Venerdì per il futuro (ovvero: non ci resta che Pippi Calzelunghe!)

Oggi, un po’ ovunque nel mondo, gli studenti scendono in piazza per uno dei Venerdì per il futuro (Fridays for Future) più grandi mai organizzati, al fine di protestare contro la sostanziale inerzia dei governi nei confronti dei cambiamenti climatici, degli effetti conseguenti e delle azioni atte a contenere il riscaldamento globale causato dalle attività umane.

Sapete bene che tali proteste sono ispirate e guidate da Greta Thunberg, la ragazzina svedese che nell’agosto dello scorso anno avviò il proprio “sciopero scolastico” per piazzarsi fuori dal Parlamento Svedese con il cartello “Skolstrejk för klimatet” divenuto ormai iconico. In questi mesi su Greta si è scritto e detto molto, nel bene e nel male: c’è chi la vede come un’eroina dei nostri tempi, meritevole del Nobel per la Pace, e chi sostiene sia manipolata da “poteri forti”, “lobby ecologiste” e cose simili.

Per quanto mi riguarda, la questione non credo sia Greta Thunberg e perché faccia ciò che fa. In tema di azioni politiche e cambiamenti climatici si può discutere quanto si vuole; riguardo ai dati scientifici comprovati da un numero ormai incalcolabile di riscontri, potrebbero discuterli solo un cretino o un criminale. Dati i quali, peraltro, affermano senza alcun dubbio che il mondo di domani sarà tremendamente più problematico di quello di oggi, che lo è giù più di quello di ieri. E il mondo di domani sarà il mondo di chi oggi è giovane, ovvero di quegli studenti che si stanno mostrando ben più sensibili degli adulti contemporanei, sovente menefreghisti riguardo il clima.

Per ciò, ribadisco, non conta tanto chi sia Greta Thunberg o cosa faccia e perché lo faccia: conta che siano i giovani ad assumere la consapevolezza più piena e attiva sul pianeta di domani, sul clima che avrà, sulla necessaria resilienza, sul futuro che li aspetta. Non è per nulla scontato e banale affermare che, oggi più che mai, il mondo è nelle loro mani. Anzi, il mondo deve essere messo nelle loro mani, perché noi adulti, una volta giovani ancora ignari di ciò che stava accadendo al clima e dunque inconsapevolmente disinteressati alla questione – col bieco bene placito dei governi di allora, “padri” di quelli di oggi – noi adulti abbiamo purtroppo dimostrato di non essere in grado di garantire un buon futuro al nostro pianeta. Dunque, appunto, la speranza è che lo sappiano fare i giovani di oggi, per il loro bene di adulti di domani ma, soprattutto, per il bene dell’intero pianeta e di ogni cosa vive su di esso.

La speranza è che i giovani di oggi sappiano essere tanti Pippi Calzelunghe, la ragazzina – svedese come Greta Thunberg – creata da Astrid Lindgren, libera, anarchica, ribelle, creativa, solidale (nonché fortissima, tanto da saper sollevare un cavallo), e ben più intelligente e saggia degli adulti, per questo capace di dare agli adulti stessi delle illuminanti lezioni di vita. Esattamente come Greta è stata suggestivamente disegnata dalla connazionale manga-artist Linda Anderssson / Neva – come vede nell’immagine in testa al post. Perché, nella situazione climatica in cui siamo, e con i governi che ci ritroviamo – salvo rari casi –, solo Pippi Calzelunghe ci può salvare, ecco.

Bollettino dell’apocalisse (nevosa)

Aggiornamenti dall’apocalisse

La situazione, qui, è sempre più catastrofica. La strato di neve al suolo ha ormai raggiunto i 5 centimetri, superando addirittura quello della forfora sulle spalle di certi individui.
Si segnalano i primi casi di assideramento di automobilisti rimasti all’aperto per diverse ore senza riuscire a capire come montare le catene sugli pneumatici delle loro auto, mentre ad alcune persone pervicacemente nostalgiche del clima estivo che ancora giravano con bermuda e infradito verrà definitivamente amputato il cervello.
Nel frattempo le Poste hanno fatto sapere che, conseguentemente ai disagi in corso, gli smarrimenti della corrispondenza o le consegne a destinatari errati potranno subire dei ritardi; è invece regolarmente in corso il recapito della posta inviata per le festività natalizie. Del 1986.
È passato un bus delle linee pubbliche alla cui guida c’era uno yeti che sosteneva che Reinhold Messner non esiste, mentre un convoglio di Trenord è transitato in perfetto orario, e ciò denota l’inusitata drammaticità della situazione.
Un sicario della malavita, posto un tale clima polare, nel timore di non avere più il sangue sufficientemente freddo per lavorare ha tentato il suicidio sparandosi ma sbagliando la mira (e per ciò affliggendosi ancora di più). Persino i pusher sono disperati: avevano chiesto più “neve” per soddisfare le richieste dei propri clienti, ma intendevano l’altra!
Infine, per far fronte ad una imminente nuova avanzata dei ghiacciai, assai probabile con il persistere della situazione climatica in essere, molti comuni stanno offrendo agevolazioni per l’apertura di gelaterie.

Se non leggerete più altri bollettini simili, sarà perché la situazione è migliorata oppure perché saremo stati sepolti da una valanga caduta dalla fioriera di un balcone.

“The big snow”?

I meteorologi hanno detto che da stasera nevicherà. Ma non una nevicata tanto per nevicare, no: la grande nevicata, una bomba di neve, the big snow
Apocalisse, armageddon, cataclisma polare!
Il panico si sta diffondendo un po’ ovunque. I social già traboccano di faccine sgomente, disperate, urlanti. Qualcuno sta pensando di barricarsi in casa accumulando provviste per i prossimi sei mesi, altri si sono bardati che nemmeno Amundsen al Polo Sud, altri ancora stanno cercando su Amazon dei cingoli da poter montare sulle proprie auto al posti degli pneumatici. Qualcuno più ottimista degli altri non si perde nemmeno un programma di cucina alla TV – prima che the big snow faccia scomparire il segnale – nella speranza che diano qualche ricetta per cucinare la carne di foca o di tricheco. Ovviamente non mancano quelli particolarmente idioti che, a fronte di siffatte previsioni catastrofiste, ironizzano sul cambiamento climatico e su dove “sia finito” – pensate che uno di questi l’hanno addirittura eletto presidente della più grande superpotenza del pianeta!

Insomma, manca poco alla fine del mondo, causata da una roba impensabile, inconcepibile, inaudita: nevica, d’inverno!
Una cosa assurda, vero? Non potrebbe nevicare d’estate, invece, che così fa caldo e il disagio sarebbe minimo, eh? Ma tu guarda ‘sti cambiamenti climatici, gli scherzi che ci tirano!

Già, i cambiamenti climatici. L’alterazione del clima ma forse, prima e ancor di più, dell’intelligenza di molte persone.

P.S.: e se invece “the big snow” finisse per rivelarsi una nevicata del tutto ordinaria, anzi, pure esigua?

Riscaldamento globale, raffreddamento cerebrale

Due postille personali riguardo la topica apparsa sulla copertina de Il Messaggero dello scorso 5 gennaio, sulla quale in numerosi hanno inesorabilmente ironizzato e polemizzato (qui il sito Butac.it riassume bene la vicenda, inclusa la smentita assai ambigua diffusa dal quotidiano il giorno dopo):

  1. Tra gli innumerevoli figli che la madre dei cretini sforma a getto continuo e, a quanto pare, con crescente frequenza, qualcuno è stato assunto come titolista nelle redazioni dei quotidiani italiani;
  2. Che una tale scempiaggine possa apparire sulla prima pagina di un quotidiano nazionale, senza che nessuno si renda conto della sua tragicomicità, è uno di quegli episodi che, insieme a troppi altri, mi rende assai pessimista sulla reale capacità di comprensione, da parte di molte persone e dell’opinione pubblica in generale, della situazione di cambiamento climatico-ambientale in essere e della portata concreta delle sue conseguenze.

Insomma, non solo non si “allontanano” per nulla i timori per il riscaldamento globale, ma si avvicinano sempre più quelli per il raffreddamento cerebrale di certi individui ovvero per l’ignoranza in diffusione pandemica dacché ben coltivata in tal senso – scientemente o meno.

Il negazionismo climatico sia un crimine contro l’umanità

In tema di cambiamenti climatici e di conseguente drammatico stato di fatto nel quale ci ritroviamo, a fronte dei ripetuti appelli provenienti da più parti scientifiche, culturali e istituzionali (ultimo è quello dell’Istituto Superiore di Sanità) tutti quanti concordi nel sancire la massima urgenza d’intervento per evitare la catastrofe (sempre che il limite non lo si sia già superato, ovviamente), vi sono leader politici di nazioni sovente grandi – dunque assai impattanti sul clima mondiale – che ancora insistono nel non considerare grave la situazione in essere quando non negano che cambiamenti climatici tanto drammatici siano in atto: gli attuali USA, il Brasile col suo nuovo presidente, l’Australia, la sempre ambigua Cina, eccetera. Ciò, nonostante non siano in ballo meri interessi economici o politici ma la nostra stessa vita, ovvero il futuro della razza umana su questo nostro pianeta – l’unico che abbiamo a disposizione, è bene ricordarlo soprattutto a quelle opinioni pubbliche (italiana in testa) che invece sembrano abbastanza menefreghiste sul tema o, quanto meno, del tutto superficiali.

Posta tale drammatica realtà, io credo che se l’ONU fosse un’organizzazione seria e realmente dotata di capacità d’influenza sui governi che ne fanno parte e, in generale, sul presente del pianeta, per di più come organizzatrice delle conferenze COP sul clima (la numero 24 è in corso proprio in questi giorni a Katowice, in Polonia) dovrebbe necessariamente compiere due passi giuridici complementari e fondamentali:

  1. Istituire il reato internazionale di negazionismo climatico a carico dei poteri politici e istituzionali che se ne fanno portatori, per di più inserendolo tra quelli legati ai “crimini contro l’umanità” posto il danno che quelle posizioni politiche, e le azioni che sovente ne derivano, causano concretamente o potenzialmente all’intera popolazione mondiale.
  2. Mettere al bando con la massima risolutezza governi, leader politici e altri soggetti affini che, appunto, sostengano posizioni di negazionismo climatico e promuovano azioni concrete che ignorino i dati scientifici sul cambiamento climatico e sulle conseguenze in corso.

Ecco. Ribadisco: a mio parere queste dovrebbero non solo essere risoluzioni nodali da assumere ufficialmente a livello globale, dunque di ineluttabile competenza dell’ONU, ma pure azioni più che necessarie, direi indilazionabili, vista la situazione che ci troviamo e ci troveremo ad affrontare – e siamo solo all’inizio di essa, per giunta.

Oppure, continuare a fare spallucce, far finta di nulla, felicitarsi che nel bel mezzo dell’inverno vi siano 20° e, magari, pure dare credito e sostenere i suddetti leader politici negazionisti. Per poi finire tutti quanti malissimo, tra vent’anni suppergiù. Che sarebbe poi la sorte più equa e meritata, nel caso.