Il futuro del web? Comincia lunedì in RADIO THULE, su RCI Radio!

Il web, ovvero il mondo virtuale nel quale sempre più “viviamo” ovvero ci “manifestiamo”, giorno dopo giorno, tra social network, siti d’informazione e di influencer marketing, negozi on line, piattaforme multimediali a interattività sempre maggiore… Ma in verità dove sta andando, il web? Come si sta evolvendo? Facebook ha cominciato il suo declino? Che social network monopolizzerà la rete nei prossimi anni? Quanto ancora oltre rispetto ad ora si spingeranno la multimedialità e l’interattività degli utenti con il web? La TV per come la conosciamo oggi ha gli anni contati?
Temi tanto intriganti quanto importanti, questi, dei quali si disserterà nella prossima puntata di RADIO THULE, lunedì 5 novembre alle ore 21 in FM e streaming su RCI Radio, con un ospite prestigioso e qualificato
Save the date e occhio al blog, che a breve ne saprete di più!

Su Instagram

Comunque, ogni tanto pubblico qualcosa anche su Instagram – la foto qui sopra, ad esempio, che ho “intitolato” Is there anybody over there? – visto che ho un profilo pure su tale social e visto che – nonostante non lo capisca molto, ma è una cosa mia, eh! – dicono (gli esperti di web) sia il social più in, ora e per i mesi a venire, alla faccia di Facebook o Twitter, social ormai (dicono sempre quegli esperti) “da vecchi” e dunque “superati”.

Il mio profilo è qui. Dategli un occhio, così forse Instagram mi sembrerà più comprensibile, lo “capirò” un poco di più, insomma.

…Ma continuiamo a chiamarli “social network”!

Dròga: dall’oland. droog = ang.sass. dryg, ingl. dry, a.a.ted. trock-an e trucch-an, mod. trock-en, arido, secco. Alcuno nota però come esistevano nel celto, e precisamente nel cimb. drwg, bass.bret. droug, drouk, irl. droch, voci esprimenti e in generale cosa cattiva, come per ordinario sono al gusto gl’ingredienti medicinali.

(Vocabolario Etimologico Pianigiani, 1907-1993.)

[Il termine] lo recano dal persiano drogua, “frode”, perché le droghe spesso adulterale, e con esse fatturansi cibi e bevande.

(Dizionario della Lingua Italiana Tommaseo-Bellini, 1861-2015.)

[…] Si registrano sempre più casi di dipendenza che, nel caso dei social network, si basano sui soliti meccanismi che regolano le classiche dipendenze già conosciute (es. quelle da sostanze come alcol, droghe, ecc.), come quelli del piacere e della soddisfazione. Inoltre, si va incontro ai fenomeni già ben noti di tolleranza/assuefazione (il bisogno di aumentare il tempo in cui si sta connessi per arrivare a provare la stessa soddisfazione), astinenza (intenso disagio psico-fisico se non c’è possibilità di farne uso) e craving, cioè pensieri fissi e desiderio incontrollabile. A proposito dell’astinenza, è stato coniato un termine apposito, nomofobia (dall’inglese “no-mobile”), o “sindrome da disconnessione”, che si verifica nei soggetti dipendenti quando non possono collegarsi ad internet per svariati motivi (non c’è linea, c’è sovraccarico, hanno lasciato a casa lo smartphone, hanno la batteria scarica, ecc.) ed è caratterizzata da sintomi di ansia e panico, per la paura di non aver più informazioni o rimanere soli.

(Federico Betti, Dipendenza dai social network, Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva, Firenze.)

P.S.: che popolazioni antiche come i Celti e i Persiani avessero già i social network e ne avessero intuito il reale “valore”?

Tempo (nuvoloso?) di Libri

Ah.
Dunque questo giovedì comincia la seconda edizione di Tempo di Libri, la fiera dell’editoria di Milano “avversaria” del Salone del Libro di Torino?

M-mm.
E com’è che non ne sta parlando quasi nessuno?

Che i “milanesi” stiano preparando un altro bel buco nell’acqua, a tutto (e rinnovato) vantaggio del Salone torinese?
Uhm…

In ogni caso, continuo a pensare che due saloni dell’editoria pressoché speculari, in Italia, hanno lo stesso “senso” di due motoscafi lunghi 50 metri in un piccolo lago di montagna. Uno è già troppo o quasi, insomma, visto pure la tendenza costante di quel laghetto a perdere acqua, quando invece dovrebbe colmarsene ben di più… figuriamoci due!