Avrete certamente letto sui media, o sentito/visto sulle radio-TV, della chiusura per qualche ora, ieri (e non solo ieri), dei siti archeologici vesuviani causa “assemblea sindacale” (QUI un elenco di notizie in merito), e converrete con me che di fronte a tale ennesimo episodio di genialità tutta italiana, c’è veramente poco da commentare.
Ovviamente, non sono in discussione ne i sacrosanti diritti dei lavoratori, ne quelli dei turisti che giungono lì da tutto il pianeta non certo per trovarsi davanti un cancello chiuso e una motivazione che a loro probabilmente parrà incomprensibile. Fatto sta che, non potendo discutere ne l’una ne l’altra cosa, ovvero non potendo mai discutere di nulla, in Italia, dacché salterà sempre fuori qualcosa che vanificherà in bene o in male l’efficacia della discussione, nel concreto finisce per essere perennemente in discussione il buon nome del paese – sempre che ce ne sia ancora uno e alla faccia di tutti quanti si riempiono la bocca, prima, ora e in futuro, di “patrimonio artistico”, di “tesori storici e culturali”, di “difendiamo al cultura” e tutto il resto. Parole che puntualmente, anche quando sono frutto di voci autorevoli, serie e volenterose, svaniscono rapidamente nel vuoto della realtà italica.
Pompei poi, lo sapete, bene, è “il” caso emblematico per eccellenza, sul merito. Ha ragione Christian Caliandro: “Pompei è l’autoritratto più efficace dell’identità collettiva italiana in questo momento: è lo specchio del nostro degrado, che riflette fedelmente quanto poco ci vogliamo bene. Ciò che potrebbe servire di più sarebbe forse proprio l’attuazione della (ventilata) procedura di cancellazione di Pompei dalla lista dei siti Unesco. Sarebbe uno shock salutare, l’occasione per rendersi finalmente e integralmente conto della gravità della situazione: un Paese che non riesce a garantire la minima conservazione, protezione e manutenzione del patrimonio ereditato dal proprio passato è un Paese che sta realmente mettendo in discussione il proprio futuro. Che si sta condannando all’impermanenza.” (Pompei, autoritratto italico, Artribune Magazine #16, novembre-dicembre 2013)
A ruota, mi viene da dare ragione pure a chi sostiene che sarebbe quasi il caso che Pompei tornasse a sparire sotto terra, come prima di essere scoperta e dissotterrata (gli scavi iniziarono nel 1748 per volere di Carlo III di Borbone) ovvero, paradossalmente, prima che venisse avviato il suo incubo, dacché in tal modo si conserverebbe molto meglio che ora, affidata a enti che dimostrano da decenni di non possedere alcuna buona capacità in tal senso.
Ancora una volta, a mio modo di vedere, il problema sta tutto nella totale mancanza di cultura pure in siti che sono cultura, e che cultura dovrebbero fare e trasmettere a chi li visita. Invece no: tutta la questione viene di nuovo ridotta su piani volgarmente materiali e bassamente politici, come se si avesse a che fare con la gestione di un grande supermercato o di un parco divertimenti nella cui conduzione prevalgano sempre e comunque diritti alquanto egoistici e grossolani, ancorché giusti e in parte condivisibili – ma, insomma, una cosa è e resta giusta quando non rende ingiuste altre cose con cui ha a che fare, no?
Da tutto ciò emerge l’impressione di un effettivo menefreghismo – ovvero, se devo essere più diplomatico, di una incapacità di comprensione del valore di ciò che si ha tra le mani – nei confronti del senso, del significato, del valore primario e dell’essenza culturale (senza citare poi il potenziale economico) di certe fortune che l’Italia si trova a possedere. Come se, appunto, Pompei fosse tale quale che un altro sito pubblico qualsiasi da aprire la mattina e chiudere la sera, e se qualcosa non funziona bene e va storto pazienza, c’è altro nella vita a cui pensare.
E’ e sarà sempre inutile istituire e mettere in atto “piani straordinari”, “strategie di rilancio” o altro del genere se verso ciò che va tutelato, rilanciato e sostenuto non ci sarà un autentico attaccamento, e altrettanta dedizione culturale – e intendo dire non legata a nozionismi e informazioni calate dall’alto (del tipo “Pompei va difesa perché così c’è scritto nella legge o nel decreto tot”), ma direttamente legata alla propria cultura, ovvero alla civiltà di cui si è parte e alla società che la anima: Pompei va difesa perché è la nostra storia ed è elemento formante la nostra identità nazionale, da mostrare con orgoglio ai turisti d’ogni dove. E’, in altri termini, ciò che ha affermato lo stesso Caliandro nel passo dell’articolo sopra citato, e tale dedizione deve esserci in ogni soggetto coinvolto, dalle istituzioni politiche (in primis) all’ultimo dei lavoratori come in ogni singolo cittadino, vero padrone del sito (se ce ne ricordassimo ogni tanto, eh!). Non è certo qualcosa che si possa ottenere da un giorno con l’altro, o in poche settimane o mesi. Ma è, credo e temo, l’unica via d’uscita, se non si vorrà finire come in altri ambiti italici nei quali i fantasmi più immondi del passato, che si credevano ormai dissolti, puntualmente tornano e pure più spaventosi di prima – Venezia e il suo Mose insegnano, giusto per restare in tema di tesori artistici e culturali italici gestiti in modo a dir poco opinabile.
Così bisogna agire, sperando di ottenere rapidamente buoni risultati ovvero augurandosi che il degrado e la conseguente rovina, materiale e morale, del nostro patrimonio culturale nazionale non risultino ancor più rapidi.
Tag: web
RADIO THULE, lunedì 23 Giugno: ultima puntata della stagione, ma con un ospite di PRIMO piano!
Un ospite d’eccezione per l’ultima puntata della stagione 2013/2014 di RADIO THULE, che andrà in onda lunedì 23 Giugno prossimo alle ore 21.00, live su RCI Radio: BENO, al secolo Enrico Benedetti, ingegnere elettrico specializzato in ottica, programmatore informatico, grafico, fotografo per l’agenzia ClickAlps, tecnico audio, corridore in montagna, alpinista, contadino e pastore per passione, ma soprattutto (e sarà il tema principale della puntata) fondatore, editore e redattore de Le Montagne Divertenti, una delle più belle riviste di montagna italiane.

Nata qualche anno fa per pura passione nei confronti delle montagne di Valtellina e Valchiavenna, LMD è divenuta col tempo una pubblicazione di notevole spessore culturale, il cui interesse si è presto ampliato da quello meramente escursionistico/alpinistico per abbracciare ambiti naturalistici, storici, sociologici, etnografici e antropologici, grazie alla collaborazione di ottime firme della cultura di montagna locale e senza mai perdere quel quid di divertimento, appunto, ovvero di grande e intenso piacere che solo la passione più genuina sa generare.
Una rivista, insomma, che susciterà interesse nel più assiduo frequentatore di montagne ma pure in chi preferisce la poltrona di casa ma ama apprendere tematiche culturali: da conoscere (per chi già non ne fosse lettore) su carta e, già da lunedì dunque, grazie a Radio Thule! In ogni caso QUI potete accedere al sito web della rivista e avere ogni altra informazione in merito.
Se avete domande da fare a Beno, sulla rivista, sulle montagne di Valtellina e sulla sua attività alpinistica, potete farle qui, a commento di questo post, oppure a luca@lucarota.it. Grazie fin d’ora per la vostra partecipazione, e appuntamento a lunedì 23 Giugno, ore 21.00, RCI Radio!
Per ascoltare RCI Radio:
FM nelle province di Bergamo e Lecco: 91.8 – 92.1
Streaming:
Standard: http://www.rciradio.it/
HD: http://rciradio.listen2myradio.com/
Player Android: Google Play
INTERVALLO – Torino (Italia), Libreria Maramay
Sapete che solitamente, in questa sezione denominata INTERVALLO (nome mutuato dal celebre e omonimo spazio RAI d’un tempo, come qualcuno avrà capito), pubblico post dedicati a luoghi consacrati alla cultura – letteraria ma non solo – particolarmente suggestivi e affascinanti.
Tuttavia, al di là della forma (architettonica) particolarmente bella, è inutile dire che di questi luoghi conta soprattutto la sostanza, il contenuto: e in tema di luoghi dedicati alla cultura letteraria le librerie sono tra quelli primari, per come sono presenti ovunque e accessibili da chiunque, ovviamente per l’acquisto di un buon libro, ma anche come mera presenza (e baluardo) culturale, appunto, nella nostra urbanità quotidiana.
Quindi, per questa sezione, la biblioteca fantascientifica della celebre archistar nella grande città ha in sostanza lo stesso valore della piccola libreria di quartiere, nella quale il mestiere di vendere libri è direttamente e indissolubilmente legato alla passione per i libri stessi da parte dei titolari.
Ancor più tale discorso può valere per una libreria dedicata ai libri per i lettori più giovani, come la Libreria Maramay di Torino, “per bambini e ragazzi da 0 a 18 anni” – come recita l’insegna: un luogo ove la lettura diventa un’esperienza a 360°, ricca di fantasia e creatività come lo sono quei libri e proprio come deve essere per i lettori più giovani – i più importanti, inutile rimarcarlo, dacché come scrisse Roald Dahl: “Se riesci a far innamorare i bambini di un libro di due, di tre, cominceranno a pensare che leggere è un divertimento. Così, forse, da grandi diventeranno lettori. E leggere è uno dei piaceri e uno degli strumenti più grandi e importanti della vita.”
Cliccate QUI per visitare il sito web della Libreria Maramay, oppure QUI per visitarne la pagina facebook. E grazie di cuore a Mara Maggiora per le immagini della libreria.
P.S.: ovviamente chiunque avesse da segnalare una libreria particolarmente interessante, suggestiva, inconsueta, affascinante o semplicemente perché è la propria libreria del cuore, può tranquillamente farlo – anzi, è caldamente invitato a farlo. Sarò ben felice di dedicarvi un post in questa sezione.
REMINDER! “Lucerna, il cuore della Svizzera”, Historica Edizioni, collana “Cahier di Viaggio”. In tutte le librerie e sul web.
Una “Casa Adozioni di Robot da compagnia”? Esiste, alla Galleria Evvivanoé di Cherasco, grazie a Massimo Sirelli
Venerdì scorso, 6 Giugno, alla Galleria Evvivanoé di Cherasco si è aperta una mostra parecchio particolare… La galleria infatti è diventata (e lo sarà fino al 2 Luglio) la prima Casa Adozioni di Robot da compagnia al mondo: qui trovano casa robottini orfani del progresso industriale, del consumismo, del merchandising, dei retro computer e della tecnologia in disuso.
Sono le creazioni di Massimo Sirelli, artista poliedrico nato a Catanzaro e che a Torino, nel cuore della città, ha scelto di installarsi e di dare vita a numerosi interessanti progetti. Per quest’ultimo, intitolato Adotta un Robot, ha creato personaggi vivi e pieni di sentimento, costruendoli pezzo per pezzo: una scatola di latta, il fanale di una bicicletta, una vecchia macchina fotografica… Se li si osserva bene già possiedono un qualche tratto “antropomorfo”. Lui riesce a vedere oltre, capisce l’anima degli oggetti e non riesce proprio a gettare via nulla: per tale motivo ha dotato le sue creature di un nome e una “carta di identità” con cui si possono presentare ai visitatori della mostra, che possono diventare i nuovi proprietari adottivi dei piccoli robot. «Sirelli si affeziona talmente alle sue creature» racconta Sara Merlino, direttrice artistica della galleria, «che poi non se ne separa facilmente. Vuole sapere dove andranno a vivere la loro nuova vita. E allora li da in adozione dai loro futuri proprietari. Perché vuole essere sicuro che i piccoli robots vengano accolti dal calore di una famiglia, in un luogo fatto per loro. Una sottile sfumatura forse che contiene in sé però tutta l’essenza del progetto “Adotta un Robot” e lo rende speciale e unico».
Una suggestiva commistione tra creazione artistica e consapevolezza ecologica, tanto semplice nella forma quanto significativa nella sostanza; inutile rimarcare l’importanza di una autentica presa di coscienza su quanto la nostra società produca e come sprechi cose la cui vita utile potrebbe ancora essere lunga. In fondo Sirelli va pure oltre a ciò, ridando vita a oggetti che sembrerebbero ormai privi di utilità e non solo, ma conferendo ad essi pure un valore artistico, dunque di senso superiore a quello di tante cose dotate di funzionalità quotidiana, con in più un quid di visione ludica che non guasta affatto, ma accresce la suggestione generale del progetto.
Cliccate sull’immagine per saperne di più, o visitate QUI la pagina facebook di Evvivanoé Esposizioni d’Arte.

