Sarà, ma a me la decisione di tenere le scuole chiuse per maltempo, così solite e tipiche delle nostre italiote parti, mi pare una scempiaggine pari a quella di continuare a chiamare “Burian” un vento che si chiama Buran.
B-U-R-A-N, senza quella “i”!
Il diritto allo studio scolastico e alla frequentazione ordinaria di un luogo deputato ad esso, per principio non deve essere mai negato – semmai soltanto in occasione di eventi climatici realmente eccezionali (e non è affatto il caso di questi giorni) o altri gravi impedimenti – prevedendo per le circostanze come quella attuale attività didattiche alternative per gli studenti che possano essere presenti in modo da non danneggiare quelli che effettivamente non lo possono essere. È un principio tale e quale a quello – ribadisco, metaforizzando – per il quale nessuno può negare il moto di un vento che giustamente soffia dove e come vuole nonostante quelli che nemmeno sanno come si chiami realmente. Ecco, sovente ho l’impressione che forse nemmeno quelli che impongono certe decisioni sanno veramente cosa significhi “scuola”, né tanto meno quanto sia necessaria l’educazione ai più naturali seppur fastidiosi disagi.
Be’, a questo punto speriamo non torni l’era glaciale, altrimenti ci ritroveremo una società di analfabeti ignoranti!
(L’immagine in testa al post è tratta da Roma Today. Cliccateci sopra per leggere l’articolo correlato.)

Giusto a proposito di “
Oltre a rilevare la quantità di polveri sottili che respiriamo quotidianamente nei nostri paesi e nelle città, sensori analoghi dovrebbero rilevare la quantità di parole stolte e inutili emesse in aria che udiamo ogni giorno, fissando similari limiti da non superare per preservare l’incolumità pubblica. Perché se di frequente le prime ci soffocano saturando i polmoni di sostanze nocive, pure le seconde molto spesso ci soffocano riempiendo la mente di colossali scempiaggini, e la nocività è diversa nella forma ma, per certi aspetti, non meno letale nella sostanza.
Qualche giorno fa ho avuto l’ennesima conferma che il traffico intenso sulle strade e le code di autovetture sono fenomeni governati da leggi fisiche che sfuggono a qualsiasi determinazione logica. Già.
