Primo giorno d’autunno

(Photo credit: Murray Foubister – https://www.flickr.com/photos/mfoubister/15103087623/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=51743515)

Sto già leggendo sui social non pochi commenti di gente che si dice “depressa” perché oggi è il primo giorno di autunno, e magari dalle loro parti c’è pure brutto tempo.

Be’, devo dire che leggere di questa gente depressa per un momento dell’anno che in verità è tra i più belli, luminosi e ricchi di vitalità che ci siano (basta aprire gli occhi, la mente e il cuore per vederli, lasciando stare i soliti idioti luoghi comuni sulle foglie che cadono eccetera), è veramente deprimente. Ecco.

 

I disonesti

In questa nostra società nella quale così tanti si vantano d’essere e di fare i disonesti, verso gli altri e con se stessi, nelle piccole cose come nelle grandi, civilmente, moralmente, intellettualmente, bisogna sempre più palesare con forza e sbattere in faccia a quelli la propria massima onestà.
Si verrà messi al bando, forse, appunto perché di questi tempi e in certe situazioni il mostrarsi onesti equivale a mostrarsi idioti o tutt’al più sprovveduti ma, nel caso, sarà uno stato di “solitudine” (solo apparente, peraltro) che equivale a una condizione di salvezza. Infatti i disonesti, in quanto tali, non riescono nemmeno a comprendere la realtà dei fatti nella quale stanno, ne rifiutano la visione, fanno finta di nulla – disonesti in primis con se stessi, ribadisco – ed è inevitabile che, prima o poi, ne finiscano per essere travolti, vittime inesorabili della loro stessa disonestà e del conseguente ambiente deviato che si sono costruiti intorno.

Ecco.

E, dal mio punto di vista, è un disonesto anche colui che butta il mozzicone di sigaretta in terra lungo la pubblica via col cestino della spazzatura a pochi metri di distanza, per dire.

(L’immagine in testa al post è tratta da qui.)

A fare a meno della bellezza

Quando una società si allontana dalla bellezza, che dell’arte è una delle facce, inizia la decadenza. Quando un individuo pensa di poter far a meno dell’etica e della bellezza che ne è inseparabile compagna inizia la morte vera, quella spirituale.

(Photo credits: Ale3me – Opera propria, CC BY-SA 4.0)

(Franco Battiato, intervista di Luca Valtorta e Roberto Mattioli su “XL – La Repubblica” nr.81, 8 novembre 2012.)

Chiara Ferragni – Unpost-logic

Inizi di settembre: Chiara Ferragni – Unposted, il docufilm su una delle più famose “influencer” in circolazione, viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Risultato: distrutto dalla critica, più o meno ferocemente ma senza distinzioni.

(Solo) due settimane dopo: Chiara Ferragni – Unposted esce nelle sale cinematografiche italiane, prima di andare in streaming su Amazon Video. Risultato: subito primo al botteghino, con mezzo milione di Euro incassato solo nel primo giorno.

Ha ragione il direttore de “Il PostLuca Sofri: siamo nell’era della post logica, del sempre più evidente trionfo di un bispensiero orwelliano all’italiota, e in effetti pure il successo di una pellicola come quella su Chiara Ferragni poco prima del tutto stroncata dalla critica parrebbe basato sullo stesso principio, ovvero su una illogicità apparentemente inspiegabile se non con l’ormai inesorabile ricorso al tema dell’analfabetismo funzionale pandemico.

Tuttavia, a pensarci bene, il successo di Chiara Ferragni – Unposted è invece una delle cose più logiche e lineari, a mio parere. Lo è perché si basa sullo stesso principio in base al quale Ferragni stessa è divenuta ciò che è. E non è affatto, questa, una forma di disprezzo di lei, del suo personaggio e di ciò che fa, anzi: sotto molti aspetti si rivela una persona estremamente intelligente e scaltra nell’aver intuito – forse “incidentalmente” ma tant’è – e poi sfruttato una strada per la gloria che si è rivelata innegabilmente efficace. Il problema, insomma, non è lei che ha percorso questa strada, semmai il problema è la strada e ciò che ha intorno. In altre parole, è un po’ come vi regalassero un pacco regalo ben confenzionato, con una carta bellissima e un gran fioccone rosso, dicendovi chiaramente che comunque è vuota, dentro di regali non ce ne sono e voi comunque ne gioite come bambini perché ciò che conta è la scatola, mentre il regalo, vabbé, chi se ne importa!
Ma come? E che “regalo” è, allora?
Ovvero: andare al cinema a vedere Chiara Ferragni – Unposted perché ciò che conta è andarci, non conta più ciò che si vede, nonostante – altra illogicità ma a suo modo sempre molto “logica”, vedi sopra – a breve sarà disponibile alla visione in streaming comodamente da casa propria. Non conta più nemmeno Chiara Ferragni in sé, in fondo, se non come input all’atto della visione.

È il solito e per molti aspetti complicato principio del contenitore che diventa contenuto, lo stesso poi sul quale si basano largamente anche i social network e tante altre cose della nostra epoca contemporanea. Della quale Chiara Ferragni è figlia assolutamente legittima, senza alcun dubbio.

La poesia è una cosa seria! (reload)

poesia

(Ogni tanto mi ritorna sotto gli occhi questo vecchio articolo, così che ogni volta lo rileggo e mi dico: be’, lo devo ripubblicare. Non ha perso nulla del suo valore, anzi, e ciò perché nel frattempo i sempre troppi pseudo-poetucoli in circolazione con le loro “non poesie” non hanno guadagnato nessun valore, anche minimo. Nulla. E temo mi toccherà ripubblicarlo ancora, in futuro, almeno finché non verrà inserito nell’ordinamento giuridico il reato di attentato all’arte poetica. Ecco.)

La poesia è una cosa seria!
(Adversum versus et poetastrus da strapazzum)

Fatemelo dire con la massima forza,
Sì che penetri pur ne la più dura scorza:
La poesia è una cosa alquanto seria,
porcaccia di quella lurida miseria!
Non è un mero scribacchiare versi
Per sommi e gran poeti credersi!
Non è un infilar solo parole amene
Disposte lì come viene viene…
La poesia è dell’animo l’essenza,
La più pura voce della coscienza…
E’ la scrittura che si tramuta in magia,
Tra mente e cuore la massima armonia.
La via più retta che porta alla bellezza,
Di un sogno avveratosi l’ebbrezza.
E’ l’immenso illuminarsi d’un mattino,
Ed è un dolce naufragar marino…
E’ il continuo uscir a le stelle rivedere,
Di parole altro che pur umana voce il risuonare.
E’ pioggia che cade su la solinga verzura,
Ma pure sulla faccia una ferita dura…
E’ la quintessenza della vita fatta lemma,
Giammai di bella scrittura una mera summa!
Ordunque basta, poetucoli da strapazzo,
Col vostro verseggiare vacuo e rozzo
Che è soltanto un’abbellita prosa! –
Una gora lessicale acquitrinosa…
A voi un impiego nelle miniere di Sardegna
Auspico, o quanto meno come taglialegna
Nelle foreste della taiga Siberiana
A raggelar tal vostra fregola kafkiana!
Poesia è suono, tecnica, struttura,
Serve studio denso, di un’arte così pura,
E dell’essenza d’essa consapevolezza,
Per evitar di travisarne la bellezza.
Poeti non ci improvvisa, poeti non ci si crede,
Umili cultori semmai, di tale intensa fede.
E’ una cosa seria la poesia, assolutamente.
Se non sapete farla non fatela, definitivamente.

Avete capito?
Bene, ho finito.