Nell’ex stalla di una tipica cascina lombarda del Seicento è stata inaugurata nel 2004 la nuova sede di uno dei più bei luoghi pubblici di Milano dedicati ai libri e alla lettura, la Biblioteca Chiesa Rossa. La ristrutturazione ha recuperato l’architettura originaria in modo da creare una sospensione tra interno ed esterno grazie alle ampie vetrate sul parco che la circonda e ai portici coperti che ben si prestano, nella bella stagione, alla lettura e allo studio come alle varie manifestazioni culturali proposte. Gli scaffali in alluminio e legno e gli arredi moderni e colorati che la completano, creano un mix d’effetto tra tradizione e modernità.
La collocazione della Biblioteca in un ambiente ex rurale, oggi contiguo al Parco Agricolo Sud Milano, connota la struttura di una spiccata sensibilità per questo particolare contesto. Ogni anno a maggio diventa così la sede di un convegno socio-gastronomico che intreccia la riflessione sul cibo e sul linguaggio per rafforzare la coscienza alimentare e culturale dei consumatori. Cliccate sulle immagini per visitare le pagine web della biblioteca nel sito del Comune di Milano.
Ho acquistato uno di quei meravigliosi televisori al plasma ultrapiatti – bellissimo, prodigioso, ha uno spessore di due centimetri o forse neanche, una meraviglia della scienza; lo schermo, liscio più che fosse fatto d’acciaio, è più nero del nero, penso proprio per la sua composizione, per ciò di cui è fatto: un nero così profondo e puro credo non lo si possa trovare così facilmente da nessun altra parte… E ho spuntato anche un ottimo prezzo, per via di una promozione in corso… L’unica cosa è che ho dovuto discutere a lungo, quasi litigare, col commesso, che assolutamente non mi voleva vendere il televisore senza il telecomando… Ma scusi – gli dicevo – glielo pago a prezzo pieno, mica le chiedo uno sconto! Anzi – addirittura sono arrivato a proporgli – se vuole, vista la sua intransigenza, glielo pago anche qualcosa di più, se ciò serve a convincerla… Quello scuoteva la testa, ha chiamato il responsabile del negozio così che fossero in due a scuotere la testa, ma alla fine hanno ceduto, levando dalla confezione del televisore il telecomando (che, peraltro, può essere loro utile come ricambio per un altro guasto…) e facendomi pure un piccolo sconto sul prezzo – di loro iniziativa, sia chiaro… Così, mi sono portato a casa quel meraviglioso oggetto nero che più nero non si può: proprio così lo volevo, così nero, grande e piatto… Ho tirato fuori la mia vecchia valigetta delle tempere e ci ho dipinto sopra una delle più belle fotografie dello spazio profondo che abbia mai visto, ritrovata su di un libro di astronomia: innumerevoli stelle sullo sfondo nerissimo che solo lo spazio ha, e che solo nello schermo ultrapiatto di quel televisore acquistato mi è sembrato di rintracciare… E in più mi pareva che essere io a dipingere quel cielo stellato così bello – e non, magari più semplicemente, riprodurre quella fotografia e ricavarci un ingrandimento, un poster… – me lo rendesse ancora più vicino, più “mio” in qualche modo, nella sua sublime bellezza… Sono molto orgoglioso, ora, a rimirarmelo lì appeso in soggiorno… – poi così piatto, lo schermo, che non mi ingombra nemmeno, assomigliando proprio ad una finestra che dia direttamente sulle profondità cosmiche…”
Questo è un brano tratto da LA MIA RAGAZZA QUASI PERFETTA (Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2010, ISBN 978-88-96838-03-7, Pag.120, € 12,00, illustrazione di copertina di Vittorio Montipò), il primo romanzo con protagonista il folle personaggio di Tizio Tratanti – un nome (e cognome), un programma, come intuirete bene! Cliccate sulla copertina del libro qui accanto per avere ogni altra utile informazione sul romanzo (dove acquistarlo, come, articoli, recensioni, segnalazioni e quant’altro…), e non dimenticate anche il secondo romanzo di quella che, alla fine, sarà una trilogia, ovveroCercasi la mia ragazza disperatamente! Buone letture!
(Immagine tratta da https://boscafelife.wordpress.com/)Leggo spesso sul web interessanti elegie riguardanti il self-publishing e gli allettanti vantaggi offerti dall’autoedizione letteraria all’autore del terzo millennio rispetto a ciò che può offrire il 99,9% degli editori. Addirittura il self-publishing s’è guadagnato un proprio adeguato spazio nell’ultimo Salone del Libro di Torino, con un incontro (griffato Amazon!) nel quale alcuni autori indipendenti hanno rilasciato i propri consigli su come autopubblicarsi e promuovere le opere così prodotte al meglio. Ovviamente leggo anche di prese di posizione contrarie sulla questione, ma senza dubbio lo stato quasi cadaverico dell’editoria italica, e l’etica professionale assai evanescente che sovente presenta, rende piuttosto allettante nella mente dell’aspirante scrittore-con-titolo-edito-in-curriculum la scelta di fare da sé. Lo capisco, sotto certi aspetti.
Lo capisco, sì, come – valutando le circostanze e contestualizzando gli elementi che ne traggo – capisco che ancora oggi vi possa essere gente che pensi che la Terra sia piatta, tuttavia non lo ammetto. Così come, mi spiace, ma non posso proprio ammettere il self-publishing, ovvero: capisco che rappresenti un sistema di pubblicazione di testi scritti alternativo alla classica filiera editoriale, ma non posso ammettere l’uso che tanti, troppi fanno di esso, e le motivazioni che adducono a sostegno di tale loro scelta.
Tra di esse si annoverano il controllo totale sul proprio lavoro senza interferenze altrui (ma pensare che se uno ti consiglia di usare quella copertina piuttosto che quell’altra è perché magari ne sappia più di te, no?), il controllo quasi totale dei diritti sul venduto, al netto della percentuale per la piattaforma di stampa e/o di distribuzione (già, perché autopubblicandoti speri ardentemente di diventare milionario!), i tempi tecnici ridotti (voglio il mio libro subitooooo!), le spese assolutamente basse da sostenere… Ma la motivazione principale a sostengo del self-publishing, alla fine, è da sempre quella che non serva (non servirebbe) l’imprimatur di un editore “vero” per poter diventare, ed essere considerato, uno scrittore. Certo, di scempiaggini in forma di libro parecchi editori, sia grandi che piccoli, ne pubblicano a iosa. Ma quanti autori indipendenti sanno veramente autoresponsabilizzarsi al punto da far vagliare attentamente i loro scritti da gente che se ne intenda veramente (e mica dalla mamma o dalla morosa o dal cugino professore o dall’amico d’infanzia!) prima di decidere di pubblicarli, ovvero prima di cedere alla voglia matta di vedersi il proprio libro, con il proprio nome e cognome stampato in copertina a caratteri ben visibili, tra le mani?
Inoltre: il voler pubblicare ad ogni costo (siamo sinceri, è questa in fin dei conti la base del self-publishing e la sua fortuna!) non è in principio la stessa cosa? Alla fine, allo scrittore che vuole essere tale non interessa che vi sia un editore (sovente sconosciuto, poi) dietro la sua opera: interessa l’opera, il libro, il tomo cartaceo o digitale da mostrare in giro e sul web. Il poter dire “io ho scritto un libro!” – senza poi perdere troppo tempo nello spiegare come lo si è pubblicato, ovvero in base a che sostanziali elementi critici, letterari ed editoriali. Il farsi self(ie)-publishing, in pratica: l’importante non è scrivere, è mostrare il libro scritto agli amici e sui social. E sentirsi finalmente assunti nel celestial empireo degli scrittori. “Scrittori”, già: perché poi, scrivere un libro significa essere scrittori, la regola diffusa e condivisa è questa. Non autori, scrittori. Vabbè.
Insomma: convincetemi che in tema di self-publishing non possa essere valida la ben notateoria delle finestre rotte, se potete. Che vale, e lo dico da subito, con l’editoria tradizionale – anzi, vale soprattutto con la grande editoria, coi suoi libroidi che non hanno alcun valore letterario imposti come mode irrinunciabili e venduti come fossero detersivi al supermercato – e dunque non vedo perché il self-sublishing ne sarebbe immune. Non vedo perché possa salvarsi dal modus vivendi e operandi imposto dalla società contemporanea – apparire, mostrarsi, esibire, ostentare, pavoneggiarsi, far sapere in ogni modo di esserci (per non sentirsi fuori dal giro (?), emarginati, ignorati, con troppi pochi “like” sui social… self(ie)-publishing, appunto! – proprio il sistema di pubblicazione editoriale più semplice, immediato e meno filtrato che sia disponibile oggi, cioè il più affine alla società liquida contemporanea. Perché pure nell’editoria tradizionale ci saranno tantissimi vetri rotti, ma tutto sommato – soprattutto tra gli editori indipendenti – resta qualcuno in grado di poterli sostituire o quanto meno riparare. Nel self-publishing, invece? Il giudizio dei lettori? Uh, sai cosa può interessare a quei tanti che si credono pronti per il Nobel letterario soltanto perché hanno scritto qualcosa – ovviamente ritenuto un capolavoro assoluto!
Eppoi, diciamoci la verità: cos’è tutta ‘sta foga di voler scrivere, e ancor più di dover pubblicare su supporto solido cartaceo (che alla fine si vede sempre meglio che un mero e inevitabilmente virtuale ebook) in ogni modo possibile ciò che si è scritto? Che senso ha, se poi dobbiamo considerare che in giro non vi sia un’analoga foga di voler leggere? Ma a questo punto non crediamo – tutti quanti, sì – che pure l’impegno per la conservazione delle risorse naturali del pianeta, in special modo quelle boschive così terribilmente sfruttate per ricavarne carta poi utilizzata in modo parecchio discutibile, sia un’azione profondamente nobile e lodevole?
Tutto ciò, ribadisco per concludere, sapendo perfettamente che un sacco di editori – o pretesi/presunti tali – sono degli emeriti cialtroni, almeno in numero proporzionale a quello degli scrittori – o pretesi/presunti tali. Ma questo, in ogni caso, è un altro discorso.
Questa sera, quindici giugno duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #16 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “La materia, o ciò che rimane del suono”, e ospite prestigioso in studio Tiziano Milani, con la sua nuova opera Materia (Storie da ciò che rimane).
Tra i più apprezzati compositori elettroacustici italiani – o sound designer, come egli stesso si definisce – in questa puntata Milani ci presenterà il suo nuovo lavoro, una materia sonora (parlare semplicemente di “musica”, qui, sarebbe estremamente riduttivo: ascoltate per credere!) colta in origine nel suo stesso ambiente naturale e poi considerata, meditata, esaltata fino a evidenziare l’essenza più profonda, la quale in tal modo risuona di ciò che abbiamo intorno ma spesso non siamo più capaci di sentire, quando invece dovremmo imparare di nuovo non solo a sentire ma (soprattutto) ad ascoltare.
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!
passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi che passan via sui sassi e sui selciati della via in forza del far due passi o quattro passi o mille passi in compagnia a mo’ di contrappassi di gaie passeggiate sì per dir “facciam due passi” o di afflitte processioni per drammatici trapassi ma comunque passi avanti a oltrepassare transitorie impasse e non dover tornar sui propri passi o peggio non cadere in passi falsi come sono i tuoi che ora passi come se t’illuminassi dei fari fissi d’una scena e l’ego tuo sorpassi con passi da gigante che fracassi ogni cosa col suo passare assai pesante ma che con gli stessi passi non andasse certo molto avanti e per ciò sappi che non passi tanto tu oltre i momenti di alti e bassi entro cui qualsiasi vita pare appassire come le vie in questa città tra sovrappassi e sottopassi ove si passa sui propri passi tra il gran fracasso quotidiano e il denso chiasso d’un mondo urbano alquanto scosso da grossi e bassi formalismi che paion fossi entro cui inciampasse anche il passo più sicuro e s’intoppasse e s’incagliasse la passione che ancor reagisse o almen tentasse all’inevitabile anafilassi verso un presente spesso fesso ossia incrinato tra indefesse fesserie ed illogiche ossessioni quali Beckett altresì narrò nel proprio “Passi” ossia il collasso del consesso quotidiano che s’inscena sull’indiscussa messinscena che esibisce questa città ove io passo e anche tu passi e tutti passan coi propri passi ed i pensieri più o meno fissi verso i nessi della propria vita e l’incessante speme che tutto passi come il tempo passa e nulla si fissi o s’affossi o si sconquassi nell’essenza dell’esistenza entro cui passiamo per il mondo con la prassi dei nostri assidui ed incessanti passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi
Passi (cliccate sull’immagine in testa al post per vederlo nella sua versione originale) è uno dei componimenti di The City of Simulation | La Città della Simulazione: 14 poesie audio-visuali su CDr, un progetto di Luca Rota – io, sì! – e Tiziano Milani – da pochissimo uscito con il nuovo lavoro Materia (storie da ciò che rimane) – prodotto da Setola di Maiale e pubblicato nel 2010, ma assolutamente attuale nelle sue tematiche e nelle visioni offerte, siano esse in forma sonora o letteraria.
14 poemi audio-visual, intorno e dentro il concetto di città. 14 Mp3 e 14 Jpeg, che vanno a formare un tutt’uno, suono/testo. Oltre tre ore di musica, ed infinite letture/riletture che s’interrogano sulla valenza della forma città odierna.(…) Opera coraggiosissima, di elevata qualità, e inusuale concezione. Potrebbe esser additata da esempio nel futuro.
Potete leggere QUI tutte le informazioni in merito, oppure visitare il sito del progetto e, se lo ritenete meritevole, acquistare il CD direttamente dal sito di Setola di Maiale, una delle migliori etichette indipendenti italiane, in campo artistico/musicale e non solo.