
I terrazzamenti si trovano un po’ ovunque l’uomo ha avuto a disposizione terreni in pendio, ed è stato costretto a questa opera di rimorfologizzazione per aprire i suoi campi, attenuarne le pendenze sia per ridurre lazione dilavante delle acque meteoriche sia per meglio esercitare le varie pratiche agricole e guadagnare spazio… Nel complesso è tutto un succedersi di campi, simile a una grande gradinata, o a una gigantesca architettura che umanizza il paesaggio, senza tuttavia intaccare la grandiosa sacralità della montagna; quasi un paramento che ne addolcisce il corpo gigantesco, il quale termina in alto con le cime innevate, intatto dominio della natura.
[Eugenio Turri, L’occhio del geografo sulla montagna. Scatti e pensieri di Eugenio Turri, Cierre Edizioni, 2007, pag.45.)
Eugenio Turri non ha bisogno di presentazioni, se non rimarcare quanto sia (stata) una figura fondamentale, in senso assoluto, per chiunque si occupi di paesaggi, geografie, territori, luoghi e mondi abitati dall’uomo.
D’altro canto bastano queste sue parole per manifestare il valore fondamentale del suo pensiero, il cui oggetto in tal caso sono i paesaggi terrazzati ma in verità il tema di fondo è proprio quello della trasformazione del territorio montano – l’umanizzazione, come Turri diceva – da parte delle genti che nel tempo lo hanno abitato e vissuto. Parole nelle quali è chiarissimo un concetto fondamentale e imprescindibile nell’interazione uomo-territori-natura: il senso del limite. Che c’è sempre, a tutto c’è un termine e un dovere di non andare oltre anche per il Sapiens dominante e iper tecnologico: è lì dove l’opera dell’uomo diventa sempre meno armonica ai luoghi e più invasiva, più distruttiva, piò offensiva nei confronti della montagna.
Semplice e umanissimo buon senso in fondo, no?
Eppure, ancora oggi, quanti interventi dell’uomo, di natura meramente speculativa e consumistica, se ne fregano bellamente di qualsiasi senso del limite pretendendo di modificare, dominare, svilire, distruggere anche le cime dei monti per di metterle a valore e ricavarci tornaconti?

Eh sì, fino a un po’ di anni fa, con meno tecnologia, meno pretese (e tanta fatica in più) il rapporto era equilibrato. Oggi, nessuno, o poco, rispetto
E pensa che oggi con quelle stesse cose da te citate, inclusa la tecnologia che può aiutare moltissimo, faremmo progressi incredibili al riguardo. Invece utilizziamo tutto quanto per peggiorare la situazione e non tanto al paesaggio quanto a noi stessi. Che SIAMO paesaggio.
Il rapporto uomo-natura inteso in senso lato è sempre stato conflittuale e alla fine la natura l’ha sempre punito.
Esatto… ma l’uomo, che anche da Sapiens resta un bambino un po’ (tanto) somaro, non riesce proprio a imparare la lezione.
Purtroppo è così. Non impariamo mai la lezione
Buonasera Luca,
restando nell’ambito dell’argomento trattato nell’articolo ma ristretto alle montagne di casa, mi piacerebbe conoscere la sua opinione sul progetto di realizzazione di una nuova strada agro-silvo-pastorale che collegherà Morterone con i Piani d’Erna attraverso la “selvaggia” Val Boazzo. Tra Natale e Capodanno il comune di Lecco ha affidato lo studio di fattibilità per un importo di circa settantamila euro.
Grazie per l’attenzione.
Buonasera,
so della questione ma non ancora abbastanza per ricavarne un’opinione articolata. Ma io e altri siamo già in attività per raccogliere tutte le informazioni al riguardo dalle istituzioni coinvolte. Dunque la aggiornerò quanto prima. Grazie!