Diversivo. Distrazione. Fantasia. Cambiamento di moda, di cibo, amore e paesaggio. Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Senza cambiamento, corpo e cervello marciscono.
[Foto di Ryan McGuire da Pixabay, rielaborata da Luca.]
Durante i primi momenti che vivo in una città, nella quale non sono mai stato prima, mi ritrovo sempre impegnato, anche in modo inconscio, a cogliere quanti più dettagli possibile del nuovo luogo con cui devo interagire, a determinare riferimenti potenzialmente familiari, a individuare e definire quelle coordinate, a cui pensavo poco fa, che mi possano far sentire via via meno perso e più in sintonia con il luogo. Dettagli inizialmente comuni con quelli del mio ambiente quotidiano o noti per cognizione diretta; poi altri meno soliti ma riconducibili ai primi o da essi derivabili e subito dopo altri ancora che possa rapidamente riconoscere come consueti e identificanti il luogo in cui mi trovo. Infine ulteriori magari del tutto avulsi alla mia sfera vitale e intellettuale ordinaria, ma coi quali possa credere di rapportarmi, anche in modo univoco e spesso sulla base di mere congetture o fantasie ma comunque in grado di costruirmi, oltre a una geografia dell’animo ‒ quella dell’anima si può formare solo dopo permanenze ben più prolungate e stanziali ‒ una sorta di personale semantica dell’ambiente d’intorno e di ogni cosa che lo compone: un significato che mi dia una definizione, un dato certo, un punto fisso ovvero un riferimento da utilizzare come segnavia. Magari poi tra solo due giorni mi sentirò come a casa qui, oppure mi sentirò un pesce fuor d’acqua finito su una brace rovente. Tuttavia è un processo mentale che mi si installa regolarmente, e finora credo mi abbia aiutato: a non sentirmi smarrito, in primis, ma appena dopo – e in modo poi preminente – a intercettare e cogliere l’essenza del luogo in cui mi trovo, la sua anima, la parte più intima e urbana ovvero antropologica […]
Nel frattempo, e nonostante tutto, Tellin’ Tallinn è in viaggio, come potete constatare qui sopra (fateci clic). E mi auguro possa far viaggiare anche voi, in questo periodo di forzata sosta domestica. Come sostengo sempre, il viaggio vero è quello che possiamo fare in primis dentro di noi, portandoci dentro il mondo… perché i viaggiatori sono il viaggio, ecco.
Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita da marzo 2020 in tutte le librerie e nei bookstores on line.
Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg.
Sarà che, nuovamente, mi ritrovo a cercare o a contemplare, le fattezze di Vanja in qualsiasi cosa mi si palesi davanti e in particolar modo a ciò che è forma e sostanza di questa città, così che ogni sua parte bella, dal minimo dettaglio alla grande visione d’insieme, io creda che sia tale proprio perché in qualche modo metafisico riproduce la sua bellezza, il suo fascino, l’attrazione irresistibile attivatasi quella notte e mai venuta a mancare – altrimenti non sarei qui, ora. Oppure, dalla parte opposta, sarà che tutti questi turisti vaganti sui selciati vissuti e tra le austere mura secolari di un luogo che, pragmaticamente, rappresenta per loro solo una tappa del viaggio, della vacanza, della settimana o due di relax e di svago dal solito tran tran – solito e forse monotono, piatto, avvilente oppure apprezzabile e interessante ma sempre e comunque ordinariamente quotidiano – una tappa e giammai una meta, un punto di arrivo o di ritrovo ergo di ripartenza, se non di rinascita… Sarà questo o altro, ma constatare quanta bellezza, nascosta eppure presente e suadente, di questa città sfugga ad essi come a tanti altri, è qualcosa che trovo piuttosto triste, se non quasi seccante.
Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita da marzo 2020 in tutte le librerie e nei bookstores on line.
Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg.
Me ne sto qui, più o meno nel centro della piazza, a guardarmi intorno, come se ne fossi il fulcro, il perno sul quale la piazza e la città tutt’intorno ruotino. Osservo ogni cosa: i profili dei tetti delle case che la contornano, il baluginio della luce sui vetri delle finestre, le insegne dei locali, la trama del selciato pietroso, le persone che transitano, le loro traiettorie random cercandovi algoritmi di moto, le loro movenze, espressioni, sguardi, atteggiamenti. Gioco con lo sguardo, ridefinisco ad ogni istante la dimensionalità esteriore del luogo e parimenti quella interiore che mi si genera, dentro in modo da rendere percepibile e comprensibile la mia presenza in essa.
Il viaggio dev’essere avventuroso. «La gran cosa è muoversi,» dice Robert Louis Stevenson in Travels with a Donkey, «sentire più da vicino le necessità e gli intralci del vivere; scendere da questo letto di piume della civiltà, e trovare sotto i piedi il granito del globo, sparso di selci taglienti». Le asperità sono vitali. Tengono in circolo l’adrenalina. L’adrenalina l’abbiamo tutti. Non possiamo eliminarla dal nostro organismo o pregare che evapori. Privati di pericoli, inventiamo nemici artificiali, malattie psicosomatiche, esattori delle tasse, e, peggio di tutto, noi stessi, se siamo lasciati soli nella stanza singola. L’adrenalina è la nostra indennità di viaggio. Tanto vale consumarla in modo innocuo.