ebreo di merda» e cose del genere.
E che lo possano fare senza minimamente subire conseguenze – ne loro e nemmeno quelli che gli ispirano comportamenti di questa risma.
Sconcertante. Spaventoso. Inammissibile. Almeno finché il paese voglia definirsi “civile” – sempre che, appunto, non sia che una vuota definizione, ormai.

L’avessero fatto in Germania, paese dalla storia totalitaristica recente e paragonabile a quella italiana, avrebbero passato guai serissimi. Qui invece, nonostante esistano delle norme giuridiche al riguardo con relative pene, ovviamente ci si gira dall’altra parte e si fa finta di nulla o quasi, salvo qualche solidarietà a chi quelle ingiurie le subisce che, nel concreto, valgono come il due di picche.

Io, a quei “cittadini comuni”, comminerei dieci anni di servizi sociali. D-i-e-c-i, non uno di meno. E a chi per essi rappresenti un palese ispiratore, decreterei l’interdizioni perenne dai pubblici uffici.
Perché va bene tutto, è diritto di chiunque manifestare il proprio dissenso a chicchessia anche in maniera dura ma sempre logica, educata, civile. Se tali condizioni elementari e basilari non vengono rispettate, se addirittura il loro riferimento ideologico più diretto è considerato un crimine punito dalla legge, si è nell’ambito della più alta pericolosità sociale: un pericolo che va eliminato nel modo più rapido e netto possibile prima che i danni cagionati diventino irreversibili.
Punto.

(L’immagine in testa all’articolo è tratta da https://www.ilpost.it/2019/09/15/gad-lerner-insultato-pontida-lega/)

La politica dei rutti

Ecco, un’altra cosa rispetto alla quale resto sempre più basito è come sia possibile che molti i quali s’interessano alla politica italiana contemporanea e che lo facciano con apprezzabile vitalità intellettuale – che non siano dei poveri mentecatti, in parole povere, come tanti di quelli che poi palesano questa loro “dote” pubblicamente, sui social o altrove – possano accettare senza reagire un tale dibattito politico così infimo, vuoto di sostanza, infantile, maleducato, rozzo, banale oltre che ipocrita e non di rado violento. E, soprattutto (anche se pare che sia la cosa che conti di meno, al riguardo), un dibattito totalmente incurante dei pur gravi problemi del paese e ugualmente inadatto a trovarvi efficaci soluzioni, ma soltanto funzionale alla difesa delle proprie posizioni di potere e agli interessi connessi.

Siamo ben oltre la mera retorica politica, quella che poi si esprimeva – si diceva un tempo – in “politichese”, il quale quanto meno era un linguaggio che non diceva nulla ma lo diceva bene. Qui siamo ormai alla gara di rutti da bettola di infima specie, se non ancora oltre. Un lessico anticulturale e anticivico che erompe dalle pance e parla alle altre pance sodali, vantandosene per giunta. Oppure – e così torno a ribadire la mia più solida convinzione in merito – l’effluvio di un organismo istituzionale morto ormai da tempo, che dunque mai nelle parole attraverso cui si manifesta potrà palesare una qualche forma pur residua di vita politica. Amen.

P.S.: la vignetta in testa al post è del 2009 – dieci anni fa, già. Per dire come, altra cosa tutta italiana, nel paese i problemi non si risolvano mai ma vengano sempre resi la “normalità”, così aggravandoli sempre più ma con sempre meno coscienza di ciò.